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venerdì 18 febbraio 2011

La Commissione preparatoria del Dreierlandtag (Tirolo+Sudtirolo+Trentino) ha approvato una mozione della Südtiroler volkspartei e sostenuta della Lega nord contro gli orsi sloveni reintrodotti nelle terre italiane


Se non fosse una cosa seria, questa sarebbe una notizia a ridere. Dopo gli immigrati, i neri e i rom, la Lega nord (in questo caso con l’aiuto della Südtiroler volkspartei) punta il dito contro gli orsi, in particolare contro quelli "clandestini", of course.

Sembra un paradosso, ma la vicenda riguarda il foglio di via (leggi l’abbattimento) degli orsi bruni che a partire dal 1994 sono arrivati a popolare il parco naturale Adamello Brenta. Il “trasferimento” fu reso possibile grazie ai finanziamenti (qualcosa come seicentomila euro) dell’allora Comunità europea. Animali con tanto di collare e regolare permesso di soggiorno. Peccato che gli esemplari abbiano sconfinato e dal Trentino siano arrivati nei boschi dell’Alto Adige e su, fino all’Austria e alla Baviera.

Fatto sta che la Commissione preparatoria del Dreierlandtag (Tirolo+Sudtirolo+Trentino) ha approvato una mozione Svp contro gli orsi sloveni reintrodotti nelle terre italiane, sostenuta della Lega nord che è addirittura favorevole al libero abbattimento di questi orsi “immigrati senza permesso di soggiorno e che non rispettano i confini”. Motivazione ufficiale: “La loro presenza nei boschi sarebbe una minaccia per chi vive e lavora in quelle zone”.

Una provocazione, l’ennesima, fatta durante le sedute dei consigli provinciali a Trento e Bolzano. Anche perché gli orsi sono una delle specie animali protette: la Convenzione di Berna, datata 19 settembre 1979, è chiara e, se non bastasse già nel 1939 la specie è inserita nell’elenco di quelle protette della fauna d’Italia a opera dell’allora senatore del Regno Gian Giacomo Gallarati Scotti e dalla legge quadro sulla protezione della fauna selvatica del 1992. Se i consiglieri della Lega volessero armarsi di fucile sanno che andrebbero incontro a sanzioni previste dal codice penale.

Il Progetto Ursus (Life Ursus) era stato avviato nel 1996, con fondi europei per cercare di risollevare le sorti dell’ultimo nucleo di Orso bruno delle Alpi italiane. Il Parco naturale Adamello Brenta, la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica ritennero di unire le forze per la salvaguardia dei plantigradi nostrani. In quelle zone erano presenti solo tre orsi, tutti maschi, quindi la popolazione era biologicamente estinta. Era necessario introdurre nel territorio almeno 9 individui tra i tre ed i sei anni.

Prima della reintroduzione, un sondaggio di opinione sugli abitanti dell’area dimostrò che almeno il 70% dei cittadini residenti erano favorevoli alla reintroduzione stessa.

Nel 1999 ci fu la liberazione dei primi due orsi, Masun e Kirka, catturati nella Slovenia meridionale. Tra il 2000 ed il 2002 furono liberati altri otto individui.

Tutti gli orsi furono muniti di radiocollare e marche auricolari trasmittenti. E nel 2004 il progetto si è concluso dopo un secondo finanziamento europeo. Oggi la popolazione dei plantigradi è stimata in 30 esemplari e si spera in un ricongiungimento, attraverso i corridoi biologici, di tutte le popolazioni alpine. Anche se, dicono gli esperti, il pericolo d’estinzione, però, non era del tutto scongiurato.

“Tra l’altro”, spiega al fattoquotidiano.it il consigliere provinciale dei Verdi in Trentino, Roberto Bombarda, “gli orsi che adesso popolano i boschi sono italianissimi, nati in Italia, sulle nostre montagne. Purtroppo ogni sei mesi viene riproposta questa polemica, in realtà del tutto sterile: a chi dovremmo restituire gli orsi nati in Italia? Alla Slovenia? Con quali motivazioni? In quanto figli e nipoti di sloveni? Una follia, ovvio. Se vogliamo porre il problema lo si deve fare con motivazioni solide, non attraverso sparate che non stanno in piedi. Possiamo rivedere la normativa, apportare modifiche, ma nessuno credo voglia abbattere gli orsi e commettere reati”.

“Va detto inoltre”, spiega l’agenzia di stampa GeaPress, specializzata in animali e ambiente, “che  oltre al tentativo di evitare l’estinzione degli orsi, già biologicamente in atto a quella latitudine, ilProgetto Ursus aveva sicuramente garantito  per anni occupazione e salario ad alcune decine di persone con diverse competenze e specializzazioni. Gli orsi del Trentino hanno già dovuto subire la cattura, lo sradicamento dai luoghi natii, ed ora, una volta ambientati in un nuovo territorio, dovrebbero essere scacciati e riportati in Slovenia”.

La polemica però resta in piedi e a difendere gli orsi sono rimasti soltanto i Verdi. “E’ annosa e riproposta con cadenza sistematica”, conclude Bombarda, “parliamone, ma in maniera seria, le provocazioni e i proclami senza senso non meritano attenzione”.

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