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martedì 8 marzo 2011

La trovata di un artista siciliano sta facendo discutere il Comune emiliano. Un centinaio di poster, spot radiofonici da un mese inneggiano a Cosa nostra, "prima azienda del Paese"


Campeggiano all’uscita dei supermercati, davanti alle scuole elementari e medie e in bella mostra alle porte della città, a fianco dei cartelli di benvenuto. Sono i poster ‘Mafia spa’, campagna shock artistico-pubblicitaria che da qualche settimana ha invaso Piacenza per promuovere l’insolito prodotto: la criminalità organizzata, appunto.

La campagna – destinata a far parlare di sé, anzi creata proprio per quello – ha buttato giù dal letto, lo scorso 17 febbraio, sindaco e questore di Piacenza dopo che l’intera città si è svegliata con cento manifesti e quattro maxiposter 6×3 dove si promette più sicurezza, meno estorsione, più libertà e maggiore ricchezza. Come? Con lupare, droga legalizzata, una quota di pizzo minore dell’aliquota Iva e con una azienda, la Mafia società per azioni, “che è la prima azienda del Paese”, come titolava Repubblica il 27 ottobre 2007 quando – riportando i dati di Sos imprese – attribuiva alla criminalità organizzata 90 miliardi di fatturato annuo e una drastica diminuzione delle denunce.

Per chi non fosse uscito di casa, quel giorno, c’era invece l’unica emittente radiofonica locale che, a scadenza regolare per tre volte al giorno, mandava in onda gli spot radiofonici che ricalcavano il contenuto dei manifesti, tratteggiando uno Stato che “ti rapina con le tasse” a fronte di un pizzo che “ti costa solo il 20%”.

Da subito, l’associazione Libera si è detta “sconcertata” appellandosi alle autorità locali per la rimozione “immediata dei manifesti”. Lo stesso Comune di Piacenza, con un dispaccio a firma del primo cittadino Roberto Reggi, ne ha chiesto l’eliminazione: “Il contenuto dei poster è inquietante e offensivo nei confronti dei cittadini in quanto pare inneggiare alla criminalità organizzata”. Un appello sottoscritto anche dalla Questura, ma finora niente. Perché anche se la concessionaria per le affissioni fa capo all’amministrazione comunale, la rimozione è demandata all’autorità giudiziaria.

Dal canto suo Davide Valenti, autore della campagna artistico-pubblicitaria che sta facendo rabbrividire la città si appella al suo diritto di parola: “Qui si viola la libertà di parola ed espressione” sostiene l’artista agrigentino. Da anni Valenti vive e lavora a Milano, ed è autore per altro di un’altra personale che fece altrettanto discutere: ‘God is a palindrome’. “Queste lamentele di chi si sente offeso – chiosa – sono da scuola elementare”.


E proprio davanti ad una scuola elementare del centro cittadino campeggia una gigantografia di una busta di marijuana con a fianco il simbolo “Mafia spa, più libertà” che costringe alcuni genitori, da quasi un mese a questa parte, a dare spiegazioni accampate su cosa siano la droga e la mafia a ragazzini in età scolare.

Anche il Siap, il sindacato autonomo della Polizia di Stato, aveva fortemente contestato la pubblicità pro mafia e lo stesso questore, Michele Rosato, non aveva lesinato critiche alla Digos che in ultima istanza aveva autorizzato l’affissione dei manifesti.

Tant’è che, a quasi un mese dalla loro comparsa, i cento manifesti sono ancora tutti lì, intonsi. Comune e Questura, che avevano chiesto all’autorità giudiziaria l’autorizzazione per la rimozione, sono tutt’ora al palo e pure il sindaco Reggi non è a conoscenza della tempistica che dovrebbe dettare il via del Consiglio, nella fiduciosa attesa del pronunciamento della magistratura. Solo gli spot radiofonici, per ora, hanno smesso di andare in onda, ma solo perché il contratto è scaduto la settimana scorsa.

“Chi mi accusa di essere offensivo – ribadisce dal canto suo Valenti – è solo suscettibile e permaloso; lavorando a questa campagna ho trovato molti punti positivi nella mafia e molti negativi nello Stato”. L’operazione di Valenti non aiuta di certo gli sforzi degli enti locali piacentini che da tempo stanno cercando di fronteggiare la silenziosa avanzata delle infiltrazioni mafiose anche nella piatta Emilia: se nel 2009, davanti alla Commissione antimafia, il ministro dell’Interno Roberto Maroni dichiarava come siano documentati “gli interessi dei clan calabresi in Emilia Romagna, soprattutto a Parma, Piacenza e Rimini”, il dossier redatto dal gruppo dirigente locale dell’Italia dei valori- e fatto recapitare allo stesso Maroni- delinea un territorio non certo immune ai lunghi tentacoli della Piovra.

Ma Valenti sembra fare spallucce: “Se in passato ci sembrava assurdo volare sugli aeroplani, domani forse sarà normale, sarà una sciocchezza fare pubblicità alla mafia”.



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