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mercoledì 2 marzo 2011

Benvenuti all’inferno di Maddaloni Le violenze sui minori, provenienti da famiglie disagiate, avvenivano nell’Istituto Villaggio dei Ragazzi Don Salvatore D’Angelo. Oggi il gip di Santa Maria Capua a Vetere ha disposto gli arresti domiciliari per quattro educatori
“Puorco, animale, handicappato”. Scudisciate con la cintura. Schiaffi, pugni, sberle in testa, graffi in faccia, calci nei genitali. L’obbligo di fare la doccia con la porta aperta. E un episodio di abuso sessuale nei confronti di due ragazzini di 11 anni, costretti a mimare un rapporto sessuale con un’insegnante di 37 anni.
Benvenuti nell’Istituto Villaggio dei Ragazzi “Don Salvatore D’Angelo” di Maddaloni (Caserta). Una fondazione amministrata dall’ordine religioso dei Legionari di Cristo per “promuovere iniziative in favore dell’infanzia e della gioventù in stato di necessità materiale, morale ed educativa”. Dove ingiurie, maltrattamenti e violenze nei confronti dei ragazzini disagiati ospiti della struttura erano all’ordine del giorno. E dove i genitori che osavano protestare venivano costretti al silenzio con la minaccia di rivolgersi ai servizi sociali per privarli della patria potestà. Raccapricciante il quadro dipinto nelle 25 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Santa Maria Capua Vetere Giuliana Taglialatela, che ha accolto cinque richieste di arresti domiciliari avanzate dai pm Giovanni Cilenti e Ilaria Sasso nei confronti di quattro educatori, Domenico Bellucci, Vincenzo Crisci, Francesco Edattico, Gianluca Panico, e un’insegnante, Maria Iesu, rigettando altre tre richieste di arresto. Provvedimenti disposti al termine di un’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Caserta con l’ausilio di alcuni psicologi che hanno ascoltato i minori adottando tutte le cautele del caso.
L’inchiesta è partita nell’estate del 2009 in seguito alla denuncia di una fonte confidenziale. L’ascolto dei bambini e degli adolescenti ospiti del Villaggio dei Ragazzi ha fatto emergere, spiega il procuratore capo Corrado Lembo, “uno spaccato molto triste e sconsolante in relazione alla gestione della struttura e al trattamento che gli educatori riservavano ai minori ospitati”.


