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domenica 17 aprile 2011

arrigoni 2 300x225 Vik, ritratto di Vittorio ArrigoniChi era Vik, l'attivista italiano rapito ed ucciso a Gaza City dal gruppuscolo salafita "Brigate Mohammed bin Moslama".Cos'era GuerrillaRadio, la sua creatura, sua fede, suo lascito. Raccontato da lui stesso.
La storia di Vittorio non comincia a Gaza, nel 2007, come tutti i siti ci raccontano. Inizia molto prima, in Europa dell'Est. Sono ancora gli anni 90 e il giovane ventenne di Cantù, figlio di un imprenditore dal cuore rosso (così lo definisce Vittorio) e una madre sindaco, parte per ciò che resta dei Paesi Sovietici. "Per lo più tramite l'ong IBO (associazione volontaria di ricostruzione post-bellica) ero a ristrutturare sanatori, gettare le fondamenta di nuove case per profughi di guerra, lavorare alla manutenzione di alloggi per senzatetto o portatori di handikapp."
Poi l'Africa: il Togo, il Ghana, la Tanzania. "Insieme alla ong Yap" lo vediamo impegnato "nella costruzione di community-center, centri sanitari, e in una cooperativa impegnata nella lotta contro il disboscamento della foresta alle pendici del Kilimangiaro".
Dopo le forti suggestioni africane, Vittorio si sente pronto per Gaza. "Presi atto che ero pronto per la zona di guerra. Ecco allora l'occasione con un campo di lavoro a Gerusalemme est organizzato dall'IPYL, la medesima esperienza di volontariato che costò la vita ad Angelo Frammartino. A Nablous, nel 2003,  entra in contatto con l'organizzazione di Josè Bovè; poi, nel campo profughi di Balata, inizia a lavorare con i volontari dell'International Solidarity Movement.

Nel 2007 l'arrivo nella Striscia con la "Free Gaza" e la "Liberty", le prime due imbarcazioni internazionali attraccate su questo lembo di terra dal 1967. Medici, provviste, attivisti di tutto il mondo per aiutare la popolazione massacrata dalla miseria dell'isolamento coatto. Le navi salpano per tornare a rifornirsi oltremare, ma Vittorio resta. I bambini giocano con il suo cappello da marinaio e lui ascolta, aiuta, denuncia ciò che vede a chiunque vuol sentire. Si prende una casa - tantissime son vuote, dopo i bombardamenti israeliani - e inizia la sua ultima avventura: GuerrillaRadio a Gaza.
"Il perchè di Guerrillaradio - il blog di Vittorio - si fomenta nella mia cella d'isolamento a Tel Aviv, nella quale fui recluso prima di subire un ingiusto processo la mia unica colpa essere attivista incoruttibile nel campo dei diritti umani". Era il 2008 e Vik fu arrestato per violazione del perimetro di Gaza: era a bordo di un peschereccio a tirare in barca le reti cariche di pesce, oltre i 3 chilometri dalla costa.
GuerrillaRadio racconta storie drammatiche come quella degli operai palestinesi morti nei tunnel della Striscia, più di 200 hanno perso la vita lì sotto, tra crolli e asfissia, per garantire rifornimenti minimi alla popolazione stremata. E se con molta probabilità in quei tunnel passano alcuni componenti dei razzi Qassam lanciati da Hamas verso le colonie israeliane, molti di più sono il cibo e le medicine trasportate sottoterra, a braccia, dai palestinesi verso la Striscia.
Vik narra i "bombardamenti chirurgici" dell'esercito di Tel Aviv; non solo quelli dell'0perazione Piombo Fuso di 2 anni fa, ma anche l'escalation di marzo 2011, ancora in corso. Il massacro della famiglia di Qdeah, 4 donne tra cui 2 bambine uccise in casa da un missile lanciato da un drone israeliano, è solo l'ultimo registrato sul suo blog, il 10 aprile. Tantissime altre storie, ascoltate e vissute negli ultimi tre anni, hanno portato a "Restiamo Umani", libro che raccoglie le esperienze di Gaza sotto l'assedio di Tel Aviv.  Il titolo è la "firma", la frase con dui Vittorio chiudeva ogni suo articolo.
Restiamo Umani. Soprattutto ora che lui non c'è più.
da: "Diritto di critica"





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