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giovedì 14 aprile 2011

Tagli alla spesa, revisione del sistema delle tasse USA, fine dei privilegi fiscali per i più ricchi. E’ il programma che Barack Obama ha annunciato dal podio della George Washington University, per ridurre il deficit pubblico americano di 4 mila miliardi di dollari nei prossimi 12 anni, e per tornare a vivere, ha detto il presidente, “compatibilmente con i mezzi a nostra disposizione”. Obama è apparso combattivo, teso soprattutto a contrastare l’annunciato piano repubblicano di tagli alla spesa per 5,8 mila miliardi di dollari. E’ un progetto che “non intende ridurre semplicemente il debito, quanto piuttosto minare il patto sociale alla base della nostra nazione”, ha spiegato.

Il discorso, 43 minuti trasmessi da tutti i maggiori network nazionali, è servito a Obama per inaugurare la campagna per le presidenziali 2012, che avrà ancora una volta nell’economia, e soprattutto nella necessaria riduzione dell’astronomico debito pubblico americano (14 mila miliardi di dollari) il suo tema centrale. Per il presidente si è trattato di equilibrare visione e realismo, investimenti e moderazione fiscale, fissando in modo netto le differenze che lo dividono dai repubblicani, dipinti ancora una volta come pericolosi radicali, pronti con i loro tagli a mettere in pericolo “educazione, sanità, qualità dell’aria, capacità di procedere sulla strada dell’innovazione”. Ma una parte consistente del discorso di Obama è stata rivolta a quel mondo progressista deluso dal suo “centrismo”, e che minaccia di restare a casa nel 2012. “L’immobilismo non è un’opzione possibile”, ha detto Obama, cercando comunque di rassicurare la sinistra. “Procederemo con lo scalpello, non con il machete”.

Lo “scalpello” dei tagli presidenziali si concentrerà quindi sui programmi considerati “meno produttivi” del Medicare e del Medicaid: 480 miliardi di tagli alla sanità entro il 2023, senza però intaccare in profondità un sistema di salute pubblica “che ha reso migliore questo Paese”. Ci saranno 400 miliardi di risparmi sulla spesa militare, e altri 770 miliardi di tagli in vari altri programmi interni. Un ulteriore risparmio sarà realizzato grazie ai tassi d’interesse più bassi, che arriveranno con la riduzione progressiva del deficit. Mille miliardi saranno poi la cifra realizzata grazie al nuovo sistema di imposizione fiscale, che nelle intenzioni di Obama cancellerà i privilegi per gli americani più ricchi, votati durante la presidenza Bush. “Non c’è nulla di serio in un piano che vuole ridurre il deficit spendendo mille miliardi di dollari in tagli alle tasse per milionari e miliardari”, ha detto il presidente, ancora una volta all’attacco contro l’agenda politica degli avversari repubblicani.

Con il discorso della George Washington University, Obama ha quindi fissato linee e limiti della proposta politica per la sua rielezione. Una proposta su cui si concentrano già le proteste e le polemiche della leadership repubblicana del Congresso. “Qualsiasi proposta di aumento delle tasse è un modo per non iniziare il discorso”, ha spiegato il leader della Camera John Boehner. E accuse a Obama e ai democratici di voler ancora una volta difendere il “big government”, sono venute dal leader repubblicano del Senato, Mitch McConnell. Se l’opposizione conservatrice appare prevedibile, e anticipatrice di una tra le campagne più feroci degli ultimi decenni, Obama deve però a questo punto guardare soprattutto alla sinistra democratica, che nelle ultime settimane appare sempre più nervosa e restia a impegnarsi a suo favore come nel 2008. Martedì il “Progressive Change Campaign Committee” ha pubblicato una petizione che nel giro di qualche ora ha ottenuto 40 mila firme. Nel documento è scritto: “Presidente Obama, se decidi di tagliare i benefici del Medicare e del Medicaid per me, i miei genitori, i miei nonni, o per le famiglie come la mia, non chiedere un penny del mio denaro o un’ora del mio tempo nel 2012”.

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