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mercoledì 6 aprile 2011
Le radiazioni di Fukushima potrebbero arrivare in Europa. Evitare di assorbirle è semplice come bere un bicchier d'acqua. Ce lo spiega l'immunologo Attilio Speciani.

n Giappone stanno distribuendo alla popolazione pillole di iodio per fronteggiare i danni delle radiazioni.
Se la nube radioattiva dovesse arrivare fin qui, cosa fare per evitare i potenziali rischi per la salute?
Anche in Italia potremmo presto trovarci a dover respirare iodio radioattivo, lo iodio 131. Questo si insedia nella tiroide quando una persona lo mangia o lo respira. Mentre lo iodio 131 se è libero nell’atmosfera in 8 giorni dimezza il suo potere, nel momento in cui si fissa nella tiroide ha un tempo di dimezzamento di quasi 130 giorni. In pratica servono quasi due anni per riportarlo a un sedicesimo del suo valore. Quando si fissa, è come se ci sottoponessimo tutti i santi giorni a delle radiazioni specifiche, quindi con una possibile degenerazione tumorale.
Fortunatamente la prevenzione è estremamente semplice: basta prendere dello iodio nella formulazione più adatta in modo da saturare l’assunzione della tiroide. In pratica si fornisce alla tiroide la quantità di iodio che le serve durante i due mesi successivi in modo che non sia costretta a prelevarne altro dall’ambiente. Così succede che anche se siamo circondati da iodio 131 saremo a contatto con la radiazione diffusa ma non la focalizzeremo nella tiroide.

Precisamente cosa dobbiamo procurarci?
In Italia esiste un prodotto di cui tutte le farmacie dovrebbero essere provviste. Per acquistarlo è necessaria la ricetta del medico: si tratta della soluzione satura di ioduro di potassio al 50%.
Va preso per tre giorni a dosaggio ridottissimo, tenendo presente che un flaconcino da 30 millilitri basta per 30 adulti. Il dosaggio dai 12 anni in su è di 3 gocce due volte al giorno per non più di 3 giorni. Ovviamente va preso prima che arrivi la nube, posto che arrivi.

Ci sono controindicazioni?
No, ma non serve prendere lo ioduro di potassio senza la sicurezza che la nube sia in arrivo. E’ comunque ovvio che davanti ad una situazione in  cui il rischio è quello di inserire iodio radioattivo nell’organismo ha senso dare un surplus di iodio rispetto a quello che si assume dall’alimentazione, per  consentire alla tiroide di dire “ok, io sono piena e non ho bisogno d’altro”. Mediamente il dosaggio di riferimento è un dosaggio normalmente accettabile, che consente di evitare lo strascico drammatico del post Chernobyl: forme tumorali gravi, forme degenerative e quell’aumento della patologia di ipotiroidismo funzionale che oggi tutti lamentano come malattia sociale dimenticando che c’è stato un elemento inquinante pesante allora, nel 1986, che ha colpito e lasciato tracce indelebili nel corpo di tutti.

fonte



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