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mercoledì 9 marzo 2011
Gli Stati Uniti stanno perdendo la guerra dell'informazione, e di fronte all'emergere di nuovi media in Russia, Cina e Medio Oriente, il monopolio americano è in crisi. Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha lanciato l'allarme di fronte alla Commissione Affari Esteri del Senato, evidenziando la necessità di nuovi finanziamenti per 'tornare a giocare la partita'.

La partita si gioca in casa, dove Hillary Clinton sta cercando di evitare i tagli del 16 percento al suo ministero, rendendo anche conto ai senatori dei 79 miliardi di dollari del budget 2012 destinati a 'diplomazia e sviluppo'. Dietro questa cifra si celano finanziamenti a vario titolo, compresi quelli per la Bbg (Broadcasting Board of Governors), agenzia responsabile di tutti i media non-militari sponsorizzati dal governo Usa. "C'è una guerra dell'informazione, e noi la stiamo perdendo - ha detto il Segretario di Stato alla Commissione -, mentre al Jazeera la sta vincendo. I cinesi hanno aperto un network televisivo multi-lingue globale, i russi hanno creato un network in inglese. L'ho visto in diversi Paesi, ed è stato molto istruttivo".
Russia Today, canale televisivo russo citato da Hillary Clinton, su YouTube conta 300 milioni di visite, la Cnn solo tre. Dalla caduta del Muro, anche la Bbc ha assistito a un progressivo declino, a spese di canali in lingua araba che diffondono un'immagine degli Stati Uniti che non corrisponde più a quella voluta dalla diplomazia e dalla propaganda. L'esistenza di nuovi punti di vista danneggia profondamente un Paese che crede che il suo punto di vista sia l'unico possibile. Da qui nuovi finanziamenti e un nuovo ruolo per il Bbg, di cui è membro onorario, per legge, la stessa Hillary Clinton.

L'agenzia controlla media come Radio Free Europe, Voice of America e Radio Martì (sede a Miami ma audience prevalentemente cubana), oltre ad altri canali e stazioni in tutto il mondo. Il suo compito è quello di "promuovere e sostenere la libertà e la democrazia diffondendo notizie accurate e obiettive sugli Stati Uniti e sul mondo". Erede dell'Usia (United States Information Agency), l'ente per la 'diplomazia pubblica' concepito per 'comprendere, informare e influenzare il pubblico straniero promuovendo l'interesse nazionale', al Bgg andranno risorse fino ad oggi spese - o spese male - dal Dipartimento di Stato che, a causa delle relazioni ufficiali con i governi stranieri, è stato criticato per le deboli iniziative in tal senso. Informazione e tecnologia dell'informazione sono alla base della sua attività. In un rapporto prodotto dalla Commissione affari esteri del Senato il Dipartimento di Stato è criticato per aver gestito in pessimo modo i cinquanta milioni di dollari destinati a software per combattere la censura su internet. Solo venti ne sono stati spesi, e di questi una misera somma è andata a uno dei programmi più ambiziosi, l'Internet Censorship Circumvention Technology (Icct).

Proprio la delicatezza delle relazioni con la Cina avrebbe provocato i ritardi nel finanziamento al progetto Icct, sviluppato, tra l'altro, da due compagnie statunitensi fondate da membri del Falungong (movimento spirituale bandito in Cina), per permettere ai suoi seguaci di forzare il firewall della censura. Tali ritardi avrebbero consentito a Pechino di stringere la morsa contro le opposizioni. Il rapporto, citato la scorsa settimana dal Washington Post, riferisce della necessità di investire la Bbg di un ruolo primario, 'lavorando quotidianamente affinché i programmi di radio, internet e televisione del suo network possano essere ricevuti dagli utenti di Paesi che cercano di bloccarli, danneggiarli o metterli fuorilegge'.

Durante la sua audizione di fronte alla Commissione Affari Esteri del Senato, Hillary Clinton ha ricordato di aver incontrato un generale afgano le cui opinioni sugli americani si sono formate interamente guardando show televisivi come Baywatch o il campionato di wrestling. "Le uniche cose che credeva di sapere sugli americani erano che tutti gli uomini fanno wrestling e tutte le donne vanno in giro in bikini".

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