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mercoledì 30 marzo 2011
Ecco il caso di una donna di Vicenza malata di Parkinson. "Dall'arrivo della giunta Zaia vengono liquidati solo degli acconti. Negli uffici della Regione spiegano che i pagamenti sono in ritardo di oltre un anno e mancano i soldi"


Quanto costa in Veneto mantenere una madre malata e invalida al 100 per cento, se si aggiunge magari anche un padre da assistere? Mamma e papà anziani costano ai familiari 2.500 euro solo di assistenza, poi c’è il resto. Oltre la metà se ne va per la madre, che ha 79 anni e la necessità di due badanti straniere (“pagate in nero perché per metterle in regola si arriva a tirar fuori il doppio, e non ce lo possiamo permettere”). La prima badante, una ragazza serba da qualche anno a Vicenza, si occupa della mamma invalida giorno e notte con qualche ora di riposo al pomeriggio, due o tre ore al massimo durante le quali viene sostituita dall’altra badante, serba pure lei. Quindi? Siamo a Vicenza, ma potremmo essere in qualsiasi altro luogo del Veneto e d’Italia.

Ecco la storia. Una mamma anziana si ammala, ha il morbo di Parkinson. All’inizio i figli decidono di assisterla facendo turni settimanali, notti comprese. Poi il morbo degenera, e la fatica di andare al lavoro per chi ha assistito di notte la mamma diventa pesantissima. Si decide di prendere una badante; ma presto anche lei avrà bisogno di alternarsi qualche ora con un’altra badante, per riposare e seguire le proprie cose. “Dobbiamo ringraziare queste persone che curano i nostri anziani con amore e professionalità, senza di loro saremmo disperati” racconta uno dei figli dell’invalida, sposato e padre di una ragazza di 20 anni, un lavoro da dipendente in un’azienda privata e un mutuo sulle spalle. “Come me anche gli altri fratelli hanno famiglia, figli e mutuo; tutti abbiamo molte spese, ma per la mamma nessuno si è mai tirato indietro”.


Quando la situazione peggiora e la signora diventa invalida al 100 per cento i fratelli decidono di fare domanda in Regione per un aiuto. “Eravamo tutti allo stremo delle forze e dei soldi”. La signora di Vicenza viene inserita, come molti altri nelle sue condizioni, in un finanziamento erogato dai servizi sociali regionali, un “assegno di cura” destinato alle persone non autosufficienti allo scopo di “sostenerle nella scelta di continuare a vivere nel proprio domicilio”, si legge nel bando. Tradotto in cifre, l’inferma riceve 320 euro mensili per essere curata tra le mura domestiche. Poca cosa rispetto ai costi reali, ma è già qualcosa. Negli ultimi due anni però la cifra si assottiglia. “Dall’arrivo della giunta Zaia in Regione – racconta uno dei figli – ci vengono liquidati solo degli acconti, circa il 60 per cento dell’intero importo”. Da due anni arrivano in casa 190 euro in due soluzioni semestrali, per coprire tutte le spese di un’invalida che necessita di cure costanti giorno e notte. Un giorno forse arriverà il saldo. “Siamo andati all’ufficio servizi sociali di Vicenza – raccontano i familiari – dove una signora gentile ci spiega che non ci sono soldi, e quindi in Regione sono indietro di un anno e mezzo con il saldo”. L’ultima di queste visite è la più preoccupante: “L’impiegata ci ha spiegato che forse dalla fine dell’anno non riceveremo più nemmeno l’acconto al 60 per cento, perché i fondi sono terminati”. In Regione non confermano e non smentiscono ufficialmente. “Ci hanno detto che sono in ritardo con il saldo per mancanza di fondi ma arriverà – dice uno dei figli – non capiamo però la compatibilità tra tagli al sociale e aumento sostanzioso di stipendio dei consiglieri regionali appena varato”. Per quanto riguarda la cessazione dell’assegno, la risposta è ancora più vaga: “Sarà una decisione politica in cui verranno coinvolti anche i sindaci”. In sostanza i sindaci decideranno se la Regione dovrà investire sulle case di cura per anziani, dove ci sono liste d’attesa lunghissime e costi che arrivano a 1.500 euro a testa, o sui contributi da dare per essere curati a domicilio.

“Nel settore sociale e sociosanitario il Veneto assiste 57 mila anziani non autosufficienti, 25 mila nelle strutture residenziali e altrettanti accuditi a casa, altri nelle case di riposo ma che si pagano la retta o la badante da soli senza l’intervento della Regione – riassume l’assessore veneto Remo Sernagiotto – una cifra che tra un paio di decenni sarà triplicata”. Un’emergenza destinata a triplicarsi, mentre la scure dei tagli si abbatte soprattutto sulle spese destinate al sociale, almeno 50 milioni in meno nell’ultimo bilancio. Tagli ammessi dallo stesso assessore, anche se, aggiunge, è appena stato approvato un intervento nel Milleproroghe che dovrebbe dare un po’ di respiro. “Noi li tiriamo fuori con il cuore i soldi per la mamma – concludono i figli dell’inferma di Vicenza – ma quando non ce la faremo più chi ci aiuterà?”.

da Il Fatto quotidiano del 30 marzo 2011




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