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domenica 10 aprile 2011

La procura prepara 31 avvisi di garanzia.
Giuseppe Cecero, Antonio Di Matteo e VIncenzo Musso morirono l’11 settembre per i gas condensati all’interno di un silos. I decessi, secondo i giudici, furono causati da “un anarchia istituzionalizzata” delle procedure. A fine mese è attesa la chiusura delle indagini

Non fu una disgrazia. Non fu una fatalità. Giuseppe Cecere, 50 anni, Antonio Di Matteo, 63 anni, e Vincenzo Musso, 43 anni, i tre operai che la mattina dell’11 settembre scorso persero la vita soffocati dai gas condensati all’interno di un silos dell’azienda chimica Dsm di Capua (Caserta), sono vittime incolpevoli di una catena impressionante di violazioni altrui delle più elementari norme e prassi in materia di sicurezza sul lavoro. I tre muratori furono uccisi, usando le parole degli inquirenti, dall’ “anarchia istituzionalizzata” delle procedure. Mandati a morire, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Lo ha stabilito l’inchiesta che il sostituto procuratore Donato Ceglie si accinge a chiudere entro la fine di aprile dopo aver iscritto trentuno persone nel registro degli indagati.


Il pm sta per firmare una quindicina di avvisi di conclusa indagine a carico di dirigenti e tecnici di tre delle società coinvolte in questa vicenda. Oltre alla Dsm, si tratta della piccola ditta edile ‘Erricchiello’ di Afragola, per la quale lavoravano i tre operai, chiamata dall’impresa chimica a smontare un pontile all’interno del silos, e della Rivoira, che ha riempito la cisterna della miscela di gas di elio e azoto per le prove di pressurizzazione, una pratica che serve a individuare eventuali lesioni dell’impianto e che invece ha stroncato la vita dei tre sventurati manovali. Il gas, infatti, non era stato fatto defluire correttamente prima del loro arrivo. Secondo le norme del codice introdotte dalla legge 231, la Procura metterà nero su bianco la responsabilità penale delle imprese, prevista per i casi di infortunio sul lavoro.

Il pm fonda le pesantissime accuse sulle risultanze di una perizia redatta da due medici, in base alla quale i decessi sono avvenuti per “ipossia severa”, e di una relazione tecnica firmata da tre ingegneri, che ha ricostruito minuziosamente le inadempienze di chi avrebbe dovuto stabilire procedure e percorsi di sicurezza per l’intervento dei tre operai. Violazioni peraltro confermate dalle ispezioni compiute dai funzionari dell’Asl di Caserta. Nei documenti allegati al fascicolo giudiziario ci sono le analisi di una traccia di sangue ritrovata in fondo alla cisterna. Appartiene al primo dei tre a morire, precipitato in cisterna pochi attimi dopo aver inalato il gas che lo ha stordito e poi ucciso. L’autopsia ha appurato che si è fratturato l’osso del collo. I due colleghi hanno perso la vita in pochi secondi nel tentativo inutile di scendere a soccorrerlo. Morti assurde. Che fecero sussultare di indignazione il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, autore di un durissimo comunicato poche ore dopo la diffusione della notizia. Troppi i decessi sul lavoro. E, aggiungiamo, troppi in Campania, troppi a Napoli e nel casertano.

Da "Il Fatto Quotidiano"



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