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mercoledì 30 marzo 2011

La Croce Rossa italiana è da giorni impegnata a gestire la difficile situazione che sta colpendo l'isola di Lampedusa. Sono oltre seimila gli immigrati sbarcati in questi ultimi giorni e gli sbarchi non accennano a diminuire. Intervista al portavoce della Cri presente a Lampedusa, Tommaso Della Longa per capire come si sta affrontando questa emergenza che sembra non avere fine.
La Croce Rossa cosa pensa di questa situazione?
Questa situazione, in cui nel molo marittimo dormono più di due mila e cinquecento persone che vivono alla "bene e meglio", per noi senza mezzi termini è inaccettabile. Da giorni diciamo che non è possibile tenere delle persone in questo modo senza una corretta condizione igienico sanitaria, con poca acqua corrente e con pochissimi bagni. E' una situazione di cui siamo molto preoccupati e proprio per questo, accogliamo con soddisfazione il continuo implemento dei ponti navali e questa notizia che nelle prossime ore dovrebbero arrivare queste navi per svuotare l'isola.
La prima questione è il deflusso delle persone nel più breve tempo possibile.
Quanto può durare la situazione attuale?
Non abbiamo capacità, come dire, di vedere nel futuro. Pensiamo, anche grazie alle notizie che ci danno i nostri colleghi che si trovano in Nord Africa, che i flussi migratori in quanto tali dipendono molto da come va avanti la situazione libica e dal capire se e funzionerà e come funzionerà l'accordo tra Italia e Tunisia. Noi come Croce Rossa italiana siamo preparati ad un intervento che si estenderà anche nei prossimi mesi.

Quali piani di emergenza oltre a quelli già attuati sono necessari?

Generalmente la Croce Rossa italiana in queste situazioni funzione così: la prima cosa è un nucleo di valutazione sul campo (e questo c'è stato all'inizio), poi c'è stata una prima delegazioni per occuparsi della prima assistenza sanitaria al Molo Favarolo, cioè il primo molo dove attraccavano e dove ancora non c'era una vita stanziale perché i migranti venivano portati direttamente al centro, poi nel momento in cui il centro si è riempito e quindi è andato sostanzialmente al collasso, abbiamo spostato il nostro presidio sanitario alla stazione marittima e abbiamo implementato la nostra squadra. Oggi nello specifico abbiamo portato una nuova struttura per l'assistenza sanitaria sul molo marittimo, il nostro team arriva a circa 30 persone tra logisti, infermieri, mediatori culturali e soccorritori. Questa implementazione è stata necessaria perché se all'inizio ci occupavamo solo degli sbarchi adesso il presidio Cri all'interno della stazione marittima è diventato un luogo, insieme al poliambulatorio di Lampedusa, l'unico luogo sul terreno non più meta di sola emergenza ma luogo in cui c'è un vero e proprio trattamento ambulatoriale cioè un punto di riferimento per i migranti. Ad esempio mediamente al giorno trattiamo tra i quattrocento ed i trecento migranti anche per piccole medicazioni. La media è di circa trenta- quaranta codici gialli che dal poliambulatorio vengono poi portati nella struttura sanitaria locale.
Come programmate queste giornate?
Noi ci muoviamo su tre turni quotidiani per i nostri volontari e per il nostro personale, in realtà in molte occasioni i turni vengono prolungati perché dipende ovviamente molto dagli sbarchi che sono situazioni estemporanee. Ci sono stati giorni in cui abbiamo lavorato senza sosta per far fronte all'emergenza. Cerchiamo comunque sempre di organizzare il lavoro dei soccorritori perché poi è fondamentale. Lampedusa è una di quelle situazioni in cui si cerca di pianificare ma che in alcune occasioni, come quelle degli ultimi giorni di ingenti sbarchi, gli schemi saltano.
Come descriveresti l'isola in questo momento?
Come dire la sensazione è quella da isola che non c'è, un non luogo dove purtroppo anche con l'emergenza le persone continuano a chiedere quanti ne sono arrivati, i numeri, le persone vengono contate..insomma c'è una situazione fuori dal normale che non si può vivere da nessuna altra parte.

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