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domenica 6 marzo 2011
Il governo italiano rischia sanzioni per non aver congelato i capitali libici presenti in Italia

Le forze militari fedeli al Colonnello Gheddafi, dopo due giorni di aspri combattimenti, hanno sferrato un violento attacco al centro di Zawiyah, città definita strategica ad appena 50 km a sud-ovest di Tripoli. I carri armati hanno bombardato tutto, ignorando volutamente  la presenza anche di civili. Testimoni scampati alla carneficina hanno raccontato  di un  massiccio bombardamento che non ha risparmiato nessuno. Sono state colpite case, che ancora bruciano e moschee dove anziani, donne e bambini si erano rifugiati. Hanno fatto irruzione brutalmente in  alcune abitazioni alla ricerca dei rivoltosi e poi dall'alto dei palazzi hanno piazzato cecchini che hanno aperto il fuoco.  Non si conosce con esattezza il numero delle vittime. La tivù araba Al Jazeera parla di centinaia di morti e altrettanti feriti per le strade, molti dei quali sono stati caricati sui camion, almeno una quarantina,  e portati via dai soldati governativi. Su questi mezzi - raccontano i testimoni - hanno visto caricare anche decine di cadaveri, probabilmente con l'intenzione di far sparire i corpi nascondendo così lo scempio provocato da Gheddafi e dai suoi pretoriani.

Molte persone - secondo le testimonianze - sono morte perchè non è stato possibile portare loro soccorso, visto che i mercenari sparavano su qualunque cosa si muovesse. Insomma un popolo in preda alla guerra e alla disperazione che non ha potuto far nulla per sottrarsi al triste destino della morte. Uccisi come topi in gabbia, perchè i miliziani non hanno fatto differenze tra rivoltosi e civili, ma hanno cercato di fare il maggior numero di vittime. Un vero massacro.

Nonostante l'alto sacrificio di perdite umane i ribelli sembra abbiano resistito agli attacchi a Brega e a Ras Lanuf,  la città portuale dove si trova di un importante centro per la raffineria del petrolio.
Ma anche da loro potrebbe cadere una pioggia di bombe, come ha annunciato dal regime. E mentre si consumava questa carneficina, il ministro degli Esteri, Mussa Kussa, ha avuto il coraggio di inviare una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per chiedere la sospensione delle sanzioni imposte a Gheddafi e ai suoi familiari e ha chiesto alla Lega Araba di revocare la sospensione decretata nei confronti della Jamahiriya. Intanto il vice ministro Khalid Kaeb ha annunciato ai giornalisti stranieri che a Zawiyah la situazione è tranquilla e pacifica. Bugie che ormai non possono più reggere  all'evidenza dei fatti, alle tante testimonianze che arrivano dalla popolazione spesso contattata telefonicamente nelle abitazioni da dove non escono più da giorni per paura di essere uccisi.

Nel frattempo continua l'esodo di massa. Si parla di oltre 200mila persone fuggite verso i confini con la Tunisia, l'Egitto e l'Algeria. Ma la presa di controllo di punti di passaggio alla frontiera tra Tunisia e Libia da parte di forze fedeli a Muammar al Gheddafi ha rallentato il flusso di rifugiati, come ha riportato l'Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell'Onu.

Una situazione fuori controllo. Ora la parola dovrà passare al Consiglio di Sicurezza dell'Onu e anche al presidente Usa Obama Barack, che rischia  di venire criticato se non trova una giusta misura d'intervento per proteggere dalle violenze chi si batte per i valori da lui tanto osannati.
E questa vicenda si gioca sul secondo, perchè  un intervento militare tardivo rischia di aumentare vorticosamente il numero delle vittime. D'altra parte questo dilemma si trascina da troppi giorni, mentre la popolazione libica ha continuato a morire sotto i colpi dei mercenari al servizio del Colonnello.

E palesemente contraddittoria è anche la politica estera dell'Italia. Il ministro Frattini parla di Gheddafi come un leader finito, rilancia come una propaganda l'avvio della missione umanitaria al confine con la Tunisia, ma poi non congela i capitali libici presenti in Italia, come il fondo libico del 7,5% all'Unicredit. Una mossa davvero imprudente che fa rischiare all'Italia delle sanzioni economiche con il suo atteggiamento controverso. Gli affari in questo frangente dovrebbero venire meno, ma il governo di Berlusconi non sembra troppo intenzionato a mettere la parola fine ai rapporti affaristici con il dittatore Gheddafi.  Umberto Bossi riesce addirittura a far prevalere lo spirito della convenienza  che contraddistingue da sempre la Lega. "Se bombardiamo - ha detto - ce li ritroviamo a casa nostra".

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