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lunedì 14 febbraio 2011
Tunisia ed Egitto sono paesi entrambi governati da dittatori, così come lo sono molte altre società del mondo arabo e di altre parti della terra. Ma davvero questi paesi sono tanto diversi dagli Stati Uniti, come vorrebbero farci credere il sistema dei nostri mezzi di comunicazione e coloro che dirigono il governo? È questo paese così democratico e libero, che una sorta simile di sollevazione qui non sarebbe necessaria?
Come tutti abbiamo ascoltato le interminabili dichiarazioni solenni di questi ultimi giorni da parte di leader degli Stati Uniti e di guru della politica circa le rivolte democratiche in Tunisia ed Egitto, perché non abbiamo risposto con un misto di risate isteriche e lacrime?
Non ci siamo accorti di come il nostro malcontento sia così simile a quello dei popoli arabi? Siamo diventati così insensibili circa lo stato pietoso della nostra cosiddetta “democrazia”, da non poter più nemmeno immaginare noi stessi in unione con gli stranieri ad esigere una società realmente democratica in questi nostri Stati Uniti?
Negli ultimi giorni, ho raccolto citazioni riguardanti i moti democratici tunisino ed egiziano. Potreste essere sorpresi per quello che ho sentito affermare! Riuscireste a immaginare chi nel nostro paese si è espresso con queste precise affermazioni?
- “La gente si è stancata di istituzioni corrotte e di un sistema politico stagnante. Le persone chiedono riforme per rendere più efficaci i loro governi, più reattivi e più aperti.” (1)
- “Se si guarda a questa protesta ... queste sono davvero le effettive condizioni che hanno portato a ciò che stiamo riscontrando in Tunisia. Esiste povertà. Esistono problemi di diritti di accesso. Esistono giovani professionisti, la classe media, persone con buona istruzione che si lamentano amaramente per la mancanza di opportunità.” (2)
- “Desideriamo vedere una vera democrazia che rifletta la vivacità e l’entusiasmo della società egiziana, e crediamo che il presidente Mubarak, il suo governo, la società civile, gli attivisti politici devono intraprendere un dialogo nazionale per realizzare questa democrazia.” (3)
- “Il presidente Ben Ali ha fatto il suo tempo, il suo regime è sclerotico .... Molti Tunisini sono frustrati per la mancanza di libertà politica e furiosi per la corruzione di tutta la famiglia del premier, per l’elevata disoccupazione e per le disuguaglianze regionali...” (4)
- “I giovani vogliono sentire di essere partecipativi: non solo per il loro futuro economico, ma vogliono partecipare per come sono governati, partecipare per il loro futuro.” (5)
È abbastanza surreale quanto bene queste affermazioni descrivono anche la nostra situazione. Ad esempio, il divario tra ricchi e poveri è più ampio qui negli Stati Uniti che in quasi ogni altro paese del mondo, inclusi la Tunisia e l’Egitto. E il gap si allarga sempre più, di giorno in giorno.
In Egitto, la fioritura di strutture autenticamente democratiche è stato bloccata per molti anni da un dittatore che si fa chiamare “il Presidente”, il Raìs.
Negli Stati Uniti, la fioritura di strutture autenticamente democratiche è stato bloccata per molti anni da un colpo di mano ancora in corso di natura corporativa delle imprese, con la complicità e il sostegno della Corte Suprema degli Stati Uniti. Curiosamente, nei nostri rispettivi paesi queste azioni sono totalmente legali. Questo le rende più giuste? Questo le rende accettabili?
Il popolo egiziano ha deciso che quando è troppo è troppo. La scorsa settimana, gli Egiziani hanno anche sconfitto le forze di polizia tanto temute, semplicemente travolgendole con la loro massiccia presenza fisica nelle strade del Cairo e di altre città. È troppo presto per sapere se riusciranno a prevalere contro i teppisti organizzati, mandati ad aggredirli dal regime di Mubarak. Ma i loro sforzi sono già riusciti a cambiare la situazione.