Il convitto L’Istituto, che vanta un totale di circa 1.600 studenti tra scuole dell’obbligo e istituti superiori, ospita in regime di convitto circa 70 minori tra i sei e i diciassette anni appartenenti a famiglie disagiate economicamente, con seri problemi, che non sono in grado di fornire loro un’adeguata assistenza economica e morale. Gli educatori sono 14. E’ in questo contesto che sono maturate le violenze e gli abusi oggetto dell’indagine della procura sammaritana. “Dai racconti di tutti i ragazzi – scrive il Gip – si evince che taluni educatori della struttura (identificati dai ragazzi come professori), utilizzavano modalità educative rigide ed estremamente punitive che rientravano in un quadro di offese (“… handicappato, puorc, non servi a niente…), schiaffi e regole molto severe, punizioni non proporzionate…”. “Va segnalato – sottolinea – che vivo è stato il ricordo dei loro vissuti emotivi connessi ai fatti: ‘senso di soffocazione, ansia e sudorazione… spavento… sentirsi morire… episodio che mi ha fatto vergognare’”.
Le violenze
In un verbale di uno studente, C. L., datato 21 settembre 2009, si legge: “Bellucci picchiava gli altri ragazzi con le mani anche senza motivo e per quanto mi riguarda ricordo un episodio in particolare, subito dopo Carnevale del 2008, verso le 19.30 quando Bellucci dopo avermi dato degli spintoni sulle scale, facendomi cadere, mi percosse selvaggiamente con le mani dandomi degli schiaffi in testa. Ricordo che gli schiaffi furono così tanti che rimasi intontito e che per farlo interrompere reagii. Ma Bellucci mi afferrò per i capelli facendomi molto male. Bellucci mi aveva procurato molti graffi sul viso facendomi uscire anche sangue dal naso, al punto che un professore che mi vide si spaventò molto”. La madre voleva sporgere denuncia. Ma venne dissuasa. Prima facendole credere che l’educatore sarebbe stato allontanato dalla Fondazione. Poi con una minaccia di riferire ai servizi sociali i conflitti esistenti tra madre e figlio, con il pericolo che le avrebbero sottratto i suoi tre figli.
Il 7 giugno 2010 viene ascoltato F. F. Il giovane racconta di una partita a pallone giocata a maggio con il permesso di un’istitutrice, che però aveva fatto arrabbiare molto un altro educatore. Dice di essere stato condotto con la forza in un ufficio e messo a sedere. “Sentii Bellucci dire a P. ‘io questo puorco handicappato lo picchio”. Poi B. “senza dire nulla, alla presenza di Panico e di un mio amico, con la mano mi colpì fortemente sulla fronte facendomi sbattere con la nuca sull’angolo di un armadietto in ferro che era posizionato dietro di me. Il colpo fu così forte che mi uscì molto sangue da dietro la schiena, colava lungo la schiena, c’era il sangue per terra e sullo spigolo dell’armadietto”. Il ragazzo, su suggerimento di un altro educatore, viene poi indotto a mentire al pronto soccorso: “Sono scivolato sul pavimento bagnato”. F. F. mette a verbale un’altra circostanza riferita da altri studenti: “Quando facciamo la doccia il professor Bellucci ci costringe a tenere la porta aperta e quando io gli ho chiesto di chiuderla lo stesso non me l’ha permesso”. I. G. precisa: “E’ l’unico professore che ci impone di fare la doccia lasciando la porta aperta perché lui dice che ci deve controllare. Ci sono anche alcuni ragazzi che si vergognano, così come mi vergogno anche io a stare in fila nudi con l’accappatoio in mano in attesa di fare la doccia, in quanto ci sono solo due docce per 24 ragazzi e Bellucci ci fa attendere per il turno per la doccia in piedi e nudi…”.
B. R., ascoltato il 6 maggio 2010, parla anche delle violenze di altri due educatori. “L’educatore Crisci è molto manesco e in questo momento mi sta picchiando perché mi ritiene responsabile di aver picchiato i bambini. Il primo giorno che sono andato a scuola in mezzo a due camerate, un ragazzo stava facendo lo scemo con un altro ragazzo e ricordo che l’educatore P. si sfilò la cintura dei pantaloni e picchiò i ragazzi con la cintura sulla schiena. Questo è stato il mio benvenuto al Villaggio”.
L’abuso sessualeE’ l’accusa più grave mossa nell’ambito dell’inchiesta. Ne deve rispondere un’insegnante, Maria Iesu. Secondo J. P., 11 anni, gli episodi sarebbero due: “Ricordo che un giorno in classe mi prese e mi buttò contro una parete e quindi mi diede una ginocchiata in mezzo alle gambe. Io allora per difendermi la spinsi indietro e lei fece finta di cadere e di svenire… Qualche giorno prima accadde un altro episodio che ha coinvolto anche un altro mio compagno, D. B., che non frequenta più la mia classe. La professoressa ci ha fatto stendere supini sul pavimento e si è seduta sopra di noi, prima su di me e poi su B. Se non ricordo male, la professoressa aveva la gonna e faceva dei movimenti sexy sopra di noi”. D. B. conferma, ma è molto imbarazzato. Scrive su un foglio perché preferisce non parlare. Afferma: “La professoressa ci raccontava della sua vita privata, delle proposte fattale da un uomo di andare a letto. Non me la sento di dirvi altro”.
La professoressa è la figlia dell’ex provveditore agli studi di Caserta, che nel 2008 venne arrestato con l’accusa di averle sparato a un piede, ferendola, con una calibro 6,35. Il ferimento, secondo le cronache dell’epoca, era avvenuto al termine di una violenta discussione tra padre e figlia.
I finanziamentiSecondo il consigliere regionale del Pd, Antonio Amato, la Fondazione Villaggio dei Ragazzi negli ultimi due anni ha ricevuto 10 milioni di euro di fondi regionali. “Presenterò un’interrogazione urgente in consiglio – annuncia Amato – per chiedere il blocco dei finanziamenti”.

Fonte: Il fatto quotidiano del 28 febbraio 2011

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