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lunedì 14 febbraio 2011

Il 67% dei latticini prodotti in Italia sono contaminati da batteri, secondo la Procura di Torino. E non si tratta solo dell’innocuopseudomonasci sono anche salmonella, enterobatteri ed escherichia coli. Perfino piombo. Secondo i periti della procura, la contaminazione non dipende dal latte ma dall’acqua di raffreddamento: le aziende userebbero acque non potabili per risparmiare.
Le indagini del pm Raffaele Guarriniello sono ad un punto decisivo. Sulla sua scrivania campeggiano le relazioni conclusive di due esperti del tribunale, che in 6 mesi hanno effettuato controlli randomici su 10 stabilimenti e circa 1027 campioni di latticini. I risultati sono scoraggianti: il 67% delle aziende alimentari sono risultate positive alla contaminazione di batteri, con un grado di positività oscillante tra un minimo del 27% dei prodotti (uno su 4) ad un massimo dell’87% (9 su 10). I proprietari sono stati iscritti nel registro degli indagati, e rischiano grosso: da 10 a 60 milioni di euro per violazione della legge che regola le norme sanitarie delle produzioni alimentari industriali.
Non è vero che le mozzarelle blu sono innocue, come si affrettò a dire il ministro della Salute Ferruccio Fazio allo scoppio del caso (giugno 2010). Il batterio più comune riscontrato dagli investigatori è in effetti lo pseudomonas, semplice “colorante” del latticino: ma non solo. C’è gran quantità di enterobatteri, responsabili delle infezioni alle vie urinarie nei soggetti immunodepressi; c’è l‘escherichia coli, che può produrre meningite, peritonite, setticemia e polmonite; c’è la salmonella e anche – giusto per non escludere nessuno – il piombo, tra le sostanze più tossiche per l’organismo umano. Elementi che, secondo la legge italiana (precisamente il decreto legislativo n.31/2001), descrivono l’acqua non potabile e dunque vietata al consumo alimentare.
Proprio sull’acqua si concentra l’attenzione della Procura. I latticini sarebbero stati contaminatidall’acqua di raffreddamento utilizzata per accelerare la formazione del caglio. Acqua non potabile, a quanto pare: proveniente da pozzi e destinata alle colture agricole. Quindi meno costosa, ma totalmente inadatta al consumo alimentare.
Chi avrebbe dovuto vigilare? Il decreto legislativo 31/01 attribuisce una responsabilità di controllo doppia, sia all’Asl locale che al proprietario dell’azienda. I controlli esterni, infatti, sarebbero di competenza della azienda sanitaria, mentre ai produttori spetta la verifica almeno annuale (attraverso laboratori di analisi propri o consulenti esterni) delle acque utilizzate nel circuito produttivo. Entrambi i controlli hanno fatto cilecca. La procura di Torino ha inviato il rapporto scottante al ministero della Salute, il quale ha scaricato la responsabilità sugli assessorati regionali attraverso una lettera di sollecito (“le asl dovevano eseguire i controlli, perchè non avete vigilato?”).
Nel giro di lettere e solleciti, gli unici ad agire sono stati i magistrati. La procura di Torino ha infatti avviato le ispezioni necessarie – previste per legge – attraverso la polizia giudiziaria e i carabinieri dei Nas. Nel solo Piemonte, sono già stati controllati 722 stabilimenti, ma il lavoro è immane e dovrebbe essere svolto dagli organismi competenti. “L’inchiesta sulle mozzarelle blu è stata importante per mettere in luce una serie di problemi che debbono essere risolti – hanno spiegato in procura – però, o viene cambiata la legge oppure i controlli devono essere fattiQuello che stiamo facendo è un lavoro di supplenza per garantire la sicurezza di un prodotto di ampio consumo come le mozzarelle”.

fonte

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma l'elenco dei prodotti "contaminati" non dovrebbe essere reso pubblico? Il consumatore come di difende?????????

Anonimo ha detto...

Concordo con quanto detto sopra!!! Dove troviamo l'elenco?

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