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lunedì 9 maggio 2011
In un articolo su repubblica.it, dal titolo “La sindrome dell’assedio”, Ilvo Diamanti parla di immigrazione (clandestina, aggiungiamo noi) e fa un paragone fra i muri caduti – quello di Berlino prima e ora quello del Mediterraneo – rapportandolo alle nostre paure di italiani e di europei verso gli “stranieri”. Un paragone suggestivo ma che non regge ad un esame appena più approfondito e che dimostra l’enorme ritardo di analisi che abbiamo nel Mondo Occidentale su questo gravissimo problema dell’immigrazione clandestina, non solo da parte di studiosi (pur attenti) come Ilvo Diamanti ma soprattutto da parte delle nostre cosiddette classi dirigenti.


Il paragone fra l’immigrazione dall’Europa dell’Est, prima, e quella clandestina dall’Africa – adesso – è improponibile per diverse ragioni, ma c’è un elemento che determina differenze abissali fra i due tipi di migrazione: il fatto che l’Africa, a differenza dell’Europa dell’Est, è un continente non solo poverissimo ma ampiamente  sovrappopolato e che ha avuto negli ultimi 50 anni una crescita demografica “s p a v e n t o s a” e incontrollata. Tanto è vero che, se si esaminano le cifre delle popolazioni interessate, i flussi migratori dall’Europa Orientale appaiono come bazzecole di fronte alla “bomba demografica” africana.


Vediamo qualche dato, tratto dall’Istituto pubblico nordamericano U.S. Census Bureau. L’Europa dell’Est (esclusa la Russia) aveva mezzo secolo fa una popolazione complessiva di 132 milioni di abitanti. Oggi gli stessi Paesi, a distanza di due generazioni, contano 152 milioni di abitanti. Se prendiamo invece l’Africa del Nord (Egitto, Libia, Marocco, Algeria, Tunisia) vediamo che la sua popolazione complessiva si è triplicata, nello stesso arco di due generazioni, passando da 56 a ben 167 milioni di abitanti e in territorio dove non c’è – a differenza dell’Europa Orientale – abbastanza terreno agricolo per sostentarli. Quindi, eccesso di popolazione, miseria e fame sono state le cause scatenanti delle rivolte in Nordafrica, dove – in seguito alla velocissima crescita demografica – il 60% degli abitanti ha meno di 29 anni d’età. Ma, ci chiediamo, perché tanti commentatori e studiosi autorevoli (compreso Ilvo Diamanti) non mettono mai nel dovuto rilievo questi aspetti? Forse perché i poteri contrari al controllo demografico (economici, politici, religiosi) incutono timore reverenziale?


Non parliamo poi del resto dell’Africa, che preme da Sud con la sua crescita incontrollata di popolazione come la lava di un vulcano che può esplodere da un momento all’altro. La cosiddetta Africa subshariana, infatti, aveva mezzo secolo fa 224 milioni di abitanti mentre oggi ne conta la bellezza di 870 milioni, nonostante venga regolarmente decimata dalle malattie e dalla fame. E sono in parecchi a chiedersi – almeno i più onesti intellettualmente, non offuscati da ideologie politiche o religiose – come facciano a sfamarsi.


In totale, dunque, la popolazione dell’intero continente africano è passata da 278 milioni, nel 1959, all’attuale miliardo e 39 milioni. Se non si pone subito un freno alla crescita demografica africana, a metà di questo secolo gli abitanti del “Continente nero” aumenteranno fino alla spaventosa cifra di 2 miliardi e 100 milioni di persone (proiezioni U.S. Census Bureau).


Questi soli dati bastano a spiegare le profonde preoccupazioni e le angosce manifestate dalle popolazioni europee, e a smascherare la malafede e l’incapacità delle loro classi dirigenti, siano esse economiche, politiche o religiose. Che non attuano l’unica politica ragionevole oggi possibile: e cioè chiedere ai Paesi africani un controllo demografico certo, in cambio degli aiuti finanziari e di sviluppo.


fonte





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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Come si può spiegare la posizione di chi afferma che si debbano accogliare tutti gli immigrati?

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