E noi Statunitensi, cosa stiamo facendo in merito alle pesanti lamentele nei confronti dei nostri leader di governo e delle imprese? Stiamo scrivendo lettere e firmiamo petizioni on-line chiedendo loro di fare cose giuste, e votiamo ogni secondo anno - di solito per il candidato o la candidata che ha più denaro (assegnato loro dal capitale) nei suoi forzieri. Perché? Perché questo corrisponde a ciò per cui i nostri eletti a governare la cosa pubblica e i dirigenti delle imprese e i gruppi di attivisti monotematici continuano a fare pressione su di noi. E chiaramente questo non funziona, ma non sembra essere in arrivo un suo blocco.
È concepibile che le nostre azioni non conseguino il loro esito desiderato, perché non stiamo vivendo in una repubblica democratica? Che questa sia semplicemente modellata per assomigliare ad una democrazia, e grazie a tutte le operazioni di facciata si presenti così bella e seducente?
Se questa fosse una repubblica veramente democratica, con tutti i controlli efficaci e i contrappesi a noi tanto cari, i nostri desideri non dovrebbero diventare realtà più facilmente? Più rapidamente? Se gli Stati Uniti in buona sostanza fossero, davvero, un paese governato dalla maggioranza, non dovremmo “Noi, la Maggioranza” ottenere quello che desideriamo, giorno dopo giorno?
- La maggioranza di Usamericani, contrariamente a quello che ci raccontano i mezzi di comunicazione di massa in mano alle grandi imprese, vuole un sistema sanitario di direzione pubblica, che fornisca assistenza e copertura, che tutti possano permettersi. I sondaggi mostrano che sono decenni che noi desideriamo un tale sistema, la cosa non è così sorprendente dato che siamo una delle pochissime nazioni industrializzate del pianeta senza un sistema sanitario di questo tipo. Sono i nostri leader sensibili e rispondenti ai nostri pressanti desideri?
- La maggioranza di Usamericani desidera una vera protezione per i milioni di nostri vicini - 3,8 milioni solo l’anno scorso! - che si vedono costretti al pignoramento della casa per colpa di procedure di prestito ingannevoli. Sono i nostri leader tanto audaci da porre fine a questa farsa?
- La maggioranza di Usamericani esige una rapida conclusione delle nostre continue occupazioni e guerre contro i popoli dell’Iraq e dell’Afghanistan (e del Pakistan e dello Yemen, e del…, e del…, e del…), che - con il resto della nostra spesa militare – consumano ogni anno circa la metà dell’intero bilancio degli Stati Uniti. Sono i nostri leader in grado di rispondere con azioni decisive?
La nostra nazione possiede un mito ufficiale , una storia ufficiale: gli Stati Uniti hanno una “libera stampa” e “diritto di espressione libera”, protetti vigorosamente ed efficacemente dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Noi abbiamo “elezioni libere e giuste”, il che è tutto ciò che è necessario per soddisfare la definizione ufficiale statunitense di “democrazia”. E ultimo, ma non meno importante, siamo orgogliosi di essere una società capitalista, che ufficialmente è più o meno la stessa cosa nel definire una società democratica.
Gli Usamericani sempre meno credono a questa storia. È sempre più evidente a chiunque presti attenzione alla realtà effettiva che il candidato che ha più soldi di solito vince. Il nostro sistema bipartitico (“bipolare”) è incapace di rappresentare la stragrande maggioranza di noi, che sempre più rispondiamo alle registrazioni elettorali come indipendenti, verdi o libertari, ma i cui candidati selezionati non possono vincere a causa di leggi elettorali ridicole.
I nostri principali organi di stampa sono quasi interamente di proprietà o controllati da una manciata di corporation giganti (tra cui, tragicamente, PBS, un canale televisivo di formazione e NPR, National Public Radio, la radio di servizio pubblico).
Quasi tutte le decisioni fondamentali per la nostra società sono ora assunte dai consigli di amministrazione delle grandi compagnie, divenuti i principali elementi costitutivi del governo e i cui membri ora dirigono la maggior parte delle nostre agenzie governative.
