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martedì 17 maggio 2011
Giuseppe Giammarinaro, accusato di condizionare la giunta di Salemi

L’ex deputato regionale siciliano Giuseppe Giammarinaro, a cui oggi Polizia e Guardia di Finanza hanno sequestratro beni per circa 35 mln di euro, avrebbe tentato di “cooptare fidati soggetti tra imprenditori, medici, operatori sanitari e dirigenti dell’allora Asl di Trapani, cosi’ da costituire un sodalizio informato, in particolare ma non soltanto, allo scopo di ottenere il controllo di una serie di strutture di assistenza convenzionate con la stessa Asl di Trapani, collegate tra loro da una rete di insospettabili prestanome”. E’ quantro scrivono gli inquirenti nel provvedimento del sequestro.

L’obiettivo di Giammarinaro, secondo Polizia e Guardia di Finanza sarebbe stato quello di “infiltrarsi nella struttura amministrativa della sanita’ locale e nella pubblica amministrazione regionale, per ottenere il sistematico controllo di ingenti rimborsi, ma anche di determinare le nomine di manager e dirigenti sanitari nei vari plessi ospedalieri, cosi’ da garantire un tornaconto elettorale e, soprattutto, assicurare il favore amministrativo per autorizzazioni sanitarie, cospicui contributi conseguenti alla stipula delle convenzioni con la Asl e, quindi, in ultima analisi imporre i desiderata del gruppo politico legato all’ex onorevole regionale presso la macchina amministrativa e politica della Regione Sicilia”. Sono stati individuati vari prestanome i quali, formalmente figuranti quali soci e amministratori di societa’ operanti nel campo delle attivita’ assistenziali e parasanitarie della provincia di Trapani, “di fatto e scientemente ne hanno consentito l’occulta gestione di Giammarinaro”, scrivono gli investigatori, “all’epoca sottoposto al regime della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno”.

Dall’inchiesta che ha portato al sequestro di 35 milioni all’ex deputato regionale Giuseppe Giammarinaro, viene fuori anche il suo tentativo di condizionare l’attivita’ del Comune di Salemi (Trapani), amministrato da Vittorio Sgarbi. Una pressione realizzata, secondo gli investigatori, “attraverso la partecipazione occulta alle fasi decisionali piu’ importanti, avvalendosi della collaborazione di dipendenti e funzionari del Comune, nonche’ di assessori e consiglieri”. A questo proposito, la Dda di Palermo, nell’ambito delle indagini sulle numerose minacce anonime ai danni di Sgarbi, ha sottolineato come le risultanze investigative abbiano delineato un contesto ambientale in cui Giammarinaro “ha inciso in modo significativo su alcune delibere del Comune di Salemi”.

E’ cosi’ emerso il costante tentativo da parte dell’ex sorvegliato speciale – con obbligo di dimora proprio nella sua Salemi – di partecipare “occultamente alle fasi decisionali piu’ importanti”, ponendo in essere “un vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l’attivita’ amministrativa del Comune di Salemi”. Dalle intercettazioni e dalle altre indagini e’ infatti emerso che, una volta insediata la giunta comunale, l’ex deputato regionale “avrebbe addirittura partecipato, senza averne alcun titolo, a diverse riunioni della giunta, allo scopo di indirizzare le decisioni dell’organo amministrativo”. L’autorita’ giudiziaria cita le dichiarazioni rese al pubblico ministero dal fotografo Oliviero Toscani, ex assessore di Salemi, e il contenuto di una serie di telefonate intercettate, che fanno ritenere agli investigatori del tutto fondata l’ipotesi di “cogente condizionamento mafioso su una parte dell’attivita’ amministrativa”, allo scopo di conoscere e influenzare consiglieri e assessori comunali o direttive sui capitoli di spesa o nella nomina dei suoi funzionari. Giammarinaro avrebbe persino dato indicazioni per condizionare l’immediata assegnazione di un terreno agricolo, di circa sessanta ettari, confiscato all’esponente mafioso e narcotrafficante Salvatore Miceli, a favore di un soggetto da lui prescelto e non all’associazione antimafia Libera.

(ANSA e ADNKRONOS)



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