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mercoledì 20 aprile 2011
Michele Mazzarano in compagnia di Michele Emiliano
Un capolista chiacchierato, una candidatura per molti inopportuna, le lotte intestine al Pd pugliese e sullo sfondo lo scandalo della sanità regionale.

All’origine di tutto, però, una dichiarazione contenuta in un verbale della Procura di Bari: “Gli unici due politici pugliesi ai quali ho corrisposto tangenti sono Sandro Frisullo eMichele Mazzarano”. Così parlò Giampaolo Tarantini, che da settembre 2009 ha ricostruito davanti ai pm il giro di tangenti della sanità regionale. Era la metà di aprile dell’anno scorso, le parole dell’imprenditore finirono sui giornali (secondo i quali Mazzarano era indagato per corruzione), quest’ultimo si dimise da ogni carica di partito (all’epoca era il numero due del Pd in Puglia), rinunciò alla candidatura alle elezioni regionali, ma poi venne eletto lo stesso e passò nel gruppo misto come capogruppo di se stesso (prebende salve). In altre parole, basso profilo assicurato e nessuna esposizione mediatica.

Oggi, però, a distanza di dodici mesi dal suo presunto coinvolgimento nell’affaire Tarantini, Mazzarano torna a far parlare di sé: è il capolista del Pd alle elezioni comunali di Massafra, la sua città natale in provincia di Taranto.
Nel comune jonico di 32 mila abitanti – dove il centrodestra governa da una vita -, il centrosinistra è compatto intorno alla candidatura a sindaco del consigliere provinciale in quota Pd Vito Miccolis, sostenuto anche da IdvSelUdc e tre liste civiche. Ciò che fa notizia, tuttavia, non sono tanto le scaramucce da fine campagna elettorale, bensì la nuova discesa in campo dell’ex segretario regionale dei Ds.


Ad accendere il fuoco della polemica direttamente il presidente del Pd pugliese, ovvero il sindaco di Bari Michele Emiliano: “Questi sono i casi in cui mi vergogno del mio partito – ha scritto Emiliano su Facebook – Questo soggetto dovrebbe dimettersi da ogni carica politica ed andare a lavorare. Sarebbe la prima volta nella sua vita. Ha preso soldi da Tarantini e non può più rappresentare il Pd. Non capisco perché insistiamo a farci del male. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire. Prendere soldi da imprenditori fuori dalle regole che consentono il finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali è il più grave dei delitti politici ed il Pd deve stabilire da che parte sta”.
Parole durissime quelle di Emiliano, che quando parla di soldi per finanziare le campagne elettorali si riferisce ai diecimila euro che, secondo la ricostruzione di Giampaolo Tarantini, Michele Mazzarano avrebbe ricevuto dall’imprenditore in cambio di appalti, soprattutto nell’area ionica. Contattato dal Fatto, il sindaco di Bari ha preferito non ritornare sull’argomento, confermando in tutto e per tutto la sua presa di posizione.

Che il rapporto tra i due non sia mai stato rose e fiori, del resto, è testimoniato anche da un altro fatto a suo modo “storico”: due anni fa fu proprio Emiliano a scaricare sul politico massafrese la responsabilità di aver organizzato la famosa cena elettorale in cui far incontrare D’Alema e Tarantini, con lo scopo di ricambiare alcuni favori ottenuti.

Tornando ad oggi, diametralmente opposto il comportamento del segretario del Pd puglieseSergio Blasi, che appena saputo della sparata di Emiliano ha chiamato Mazzarano e il candidato sindaco del Pd massafrese per esprimere la sua vicinanza in questa fase delicata, promettendo di essere presente ad una manifestazione elettorale. Ma lui, Michele Mazzarano, come ha preso la dichiarazione incendiaria del sindaco di Bari? “Non è nuovo ad attacchi gratuiti nei miei confronti, ma questa volta lo querelo – ha detto al Fatto – Un anno fa ho appreso dai giornali di essere indagato, ma ad oggi non mi è stato comunicato nulla dagli inquirenti. Credo, invece, che Emiliano voglia ancora farmi pagare il mio sostegno a Blasi nella corsa alla segreteria regionale del partito”.

Candidatura opportuna? “Mi è stato chiesto dagli iscritti e dal gruppo dirigente del Pd di Massafra e ho accettato. La mia strada sarà quella che decideranno gli elettori”. In attesa del futuro (le urne), il presente conferma il dato storico: tra divisioni e scelte discutibili, il Pd riesce sempre a complicarsi la vita.

Dal Fatto Quotidiano del 20 aprile 2011






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