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mercoledì 9 marzo 2011

La sentenza è stata resa nota oggi. Il caso è quello di Aritz Beristain, giovane basco arrestato insieme a una decina di giovani nel settembre del 2002 per episodi di guerriglia urbana , la cosiddettaKale borroka. Il corpo di sicurezza che viene accusato è la Guardia civil. Beristain presentò una denuncia dopo il periodo di incomunicacion (cinque giorni senza assistenza legale prorogabili per ordine di un magistrato). Secondo il racconto del giovane gli agenti lo picchiarono procurandogli una ferita all'altezza della mandibola. Il giovane, in effetti, fu trasportato in ospedale dove gli riscontrarono una ferita lineare di 1.5 centimetri sul lato destro del viso. Nel tragitto fra San Sebastian e Madrid (i detenuti non possono essere giudicati da tribunali baschi, ma devono passare dall'Audiencia nacional competente per reati di terrorismo) il giovane ha denunciato di essere statosottoposto alla bolsa (una specie di guaina in gomma che viene applicata sul viso in modo tale da provocare asfissia), di aver ricevuto minacce contro la famiglia, di aver ricevuto colpi con una pistola arrivato ormai a Madrid e sempre in un luogo della capitale di essere stato violentato, con l'introduzione di un oggetto nell'ano.
Il Tribunale europeo scrive che i diritti all'integrità fisica e psicologica di Beristain sono stati violati, oltre al fatto di trovarsi in una situazione in cui non è stata garantita la protezione oggettiva dovuta da giudici e tribunali. Indica, inoltre, che i referti medici elaborati nei giorni di arresto preventivo riportavano notizie di lesioni, ma che non fu svolta nessuna attività di indagine supplementare.

"Quando una persona denuncia di aver sofferto per mano della polizia o di altri servizi dello Stato, gravi danni è doverosa una indagine ufficiale", scrive la corte. Il tribunale ha condannato lo Stato spagnola a una multa di 23mila euro.
Il caso di Aritz Beristain fa notizia in maniera paradossale: sono centinaia le denunce di tortura che non arrivano nemmeno all'udienza preliminare in Spagna. Più volte organizzazioni internazionali e umanitarie hanno chiesto una riforma della legge antiterrorista, che nei cinque giorni prorogabili di incomunicacion permette che chi viene fermato venga lasciato in un limbo giuridico in cui è impossibile verificare quali siano i trattamenti messi in atto dagli agenti. Le denunce riguardano anche i cosiddetti 'avvocati di ufficio' che nella quasi totalità dei casi non osano denunciare gli effetti visibili delle denunce, con una omertà che copre i responsabili delle torture.
Il terrore che viene utilizzato dai corpi antiterrorismo della Guardia civil è lo strumento principale per ottenere la firma del fermato in fondo a un documento auto-accusatorio, in cui spesso la vittima cede psicologicamente e fisicamente arrivando a sottoscrivere dichiarazioni in cui, oltre a ad accusare sé stesso, accusa anche altre persone. Un ciclo che si propaga senza possibilità di interruzione. Il giudice Baltasar Garzon, bestia nera del nazionalismo basco, solo dopo lunghi anni arrivò a formulare una richiesta di videoregistrazione degli interrogatori. Un meccanismo che non è mai stato attuato nelle celle delle caserme della Guardia civil.
L'associazione basca contro la tortura ha denunciato che nel caso delle donne che vengono fermate e torturateil 100 per cento dei casi dichiara di aver subito violenze di tipo sessuale o sessista.


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