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lunedì 25 aprile 2011
La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha detto oggi che «I  detriti radioattivi e l'alta umidità stanno ostacolando le indagini dei robot nell'impianto nucleare di Fukushima Daiichi». La Tepco ha iniziato tra il 17 e il 18 aprile ad utilizzare robot telecomandati per esplorare i primi tre edifici dei reattori. Nell'edificio del reattore  2 l'obiettivo della telecamera del robot è stato immediatamente oscurato a causa dell'elevata umidità e i tecnici della Tepco pensano che il vapore che invade l'impianto arrivi dalla piscina di "soppressione" danneggiata del reattore, ma la televisione giapponese Nhk ha detto stamani che «Non hanno trovato un modo per risolvere il problema, in quanto il vapore può essere altamente tossico».

I robot sono entrati nel reattore 3 attraverso l'ingresso meridionale, ma il loro percorso è bloccato dai detriti. La Tepco sta valutando l'utilizzo di un altro robot che potrebbe rimuovere gli ostacoli che pesano fino a 100 kg. Nell'edificio del reattore 1 i robot sono stati in grado di avanzare 40 metri lungo la parete nord.

L'utilizzo dei robot era destinato a spianare la strada ai "liquidatori" per poterli far lavorare all'interno degli edifici contaminati per stabilizzare i reattori, ma come ammettono oggi anche i giapponesi «Le prospettive di successo restano oscure».

Il clima, come ormai spesso succede in questa lunghissima tragedia nucleare, è cambiato in poche ore: solo ieri pomeriggio la Tepco esultava perché, per la prima volta dopo il disastro, i robot erano  riusciti a scattare delle foto della parte interna degli edifici dei reattori 1, 2 e 3: una foto del primo piano dell'edificio del reattore 3 mostra un oggetto simile a un foglio appeso al soffitto e quelle che sembrano essere attrezzature per la movimentazione delle barre di controllo. La Tepco aveva  detto che «Non è possibile identificare se ci sono pozze d'acqua sul pavimento», oggi i robot hanno scoperto a loro spese che ce n'è più che troppa.

Ma le foto hanno rivelato anche una situazione inaspettata: l'area illuminata nella parte più interna dell'edificio, un ingresso per i veicoli e per portare macchinari di grandi dimensioni e materiale, ha una doppia porta d'ingresso che dovrebbe essere stata chiusa e che invece è spalancata, la Tepco ha detto di non essere in grado di determinare quando e come si è aperta. Inoltre le foto mostrano i robot che al primo piano dell'edificio del reattore 1 che percorrono un pavimento ingombro di quelle che sembrano macerie di cemento e macchinario che secondo l'azienda potrebbero essere una parte di un centralino. Il pavimento dell'edificio del reattore n 1 sarebbe stato asciutto. Nel reattore 2 i robot sono riusciti a scattare foto di qualche grossa tubazione, ma poi non sono stati più in grado di procedere perché un'umidità al 99% ha oscurato telecamere e macchine fotografiche. Anche nel reattore 2 non ci sarebbero pozze d'acqua sul pavimento.
A proposito di acqua, la Tepco ha annunciato che il livello di quella altamente contaminata nella centrale è sceso leggermente quando ha iniziato a spostare l'acqua altamente radioattiva nell' impianto interno per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Oggi alle 7 ora del Giappone il livello dell'acqua contaminata nel tunnel collegato al reattore 2 era di  un centimetro inferiore a ieri, il che equivale ad una riduzione di 210 tonnellate di acqua, pompata via ad un ritmo di 10 tonnellate all'ora. La Tepco punta a rimuovere 25.000 tonnellate di acqua altamente radioattiva fuori dai sotterranei delle turbine del reattore 2 e dal tunnel di collegamento alla struttura e assicura che l'attuale livello di pompaggio proseguirà per 10 giorni e più, poi aggiungerà altre pompe, per spostare 10.000 tonnellate di acqua irradiata da metà maggio.

