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mercoledì 2 marzo 2011

Non è una colpa essere belle, ma a volte può diventare un problema. Quando si osserva che una donna è arrivata a una certa posizione scatta subito l’insinuazione: “Chissà come ci sarà arrivata li”.
Gridano rabbia le parole di Giulia Innocenzi sul Fatto Quotidiano quando dice che «con una donna è facilissimo: basta utilizzare stereotipi sessuali per metterla un gradino sotto, sbatterla su un piano lontano anni luce da quello su cui hanno diritto di confrontarsi gli altri. E così le donne vanno giudicate per tutto fuorché per il merito: se belle o brutte, se disponibili o no, e così via. Che vuoi saperne tu, che sei lì chissà per quale motivo, chissà per cos’hai fatto?»
È vero, con le donne è semplicissimo. E le battute del nostro Presidente sulla convenienza di sposare un uomo ricco unite ai commenti estetici sulle sue colleghe, non aiutano.
Berlusconi ha messo al potere donne con pochissima esperienza politica che hanno avuto successo più per il fatto di averlo conosciuto che per la loro preparazione. La loro incapacità salta agli occhi, come quando ad una domanda semplice come quella di Daria Bignardi alleInvasioni Barbariche su chi sono per lei i comunisti, Mara Carfagna balbetta senza riuscire a fornire una risposta e all’incalzare della giornalista reagisce stizzita.
Il 13 febbraio le donne hanno manifestato in più di 200 piazze italiane contro questo sistema, prendendosela con gli uomini che le mercificano, ma la colpa non è solo loro, è anche di quelle che consapevolmente decidono di scavalcare la meritocrazia.
È interessante sottolineare, però, che per quanto una donna si sforzi di arrivare in alto, tuttavia raramente ci riesce. Non si può non notare che statisticamente le donne che ricoprono i massimivertici lavorativi sono di numero incredibilmente esiguo. Perciò la donna finisce per trovarsi in una spiacevole situazione quando invece ci riesce: viene etichettata come colei che li ha raggiunti non certo grazie alle sue capacità professionali.
Di fronte a questa situazione si grida alla società maschilista, si invoca la parità tra sessi. Ed è qui che entra in gioco un meccanismo tanto inutile, quanto umiliante. Si sceglie di dare spazio alle donne, non per equo confronto, ma semplicemente perché donne. Si fanno le quote rosa, si permette alle donne di entrare a fare il servizio militare e, guardando in piccolo, si fanno iniziative come il “Martedì Donna” al cinema in cui se sei donna e decidi di andare al cinema di martedì, paghi di meno.
Questa non è parità, è discriminazione al contrario. Perché la donna, solo perché possiede un paio di ovaie, dovrebbe avere uno sconto sul biglietto? Non le viene fatto lo sconto per un suo merito speciale, le viene fatto solamente perché donna. E può anche capitare di ritrovarsi delle donne contente di questo, che non capiscono invece quanto sia umiliante sottostare a queste iniziative. La mercificazione non è solo quella contro cui hanno manifestato le donne giorni fa, ma anche quella che, tentando di sedare le proteste femminili con una soluzione rapida, diventa discriminazione al contrario.

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