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giovedì 17 febbraio 2011

Ormai da nove mesi, tra polemiche e discussioni, è attiva all’ospedale Sant’Anna di Torino la somministrazione della pillola abortiva RU486, fortemente voluta da Silvio Viale, responsabile del servizio unificato di IVG (interruzione volontaria gravidanza). 

In un articolo di Vanessa Righettoni, pubblicato da “Nuova Società”, si fa il punto della situazione per quanto concerne l’utilizzo di quella pillola nell’ospedale torinese ed inoltre sono contenute alcune considerazioni di Viale riguardo a quello che sta avvenendo anche in altre parti del nostro paese per quanto concerne l’interruzione di gravidanza:
“Per fare il punto della situazione circa l’uso dell’aborto farmacologico rispetto a quello chirurgico è necessario però premettere che al momento non c’è una parità di offerta tra le due tipologie.

Il Sant’Anna, infatti, registra un numero massimo di 20 aborti medici a settimana divisi nei giorni di lunedì e martedì (cifra già notevole se si considera che si era partiti da un massimo di 6), contro invece 60-70 interventi chirurgici. Viale rivela però che in presenza di un confronto alla pari tra le due modalità abortive, la percentuale di donne che preferirebbe sottoporsi alla somministrazione della RU486 piuttosto che all’intervento sarebbe di due terzi rispetto al totale.

Dal 20 aprile gli aborti al Sant’Anna effettuati con la pillola sono stati 734, ai quali si dovrebbero aggiungere anche i 362 registrati durante la precedente fase di sperimentazione, per un totale quindi di 1096. Considerando che nel 2010 il numero totale di interruzioni di gravidanza è stato 3900 circa, la percentuale di aborti con uso di RU486 nei nove mesi di utilizzo risulta essere il 22% del totale, cifra straordinariamente alta se si pensa che in Francia è stata raggiunta solo dopo diversi anni di somministrazione del farmaco.

Insomma un risultato notevole per il Piemonte, che si dimostra in grado di offrire un sevizio costante e significativo, ma soprattutto per l’ospedale Sant’Anna che da solo ha il 40% degli aborti medici dell’intera regione.
Eppure Viale, che comunque si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti in soli nove mesi di utilizzo della RU486, ha affermato che sarebbe necessario ampliare ulteriormente la scelta che si offre alle donne, raddoppiando l’impegno nella somministrazione del farmaco abortivo e aumentando il personale medico disponibile a tale trattamento perché in questo caso “quantità e qualità coincidono perfettamente”; attualmente infatti al Sant’Anna di Torino sono solo 25 su 91 i medici non obiettori di coscienza che si occupano di interruzione di gravidanza.

Il numero così elevato di obiettori è imputabile al fatto che praticare aborti è un’occupazione gravosa, non particolarmente gratificante e fondamentalmente è un lavoro in più, soprattutto se si tratta di aborti farmacologici nei quali il lavoro del medico è di fatto triplicato. Nel caso di interruzione di gravidanza chirurgica la paziente, fatti gli esami e le visite nei giorni precedenti, è ricoverata in day hospital e dimessa nel pomeriggio; con la RU486 il periodo di ricovero previsto al Sant’Anna è di tre giorni, ma se è la donna a firmare per essere dimessa si riduce a due, il primo per gli esami e la RU486 e il secondo due giorni dopo per la prostaglandina, con dimissioni nel pomeriggio…
Quello di cui è pienamente convinto Silvio Viale è che la questione degli aborti si gioca all’interno degli ospedali, dove si eseguono gli interventi medici e chirurgici, dal momento che la Legge n.194 prevede la possibilità di ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza solo all’interno di una struttura pubblica.

Il ruolo dei consultori è invece precedente e non esclusivo, le cui funzioni sono informative e di rilascio delle certificazioni, ma non si possono realizzare aborti in tali strutture. E’ quindi negli ospedali che bisogna lavorare per offrire e garantire una scelta adeguata e laica alle donne che intendono interrompere la gravidanza, perché come dice Viale ‘la donna deve essere lasciata totalmente libera di decidere e, anche, di sbagliare…’”.

La situazione dell’utilizzo della RU486 in altri ospedali, soprattutto nel Sud, è probabilmente molto diversa nel senso che le difficoltà che si incontrano saranno senza dubbio maggiori. Ma lo “spaccato” che emerge analizzando quanto avvenuto nell’ ospedale torinese induce a ritenere possibile ed opportuno una maggiore diffusione della RU486 come strumento per consentire le interruzioni di gravidanza, al di là della campagna allarmistica promossa soprattutto da ambienti della cultura cattolica più retriva, al momento dell’inizio della possibilità di adottare questa pratica abortiva anche in Italia, dopo che da diversi anni essa è ampiamente diffusa in altri paesi europei.

Fonte: Paolo Borrello - gliitaliani.it

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