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martedì 12 aprile 2011

Dopo la relazione dei Carabinieri, che ha scoperto come l'eccedenza della produzione (su cui sono comminate le multe) sia dovuta ad accordi tra "controllati e controllori", gli allevatori ne hanno chiesto ragione ad Agea. Senza ottenere risposta. Neanche su come facciano i bovini a vivere fino a 83 anni


Il video dura dodici minuti. Solo guardandolo tutto si ha l’immagine della distanza tra due mondi che si incrociano: gli allevatori e la burocrazia. Si capisce bene al minuto 11, quando un allevatore veneto si sfoga con un Carabiniere: “Io ho le mani sporche di merda, faccio con passione il lavoro di mio nonno e di mio padre; ho una Opel del 92″. A sentirlo parlare tornano alla mente le immagini dei minuti precedenti, le Mont Blanc con il pennino d’oro nelle mani dei tre dirigenti di Agea, l’ente governativo che gestisce il fiume di miliardi che dalla Ue arriva in Italia per sostenere l’agricoltura nazionale. L’ente che ha il compito, tra gli altri, di comunicare a Bruxelles la produzione annua di latte del nostro paese e, se la quantità eccede quella riconosciuta e concessa dalla Comunità, scattano le cosiddette multe sulle quote latte. Multe che poi pagano gli allevatori, a colpi di pignoramenti.


I Carabinieri del Nac, come anticipato da Il Fatto Quotidiano (leggi l’articolo), hanno scoperto che in Italia non ci sono abbastanza bovini per giustificare le quantità dichiarate da Agea e che per far tornare i calcoli l’ente ha deciso, in accordo con l’agenzia ministeriale che deve gestire tra l’altro l’anagrafe bovina, di alzare l’età delle vacche da latte portandola fino a 83 anni. Quando la vita media è di massimo otto o nove anni.


Così gli allevatori sono andati a Roma, giovedì scorso, a chiedere ragione del rapporto. Ma come si vede dal video, non hanno trovato le risposte che cercavano. Seppure l’incontro con il presidente di Agea sia cominciato con un “siamo qui per ascoltarvi”, tra gli allevatori è rimasta forte la delusione.


“Ci limitiamo ad applicare le leggi”, ha detto il presidente di Agea Dario Fruscio. “E’ un rapporto dei Carabinieri di cui io non sono ufficialmente stato portato a conoscenza”, ha spiegato Fruscio stamani raggiunto telefonicamente. Ma non ha voluto rispondere sul perché l’età dei bovini è stata portata a 83 anni, né ha avviato un’indagine interna per dare seguito alla relazione dei Nac. Ha ribadito che sia superfluo: “E’ solo una relazione dei Carabinieri che non è stata portata ufficialmente a mia conoscenza e io devo fare riferimento alla norma di legge”.



Per gli allevatori la questione è diversa. E “fin troppo semplice: il problema è che i controllati e i controllori sono gli stessi; ci sono società collegate con Agea che raccolgono i dati, le elaborano e li consegnano ad Agea”. Quindi? “Quello che sosteniamo noi è che Agea ha agito dolosamente, in pratica ha alterato il numero delle vacche lattifere e serve solo ad avvalorare la produzione e le conseguenti multe dell’Unione Europea che le applica in base alle comunicazioni di Agea”.

Così promettono di proseguire la protesta. Stamani il Copagri (confederazione produttori agricoli) sono andati davanti Palazzo di Giustizia di Milano, dove il premier Silvio Berlusconi era in aula per il processo Mediaset, e in settimana torneranno davanti ad Agea. “Giovedì eravamo in duecento, prossima volta saremo cinquecento, poi mille: noi non molleremo, non molleremo”. Come i Carabinieri, ai quali la Procura di Roma ha chiesto un supplemento di indagine. La relazione, del resto, lascia una domanda senza risposta: da dove arrivano le tonnellate di latte in più che Agea dichiara come prodotto in Italia? O è plausibile che arrivi da bovini di 83 anni? Fruscio sostiene che la risposta sia data “abbastanza chiaramente”. Insistiamo. “Non intendo perdere tempo, mi lasci in pace”.



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