Il problema è che la stessa Tepco ha ammesso oggi che i livelli di acqua contaminata sono in aumento anche nei sotterranei dei reattori 5  e 6 (quelli non danneggiati da terremoto/tsunami e dalle esplosioni di idrogeno perché erano già fermi) e nelle gallerie/trincee  dei reattori 3 e 4. Ora si prevede di trasferire circa 100 tonnellate di acqua contaminata dai reattori 5 e 6 nei condenser, per valutare quanta acqua si sta accumulando. La Tepco dice che «Le acque sotterranee potrebbero essere dovute ad infiltrazioni negli edifici delle turbine dei reattori» e pensa che nell'impianto nucleare in tutto ci siano almeno  67.500 tonnellate di acqua radioattiva che ostacolano gli sforzi per ripristinare i sistemi di raffreddamento.

I giapponesi devono stare attenti perché è arrivata anche Areva a proporre i suoi servigi per decontaminare l'acqua di Fukushima Daiichi... e quanto il colosso nucleare statale francese se ne intenda di contaminazione radioattiva di acqua  (più che di decontaminazione) basterebbe chiederlo in Niger, dove l'ultimo disastro made in Areva ha contaminato una vasta area con il cedimento delle dighe di contenimento di scorie e fanghi delle miniere di uranio.

Areva si sarebbe accordata con la Tepco per costruire un impianto per decontaminare l'acqua radioattiva nel compound della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. La zarina di Areva, Anne Lauvergeon ha detto ai giornalisti a Tokyo che il colosso nucleare francese costruirà un impianto che utilizzerà agenti chimici per rimuovere le sostanze radioattive dall'acqua contaminata, riducendole ad un millesimo rispetto al livello attuale. La Lauvergeon ha detto che «La cosa più importante è decontaminare l'acqua nell'impianto e che la mia azienda cercherà di farlo in ogni modo possibile».

In un comunicato Areva spiega che «Facendo seguito ad una richiesta della Tepco, Areva ha proposto una soluzione per trattare l'essenziale delle acque contaminate della centrale nucleare danneggiata di Fukushima (Giappone) che l'utility giapponese ha accettato. Queste acque contaminate devono essere trattate rapidamente perché impediscono di poter rimettere in funzione la rete elettrica ed i circuiti di raffreddamenti della centrale. Areva ha inviato da tre settimane degli specialisti di trattamento di reflui radioattivi per partecipare a dei gruppi di lavoro con la Tepco. Sostenuti da équipes importanti in Francia, Germania e negli Stati Uniti, hanno proposto un metodo basato su un  principio di "co-précipitation". Questo procedimento, sviluppato da Areva è utilizzato negli impianti di Marcoule e La Hague, prevede l'utilizzo di reagenti chimici specifici che permettono di separare e recuperare gli elementi radioattivi. Areva, al pari della sua esperienza, dispone di soluzioni per trattare e gestire in seguito questi elementi. Areva ha anche utilizzato le competenze di Veolia Water . Un impianto di depurazione di grossa taglia, equipaggiato con il procedimento di co-précipitation sarà fornito da Areva. Questo impianto permetterà di ridurre molto significativamente il livello di radioattività delle acque trattate che potranno essere riutilizzate nei circuiti di raffreddamento della centrale. Questa soluzione può essere utilizzata in parallelo con altri procedimenti. Risponde meglio all'urgenza del momento e potrà essere completata con altre azioni a medio e lungo termine. Questa operazione si inscrive nel quadro del seguito della visita del Presidente della Repubblica francese in Giappone».

La Tepco ha confermato di aver accolto la proposta di Areva ma che prima bisognerà trasferire l'acqua contaminata all'impianto di trattamento delle scorie esistente  e quindi decontaminare 1.200 tonnellate di acqua al giorno. Poi l'acqua decontaminata potrebbe essere riutilizzata per raffreddare i reattori. L'azienda giapponese spera di mettere in funzione gli impianti di decontaminazione a giugno.

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