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venerdì 4 marzo 2011


Ci sarebbe voluta una leadership politica disposta a spezzare questo circolo vizioso. Ci sarebbe voluto qualcuno con la forza di dire basta. Di infrangere la catena che dal 1960, praticamente, lega a doppio filo il nostro paese, l’Italia, con il destino della Libia guidata dal colonnello Muhammar Gheddafi. E’ dal momento immediatamente successivo al colpo di stato militare che depose la fragile monarchia postcoloniale infatti che il raìs si occupa del nostro paese.
GHEDDAFI E L’ITALIA – Il modo lo racconta Maurizio Molinari, corrispondente estero per la Stampa, a Foreign Policy, il magazine globale di esteri e geopolitica. La situazione è chiara, per Molinari, che in un impeto riassuntivo, sintetizza.
Più Gheddafi insultava l’Italia, più concessioni riceveva da Roma.
E’ davvero tutto qui, e la storia è abbastanza testimone della situazione. D’altronde, Molinari ripercorre le vicende del nostro rapporto con la grande Jahmariya libica, e non che ci sia molto da raccontare oltre ad un Colonnello che incamera moltissimi dei nostri fondi in ragione dell’energia che ci vende, che si insinua nel nostro establishment attraverso la – molto più recente – partecipazione in grandi banche, ed in cambio ha la brillante pensata, ad un certo punto, di bombardare Lampedusa per rappresaglia.
CI HA SEMPRE ODIATO – O di ospitare terroristi che avevano organizzato attentati a Roma.
L’odio di Gheddafi per l’Italia è diventato disgusto per l’intero occidente. E’ diventato praticamente un indiscriminato supporter di tutte le milizie anti-occidentali e del terrorismo. Ha sovvenzionato e addestrato le Fazioni dell’Armata Rossa, le Brigate Rosse e l’Ira. Ha portato a termine attacchi personali contro bersagli contro il nightclub di Berlino La Belle nel 1986, e contro il viaggio Pan Am che è esploso sopra Lockerbie, in Scozia nel 1988, uccidendo 270 persone. Tuttavia, durante questo periodo, le relazioni italo-libiche sono rimaste solide – persino dopo che il Colonnello definì un attentato terroristico nel 1985 contro l’aeroporto di Roma che tolse la vita a 13 persone come “un atto eroico”, dopo aver lanciato un missile Scud contro l’isola italiana di Lampedusa come vendetta per il bombardamento di Tripoli nel 1986, e dopo aver offerto riparo nel 1989 ad Abdel Osama al-Zomar, il terrorista palestino con una sentenza a vita per essere stato parte dell’attacco del 1982 contro la Grande Sinagoga di Roma.
E in cambio, cosa diamo a quest’uomo?




MA NON POSSIAMO FARNE A MENO - Soldi e potere. D’altronde lui ci fornisce il necessario per tenere accese le lampadine.
Il gigante dell’energia, l’Eni, ha iniziato ad operare in Libia nel 1956. Oggi il paese fornisce l’Italia del 22 % del proprio petrolio e del 10% del proprio gas – praticamente il 28% dell’export totale della Libia.
E che dire delle sue partecipazioni in aziende di Stato? Ne abbiamo già parlato su queste pagine.
La Libia ha partecipazioni dorate in moltissime aziende italiane, nei comparti più diversi. Grazie alla sua quota in Banca di Roma si ritrova nel salotto buono di Unicredit; per non parlare della sua partecipazione nell’azienda di stato delle armi. E della Juve, certo.
Ma perchè, tutto questo, si chiede Maurizio Molinari? Come è possibile che l’Italia sia stata così politicamente miope da farsi coinvolgere nei traffici diplomatico-politici di quest’uomo? Le ragioni sono tante e diverse, storiche, politiche ed economiche allo stesso tempo.
RICATTI – Ha ricattato l’Italia inchiodando la Repubblica a colpe non sue, perchè erano state perpetrate dal regime fascista. Ovviamente, sono i figli che pagano per le colpe dei padri, e in parte è giusto così.
Ha usato il ricatto storico. Gheddafi ha giocato con la memoria del passato coloniale e con i crimini commessi dal regime fascista contro la popolazione libica per chiedere all’Italia riparazioni senza fine. Ha chiesto compensazioni per ogni segmento immaginabile del passato.
E ha usato il ricatto della luce, del gas e della sopravvivenza energetica. C’è chi ha il coltello dalla parte del manico: Gheddafi ha la mano sul rubinetto dei nostri fornelli.
Secondo, Gheddafi ha usato l’abbondanza di petrolio e di gas nel suo paese – e la dipendenza italiana su di esso, per influenzare ogni possibile governo italiano nella scorsa metà di secolo. Presentandosi come il guardiano della stabilità e degli accordi economici, Gheddafi ha vinto il supporto di Roma per la sua permanenza al potere.
Ed ultimo, ma non meno importante, Gheddafi ha fatto leva sulla paura dell’uomo nero.
LE FRONTIERE – Ci ha offerto la fine dei problemi dell’immigrazione – ovviamente a noi italiani, ma anche l’Europa ha le sue responsabilità. E forse il punto è che siamo noi a dover capire che il mondo è globale, e ad un dittatore che offre di chiudere le frontiere con la violenza è la Storia che deve prendersi la responsabilità di dire di no.
Da ultimo, Gheddafi ha giocato con le paure europee dell’immigrazione illegale. Nell’ultimo decennio, la Libia è diventata un punto di transito vitale per l’immigrazione sub-sahariana che tenta di raggiungere le coste siciliane. Tripoli ha permesso ai trafficanti di essere umani di portare i migranti su attraverso il Sahara e il Mar Mediterraneo, dove si sarebbero imbarcati su piccole barche verso l’Europa. Gheddafi ha promesso di fermare il flusso dei migranti in cambio di migliori condizioni su qualsiasi cosa dai diritti di pesca nel mediterraneo alla cooperazione militare.
E il trattato di amicizia italo libico, e Berlusconi che bacia la mano del Colonnello fra i pini di villa Borghese, sono il simbolo di questa sottomissione.
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1 commenti:

Attilio Hollige ha detto...

Maddai! E allora bombardiamo la Libia a tappeto e facciamogliela no?
E infatti!
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