Molte di queste situazioni oltraggiose sono lecite solo perché “Noi il Popolo” continuiamo a permettere a queste nostre creature aziendali l’esercizio di “diritti” costituzionali come se fossero persone in carne e sangue.
È veramente allarmante per un Usamericano ammettere che gli Stati Uniti non rappresentano affatto una società realmente democratica. I padri fondatori di questa società erano proprietari di schiavi, che nella Costituzione scritta da loro hanno protetto l’istituzione dominante della schiavitù. Oggi sono le grandi compagnie a costituire le istituzioni dominanti la nostra società, e la Corte Suprema degli Stati Uniti continua ad espandere i loro “diritti” costituzionali, anno dopo anno. Oggi, il potere giuridico e politico di “Noi il Popolo” impallidisce in confronto al potere giuridico e politico della “persona giuridica” delle grandi società.
Questa non è una democrazia nel senso genuino del termine. Data questa verità dolorosa, da noi sarebbe richiesto un tipo fondamentalmente diverso di risposta. Il semplice attivismo che punta un singolo problema non può avere successo quando i “problemi” che abbiamo di fronte sono i veri e propri sintomi della malattia provocata dalle norme in favore dell’impresa.
Cosa vogliamo “Noi il Popolo” di questi Stati Uniti d'America? Non osiamo nemmeno porci questa domanda, per paura di essere ignorati o ridicolizzati? Forse è giunto il momento di allungare il collo oltre i livelli del nostro abituale stato di benessere, oltre il nostro tra-tran quotidiano.
La Dichiarazione di Indipendenza include questi commi:
“Noi riteniamo queste verità di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, fra questi la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità.- - Che per assicurare questi diritti, sono istituiti tra gli Uomini i Governi, che derivano i loro poteri legittimi dal consenso dei governati - - Che ogni qualvolta una qualsiasi Forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarla o abolirla, e istituire un nuovo Governo, che si fondi su tali principi e organizzi i suoi poteri in quella forma che sembrerà più opportuna al Popolo per la realizzazione della sua Sicurezza e Felicità.”
Che cosa ci impedisce di chiedere agli uomini e alle donne che abbiamo eletto di prendere sul serio queste parole, o dimettersi? Che cosa ci impedisce di chiederci se siamo ben serviti dalle nostre attuali strutture di governo? Ma tutto questo è davvero così diverso da ciò che il popolo egiziano sta chiedendo al suo governo?
Per favore, fatemi presente ancora una volta perché rimaniamo così distaccati, e pur diffidenti delle nostre istituzioni di governo, mentre due milioni di Egiziani sono per le strade insieme, pacificamente esigendo (e vincendo!) cambiamenti drammatici dalle loro istituzioni. Io non sono tanto sicuro che abbiamo qualcosa da insegnare al popolo egiziano su ciò che dovrebbe essere la democrazia.
Appena due settimane fa, la maggior parte degli Egiziani per le strade vi avrebbe confessato che tutto questo non sarebbe potuto avvenire mai, che si sentivano isolati gli uni dagli altri e avevano il terrore di difendere le proprie convinzioni.
Anche il popolo della Tunisia, masse enormi, si è sollevato improvvisamente (in parte a causa della divulgazione da parte di WikiLeaks dei cablogrammi dall’Ambasciata degli Stati Uniti), e altrettanto improvvisamente il loro dittatore se ne è fuggito. Allo stesso tempo, i giovani egiziani hanno dato inizio alle loro mobilitazioni attraverso Twitter e Facebook. E proprio una settimana dopo, due milioni di Egiziani sono scesi insieme nelle strade. Ora, il dittatore egiziano deve contare le ultime ore del suo potere.
Ed inoltre, come ho terminato questo articolo, attualmente sono in corso manifestazioni pacifiche in Giordania, Yemen, Arabia Saudita e Siria.
