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mercoledì 30 marzo 2011

difensori dei diritti umani in Messico dicono basta. E lo dicono alzando la voce di fronte alla violenza senza precedenti che li sta colpendo in ogni angolo del paese.
Il Messico sta vivendo anni bui sotto il punto di vista della criminalità. Non c'è stato della nazione che non debba fare i conti tutti i giorni con le organizzazioni criminali legate al narcotraffico, al traffico di uomini, a quello di organi e via dicendo.
Durante la 41° assemblea degli organismi civili in difesa dei diritti dell'uomo, svoltasi a San Cristobal de las Casas, i relatori non hanno avuto dubbi nel definire ciò che accade nel Paese con particolare riferimento all'area del sudest (Chiapas, Yucatan e Tabasco). "La violenza generalizzata nel Paese e l'impunità diffusa, acutizzano il contesto di repressione, povertà, criminalizzazione, emarginazione, esproprio territoriale e attacchi contro chi promuove e difende i diritti per tutti" si legge nel documento finale di denuncia. Non solo. In queste regioni messicane le violazioni dei diritti umani non sono affatto inferiori rispetto alle aree dove le organizzazioni della droga combattono contro lo Stato per il controllo di tutto, dal territorio all'economia passando per le persone.

La rete che compone la "Red Nacional de Organismos Civiles Todos los Derechos para Todas y Todos" conta all'incirca 70 associazioni e tutte sono state d'accordo nell'ammettere che gli espropri di terra alle comunità autonome, quelle che in sostanza difendono anche la natura presente e le risorse, sono solo mosse economiche dei potentigruppi finanziari che hanno il solo scopo di sfruttare tutto ciò che si può.
Un esempio su tutti è facilmente verificabile a San Cristobal de las Casas, nota località del Chiapas che nel 1994 fu teatro dell'insurrezione zapatista. In questa città le autorità hanno deciso di trasformare alcuni siti sportivi in grandi centri commerciali. Con conseguente aumento di posti di lavoro (secondo gli amministratori cittadini). Dubbi, molti dubbi sono sorti nella popolazione che vede in quest'azione il solo interesse economico e commerciale a scapitodella difesa del territorio e dell'ambiente.
C'è dell'altro. In queste aree, così distanti dalla realtà del nord del Paese, stanno avvenendo fatti strani. Come l'aumento vertiginoso della violenza contro le donne che sembra abbia raggiunto i livelli di Ciudad Juarez, tristemente famosa per la serie interminabile di omicidi contro donne che da anni la affliggono.
E poi, denuncia la Red Nacional de Organismos Civiles Todos los Derechos para Todas y Todos, la militarizzazione di alcune aree, come in Chiapas. Le occupazioni della polizia, le violenze e le continue minacce da parte dei gruppi paramilitari, giustificate dalle istituzioni come presenza utile alla lotta alla criminalità, vanno invece ad intaccare l'autonomia e losviluppo delle popolazioni che in quelle aree sono da sempre presenti. E guai a provare a difendere i loro diritti. Come sanno bene al Fray Bartolomè de las Casas, centro per la difesa dei diritti umani i cui aderenti sono spesso minacciati di morte.

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