Giornata dell’acqua: Italia campione di sprechi

Si è celebrata ieri la Giornata mondiale dell'acqua, le cui cifre sono tutt'altro che confortanti. Le statistiche parlano chiaro: 1,1 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e 1,4 milioni di bambini muoino ogni anno per malattie legate alla carenza o alla qualità delle risorse idriche.
''Water for cities: responding to the urban water challenge'' è il tema di quest'anno e si concentra essenzialmente sugli effetti prodotti dalla rapida urbanizzazione sulla disponibilità di acqua potabile. Il problema principale, però, è legato alle malattie dovute alla scarsa qualità dell'acqua disponibile. In Pakistan, ad esempio, sono più di 100 mila i bambini che muoiono per aver bevuto dell'acqua non potabile e 60 mila sono invece quelli che non hanno accesso alla stessa.

E se nel mondo c'è chi non ha acqua, noi italiani invece siamo «campioni di spreco». La colpa secondo la Co-federazione italiana agricoltori (Cia), è della nostra rete idrica che si presenta al momento come «un vero e proprio colabrodo, soprattutto nel Mezzogiorno». Le infrastrutture fatiscenti fanno sì che «su 383 litri di acqua erogati mediamente per ogni cittadino, solo 278 arrivano realmente a destinazione». Ma i problemi non finiscono qui. Un terzo dell'acqua consumata non viene depurata e neanche allacciata alla rete fognaria. Pochi sanno però che questo «deficit depurativo» si riversa sui nostri corsi d'acqua con rilevanti danni prodotti poi da alluvioni ed inondazioni come è successo negli ultimi anni.

Intanto da Firenze viene lanciato l'allarme legato al consumo di questo bene. Giorgio Federici, esperto di gestione dei sistemi idrici all'Università di Firenze, ha dichiarato che «l'acqua è un bene finito, non rinnovabile, perché già oggi si consuma più acqua di quella che il ciclo produce e le previsioni del futuro prossimo non sono certo migliori. L'acqua effettivamente utilizzabile sul pianeta è pari a circa 4.200 miliardi di metri cubi - ha spiegato l'esperto - ma attualmente i prelievi sono di 4.500 miliardi, e questo significa che l'acqua sta finendo. Se poi andiamo a studiare le stime future – ha concluso - scopriamo, come emerso recentemente al World Economic Forum, che nel 2030 la domanda arriverà a 6.900 miliardi, con un aumento del 40%». Insomma, tra venti anni si potrebbe entrare in una «crisi spaventosa dal punto di vista ambientale».

Nel frattempo, manca ormai poco alla grande manifestazione indetta per il prossimo 26 marzo. Il popolo dell'acqua, infatti, ha fissato a Roma questo appuntamento nazionale per sostenere il SI al referendum del 12 giugno, che unirà al tema dell'acqua come bene comune anche il voto sul nucleare. Lo slogan della giornata sarà "una piazza per l'acqua, una piazza per la vita". Già, perché è bene non dimenticare che la risorsa idrica è tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è quindi alla base di tutte le forme di vita conosciute, uomo compreso.

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