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lunedì 14 marzo 2011

La Scozia fa venire in mente molte cose, ma è difficilmente associata con eventi di cronaca così macabri come quello che il Guardian racconta in mattinata. Una storia di traffico di esseri umani, dei peggiori, visto che si tratta di bambini. Bambini trafficati in tutto il nord del Regno Unito per servire da schiavi sessuali, o anche solo da lavoratori forzati per i loro padroni.

TRAFFICO DI BAMBINI – Kilt, cornamuse, birra forse; castelli, erba alta e brughiere sterminate. Traffico di minorenni per violenze sessuali, proprio non è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi alla Scozia. E infatti anche i media in inglese si stupiscono della vicenda: come è possibile che tutto questo sia successo proprio nella verde Scozia?

Almeno 80 bambini sono stati trafficati verso la Scozia per affrontare sfruttamento sessale e altre forme di abuso incluso il lavoro forzato e servitù domestiche, rivela un documento pubblicato oggi. Le risultanze concludono nel senso di definire questi casi la punta di un iceberg, con molte altre vittime, ancora bambini, che sarebbero stati venduti, rubati e trasportati per migliaia di miglia rimanendo inidentificati. Il documento – Scozia: un posto sicuro per i trafficanti di bambini? – critica la polizia per non essere riuscita ad assicurare un singolo arresto fra i trafficanti, e le autorità per la insufficiente risposta alle necessità delle giovani vittime.

Dunque è uno studio indipendente ad affermare che lo sfruttamento dei bambini in Scozia dilaga. E le autorità del Regno Unito non ci fanno la loro buona figura.

LA PUNTA DI UN ICEBERG – Come è possibile che addirittura un traffico entrante, e non, in ipotesi, un traffico interno, sia stato del tutto ignorato dalle forze di polizia della Croce di Sant’Andrea? Come è possibile non notare che bambini venivano usate come merce? E come ha potuto la Scozia diventare addirittura un “porto franco” per i trafficanti? Come ha fatto la polizia a non accorgersi che nel territorio di Edimburgo c’erano fabbriche di droga in cui veniva utilizzata manodopera servile e minorenne? Il problema è politico, dice lo studio, e il punto deve diventare il mettere i diritti dell’infanzia al primo posto della politica delle frontiere, il Border Control inglese.

A novembre è uscita la notizia della giovane bambina Nigeriana trafficata in Scozia, tenuta prigioniera e soggetta a violenze di gruppo. Il suo caso è solo uno dei tanti documentati dallo Scottish Refugee Council. Alcuni dei bambini identificati sono stati costretti a lavorare nelle fabbriche di cannabis e nelle case private e sono stati usati come dipendenti in case private. Tutti provenienti da una serie di paesi inclusi Cina, Sudan, Somalia, Kenya, Congo e Vietnam. Il più giovane aveva solo 14 anni.

E, come abbiamo già detto, lo studio afferma che si tratta solo della punta di un iceberg. Il che vuol dire che gli 80 bambini di cui si ha notizia sarebbero solo i primi che da vari paesi affluiscono nell’insospettabile sottobosco criminale del regno del Cardo.

Il traffico di bambini è stato a lungo considerato un tema del controllo delle frontiere, afferma lo studio, trasformando le vittime dei traffici in parte del problema piuttosto che in vittime.

E’ il lato umano della vicenda, insomma, ad essersi perso nelle pieghe della burocrazia e dell’inefficienza. Sempre di bambini si tratta, che ora hanno la vita distrutta.

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