Questa sorta di sollevazione popolare democratica diffusa vi spaventa? Vi provoca? Vale la pena esaminare cosa provate per il vostro modo di essere e di fare. Riuscite ad immaginare voi stessi riprendervi la parola, come milioni di Egiziani non attivisti hanno ripreso la loro? Potete vedere voi stessi unirvi ai vostri vicini e ai vostri colleghi di lavoro, amici e sconosciuti, giovani e vecchi, nelle strade e nelle residenze del governo, e non solo per poche ore?
Secondo la giornalista egiziana di lungo corso Mona Eltahawy, :
“ La rivoluzione egiziana è stata lanciata dai giovani ed è stata guidata dai giovani. ...Tutto ciò a cui assistete oggi è stato avviato da due gruppi di movimenti giovanili che hanno diffuso incitamenti su Facebook. Ed in primo momento, la gente rideva di loro. Dicevano: “Non si possono invitare le persone… a una rivoluzione.” “Andare tutti a fare un clic su “Sì” è facile, ma voi sapete “Come” fare poi?” “E voi sapete cosa significa questo?” Attivisti da salotto o “slacktivists”, attivisti pigri, come venivano definiti. Ma poi la gente è uscita fuori. Quindi, questi giovani hanno scatenato questa cosa incredibile. Ed è stato questo gruppo di giovani, convinti di poter strappare l’Egitto a Mubarak, ad ispirare l’intero paese. Così, all’inizio si sono unite a loro migliaia di persone, e poi di più, sempre di più, sempre di più. Ed ora tutti sono scesi in piazza…Nell’Egitto di oggi, ciò a cui stiamo assistendo è questo straordinario dialogo nazionale fra le persone che si stanno dicendo: “Guarda, questo è il momento di prendere posizione!””
Quanto da vicino i giovani di questo nostro paese stanno seguendo quello che i giovani egiziani hanno raggiunto in appena la settimana scorsa? Mi piacerebbe pensare che molti dei nostri giovani, attualmente, si stiano interrogando se hanno quello che serve per seguire le orme dei loro coetanei coraggiosi in Egitto. Chiaramente, i giovani di entrambi i nostri paesi condividono le medesime lamentele.
Gli Stati Uniti hanno una storia molto lunga e orgogliosa di resistenza alle ingiustizie. Molte delle persone che erano alla testa di questi movimenti di resistenza sono ancora con noi, e sarebbe una cosa felicissima, se dovesse avvenire ancora, partecipare di nuovo assieme a mobilitazioni a base popolare pacifiche e democratiche. In realtà ci sono forse milioni di Usamericani che risponderebbero a tale invito - specialmente in questo momento storico.
Esistono tante situazioni di crisi che ci stanno di fronte e che richiedono urgente attenzione - dal picco del petrolio e la destabilizzazione del clima, alla reale possibilità di un diffuso collasso economico. Abbiamo bisogno di istituzioni di governo reattive, liberate dalle interferenze delle grandi corporation, se vogliamo avere qualche possibilità di risposta efficace.
“Noi il Popolo” di questi Stati Uniti abbiamo fiducia in noi stessi abbastanza per agire coraggiosamente, come stanno agendo i nostri fratelli e sorelle egiziani? E in realtà, abbiamo qualche altra alternativa?
Nessuno si aspettava quello che è successo in Tunisia. Nessuno si aspettava che rapidamente si avesse una tale impennata in Egitto. Nessuno prevedeva che questo era sul punto di succedere. Nessuno. Tutto ciò può avvenire anche qui? Accadrà?
“Se il popolo si mette alla guida, il popolo parteciperà”. Le sole domande che rimangono aperte sono: Cos’è che ci blocca? E che cosa vogliamo?
Note
1. Segretario di Stato Hillary Clinton, lanciando un monito ai governanti arabi all’inizio della rivolta tunisina, su Morning Edition NPR, 28/ 1 /2011
2. Harold Ford Jr, .ex rappresentante del Tennessee, ad un incontro con la stampa,30/1/2011
3. Segretario di Stato Hillary Clinton, ad un incontro con la stampa,30/1/2011
4. Da un cablogramma dall’Ambasciata degli Stati Uniti sulla Tunisia, datato 17 luglio 2009, pubblicato da WikiLeaks
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