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lunedì 4 aprile 2011
Tragico il bilancio dell’ultimo weekend nelle carceri italiane: 2 detenuti sono morti e altri 2 sono in fin di vita. In tre casi si è trattato certamente di gesti suicidari.
Da inizio anno sono già 37 i detenuti morti nelle carceri italiane, di cui 15 per suicidio, 17 per “cause naturali” e 7 per “cause da accertare”. La loro età media era di 37 anni, 12 erano stranieri e 25 italiani; la sola donna si chiamava Loredana Berlingeri ed aveva 44 anni, è morta per “cause naturali” il 18 marzo scorso nel carcere di Reggio Calabria.

Padova, Casa Reclusione, 3 aprile 2011: Mehedi Kadi, algerino 39enne, si impicca nella Casa di Reclusione "Due Palazzi". Era appena stato trasferito da Vicenza, condannato con pena definitiva fino al 2023 per rapina e tentato omicidio. L’uomo ha deciso di uccidersi quando è rimasto solo in cella mentre gli altri compagni di reclusione usufruivano dell’ora d’aria pomeridiana. Kadi era stato arrestato nell’ottobre del 2008 a seguito di una rapina avvenuta in una villetta di Creazzo (Vicenza).
Lo scorso anno nella Casa di Reclusione di Padova ci furono ben 3 suicidi: il primo fu il 28enne tunisino Walid Aloui, che si impiccò il 23 febbraio 2010; poi fu la volta di Giuseppe Sorrentino, 35 anni, che si uccise il 7 marzo 2010 e l’ultima delle impiccagioni ebbe come vittima Santino Mantice, 25enne, che si uccise nel Reparto Infermeria il 30 giugno 2010, quando gli mancavano soli 3 mesi a terminare la pena detentiva. Inoltre il 17 luglio scorso fu ritrovato senza vita in cella Sabi Tautsi, che aveva 39 anni e la cui morte fu registrata come evento determinato da “cause da accertare”. Negli ultimi 13 mesi, quindi, nell’istituto di pena padovano sono morti 5 detenuti, di cui 4 per suicidio tramite impiccagione.

Viterbo, Casa Circondariale, 2 aprile 2011: Mario Germani, 29 anni, tenta di suicidarsi nella sua cella del carcere di “Mammagialla”. L’uomo viene salvato da alcuni agenti di Polizia penitenziaria e trasportato d’urgenza nell’ospedale di Belcolle con un’ambulanza del 118, dove è stato rianimato e intubato ed è tuttora ricoverato al reparto di rianimazione, in condizioni gravissime. Era stato arrestato nei giorni scorsi da una pattuglia della polizia che lo aveva sorpreso, di notte, fuori dalla propria abitazione, dove avrebbe dovuto essere agli arresti domiciliari. È stato così denunciato per evasione e riportato in carcere. Sono in corso indagini per accertare le ragioni che hanno indotto il giovane a tentare il suicidio.
Nel carcere di Viterbo l’ultimo decesso risale a un anno fa, quando morì per “cause naturali” Agostino G., detenuto di 35 anni. L’ultimo suicidio avvenne il 20 aprile 2009, con la morte per impiccagione del 57enne Antonino Saladino. Il 2008 fu l’anno più “nero” del carcere di “Mammagialla”, con 3 suicidi ed 1 morte per cause “da accertare”.

Novara, Casa Circondariale, 2 aprile 2011: Mario Coldesina, 42 anni, muore in cella. Secondo i primi accertamenti medico legali il decesso è avvenuto per soffocamento. Il detenuto - era rinchiuso nel reparto “nuovi giunti”, in una cella con altre due persone. Da quanto si è saputo, intorno alle 13 l’uomo ha sbucciato un kiwi e l’ha mangiato tutto intero. Subito dopo si è sentito male. Soccorso da personale del 118, intervenuto su richiesta dei responsabili del carcere, è morto poco dopo.
Sul decesso interviene il Sappe, Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, che esprime preoccupazione per il sovraffollamento delle carceri dal momento che - sostiene l’organizzazione sindacale - la cosiddetta “legge svuota carceri” non ha deflazionato a sufficienza gli istituti di pena. La nota del Sappe continua: “Non è ancora chiaro se si è trattato di un incidente o di un suicidio. L’uomo era detenuto per furto aggravato e il suo periodo di detenzione sarebbe terminato nel 2013. Aveva impugnato la sentenza di primo grado ed era in atteso della conclusione del processo di appello”.

Bari, Casa Circondariale, 1 aprile 2011: Carlo Saturno, 22 anni, di Manduria (Ta), si impicca in cella. Ora è in condizioni disperate nella rianimazione del policlinico di Bari, dove è mantenuto in vita dalle macchine. L’elettroencefalogramma di ieri è risultato piatto, come quello del giorno precedente, per cui da un momento all’altro i sanitari potrebbero decidere di staccare la spina del respiratore.
A trovarlo penzoloni sono state le guardie che lo hanno tirato giù quando respirava appena ed era in fin di vita. In suo aiuto è intervenuto il personale dell’infermeria e del 118. Ora però rischia di non farcela. Come fanno sapere i suoi familiari, Carlo soffriva da tempo di crisi depressive ed era in cura con tranquillanti. Il suo avvocato, Tania Rizzo, del foro di Lecce, lo aveva visto l’ultima volta una ventina di giorni fa nel corso di un’udienza che lo riguardava nel tribunale di Manduria.
"In quell’occasione - racconta l’avvocatessa - Carlo era visibilmente agitato, nervoso e scostante". I familiari che vivono a Manduria si sarebbero già rivolti ad un proprio legale di fiducia per capire le cause del gesto e soprattutto per scoprire eventuali responsabilità.
Il giovane era detenuto per furto, ma era anche parte civile nel processo in corso davanti al tribunale di Lecce contro nove poliziotti del carcere minorile, che sono accusati di aver compiuto violenze sui ragazzi detenuti tra il 2003 e il 2005. Carlo, che all’epoca16enne, avrebbe subito vere e proprie sevizie. Gli agenti sono accusati di maltrattamenti e vessazioni. Saturno - spiega ancora l’Osservatorio - è uno dei tre ex detenuti di quel minorile che ha trovato il coraggio di presentarsi come parte lesa nel processo iniziato il 19 febbraio scorso davanti giudice Pietro Baffa, che vede alla sbarra, per i presunti abusi nei confronti anche di Saturno, il capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, sette agenti di polizia penitenziaria, per rispondere tutte della presunta atmosfera di paura instaurata tra i giovani detenuti con minacce, privazioni e violenze non di natura sessuale.

fonte: ristretti orizzonti



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