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mercoledì 6 aprile 2011
Domani, salvo ennesimo rinvio, la Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato voterà pro o contro l’arresto del senatore dalemiano del Pd Alberto Tedesco, disposto due mesi fa dal gip di Bari Giuseppe De Benedictis per corruzione, concussione, turbativa d’asta e falso (Tedesco li avrebbe commessi per favorire le aziende di famiglia con le Asl quand’era assessore regionale alla Sanità nella prima giunta Vendola, prima di approdare in Senato al posto di Paolo De Castro, volato a Strasburgo). Com’è noto, il Senato non è chiamato a valutare se Tedesco vada arrestato o no: questo l’ha già deciso un giudice terzo. Il Senato deve solo autorizzare l’esecuzione dell’ordine di custodia, salvo che ravvisi nell’inchiesta un fumus persecutionis ai danni del senatore. Cioè dimostri che non esiste alcun indizio a suo carico, ma solo la volontà congiunta di procura e gip di perseguitarlo con accuse infondate.

Ma nessun membro della giunta, lette le migliaia di carte con intercettazioni e testimonianze, ha osato sostenerlo. Dunque il discorso, secondo la legge e la Costituzione, è chiuso: Tedesco deve andare in carcere, come i cinque coimputati che, non avendo avuto la fortuna di rifugiarsi in Parlamento, sono finiti ipso facto in cella. Invece da trent’anni il Parlamento respinge tutte le richieste di autorizzazione ad arrestare suoi membri. E senza mai giustificare i dinieghi con il fumus persecutionis, ma invadendo ogni volta il campo della magistratura. Come? Sindacando sulle esigenze cautelari (gravi indizi di colpevolezza e pericolo di fuga o di inquinamento probatorio o di ripetizione del reato), che sono competenza esclusiva del giudice e non del Parlamento. Anche stavolta andrà a finire così: Pdl e Lega, avendo salvato e dovendo salvare decine di compari di avventura dediti al crimine, non si lasceranno sfuggire l’occasione di salvare anche Tedesco, per poi passare all’incasso quando toccherà a qualcuno dei loro, o per rinfacciare l’incoerenza al Pd che, sull’impunità per i politici, predica bene in casa di Berlusconi & C e razzola male in casa propria. Dunque, se il Pd vuol essere credibile nella battaglia campale annunciata contro la nuova ondata impunitaria pro B. (prescrizione breve, processo morto, conflitto di attribuzioni e forse voto di improcedibilità nel processo Ruby), domani i suoi nove senatori in giunta dovrebbero tutti autorizzare l’arresto di Tedesco.

L’Idv, con Luigi Li Gotti, ha già annunciato che dirà di sì. Così finalmente vedremmo il centrosinistra compatto sul principio fondamentale dell’eguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge. E, se Tedesco si salverà, sarà per il voto del centrodestra e della solita Udc, che in materia di impunità non ha nulla da invidiare a Pdl e Lega. Purtroppo le cronache dicono che i nove pidini sono divisi: due (Casson e Adamo) pro arresto, sette contro (tra cui il solito presidente della giunta, Follini). E questo sebbene nessuno (nemmeno il relatore del Pdl Balboni) ravvisi nella richiesta del gip il fatidico fumus persecutionis. A questo punto si attenderebbe una chiara pronuncia del segretario Bersani o della capogruppo Finocchiaro, invece incredibilmente il vertice del Pd ha deciso di lavarsene le mani: “Il partito – ha detto Bersani – non ha alcuna linea su Tedesco, non darà alcuna indicazione e non ha alcuna situazione da tutelare. Ho detto ai nostri di ritenersi completamente liberi”. Il Pd Sanna parla addirittura di “anomalie dell’indagine” (ma, se ci sono, spetta al Riesame e alla Cassazione sanarle, non certo al Senato) e aggiunge: “Stabilito che non c’è fumus persecutionis, la questione va su un crinale politico: bisogna determinare quali siano oggi i reati considerati di eccezionale gravità ed è un limite che va fissato dal Parlamento”.

Par di sognare: il Parlamento decide quali reati sono gravi e quali no, quali sono meritevoli di arresto e quali no, e non è affatto certo che lo siano la corruzione e la concussione. Ora, per dire certe scempiaggini, bastano e avanzano i Berlusconi e gli Alfano. A che serve, dunque, il Pd?

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