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domenica 13 febbraio 2011

Le prefetture di Torino e Milano non hanno inviato i dati. La Commissione parlamentare presieduta da Pisanu ha individuato per ora solo 40 casi

Finalmente i nomi, anche se i conti, alla fine, non tornano affatto. Parliamo dell’elenco dei candidati (eletti e non) messi in lista dalle varie formazioni politiche alle ultime elezioni amministrative (Regioni, Province e Comuni) in violazione del codice di autoregolamentazione della Commissione parlamentare antimafia. Il codice, approvato nel 2007, impegna a non candidare “coloro nei cui confronti sia stato emesso decreto che dispone il giudizio o misura cautelare non annullata (…) o che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive o condannati con sentenza anche non definitiva” e vale per i reati di associazione e concorso in associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e traffico illecito dei rifiuti.


Secondo le tabelle consuntive della Commissione, risulterebbero dodici eletti in violazione del Codice (uno dei quali già revocato e un altro in corso di verifica); tuttavia, nell’elenco, se ne trovano soltanto otto, equamente divisi fra condanne definitive e non definitive. Il che sembra avvalorare quanto dichiarato l’altro ieri dal presidente dell’Antimafia Giuseppe Pisanu, che ha definito l’elenco “non esauriente e non adeguatamente rappresentativo”.

Gli eletti con condanna definitiva sono quattro: Salvatore Caputo, eletto consigliere per l’Mpa al comune di Matera, nonostante una condanna per tentata estorsione (reato dichiarato estinto ex art. 445 c.p.p.); Giuseppe Castoro, consigliere provinciale del Partito democratico alla Provincia di Enna, soggetto a misura di prevenzione speciale (il Consiglio provinciale ha votato no alla revoca della sua elezione). Giovanni Corigliano, eletto vicesindaco del comune di Rocca di Neto in provincia di Crotone nonostante una condanna per riciclaggio (patteggiamento nel 1999 con sospensione condizionale della pena) e Alessio Vanacore, ancora dell’Mpa, consigliere del Comune di Caivano (Na), soggetto a misura di prevenzione di sorveglianza speciale (la sua elezione è in corso di verifica).

Quanto ai candidati con condanna non definitiva risultano Angelo Brancaccio dell’Udeur, eletto sia alla Provincia di Caserta che al Comune di Orta di Atella (Ce), condannato per concorso in estorsione. Poi Roberto Conte, consigliere regionale della Campania, eletto nelle fila della lista civica “Alleanza di Popolo”, condannato per associazione di stampo mafioso e revocato dall’incarico; quindi Vittorio Fiorentini, condannato per concorso in estorsione, al comune di Artena in Provincia di Roma (lista civica “Per Artena”). Infine Alfonso Riccitelli (lista civica, Castello del Matese in provincia di Caserta), condannato per usura.

In totale fa otto. Che fine hanno fatto gli altri tre? “È una mancata quadratura voluta – dichiara l’onorevole Angela Napoli (Fli) – non ci sono tre nominativi, guarda caso, della Calabria. Ho posto la questione in Commissione e mi è stato risposto che l’omissione è dovuta al fatto che alcune situazioni non sono ancora definite”. E, in effetti, la lista contiene soltanto 40 nomi (di cui quattro indicati con le sole iniziali) e non 45. Tra questi, poi, soltanto quattro riguardano la Calabria, mentre il documento consuntivo dell’Antimafia ne indica misteriosamente otto: “Senza contare – ancora Angela Napoli – che la casistica riguarda soltanto fatti avvenuti prima delle elezioni. Mancano alcuni arrestati successivamente”. La Puglia vanta il triste primato di casi segnalati (10), seguita da Sicilia e Campania (7), Lazio e Calabria (4), Abruzzo e Basilicata (2). Sfogliando il grafico riassuntivo scopriamo che – oltre ai quattro della Calabria – mancano all’appello anche due segnalazioni dalla Campania e una a testa da Basilicata, Lazio e Sicilia. In totale fanno nove, la differenza esatta fra i 36 nomi noti (al netto dei quattro indicati con le sole iniziali) rispetto ai 45 annunciati. Che fine hanno fatto questi nove? E perché non compaiono?

La situazione dunque, dopo mesi in cui il presidente Pisanu è stato costretto a sollecitare l’invio dei dati di competenza alle prefetture inadempienti, non è ancora del tutto chiara. Salta all’occhio, poi, la quasi totale assenza dei reati di associazione mafiosa: oltre al già citato Roberto Conte, risulta un solo altro caso, quello di Cosimo Antonio Poci, condannato nel 1994 per associazione di stampo mafioso e candidato (non eletto) per la lista civica “Svolta sociale” alla Regione Puglia. La parte del leone (ben 34 segnalazioni) la fanno estorsione e usura. Ben rappresentate tutte le maggiori forze politiche: il Pdl schiera Nunzia Berardino, pregiudicata per usura non eletta al comune di Andria (Bt); il Pd il già citato Giuseppe Castoro; l’Udc Nicola Sconza (estorsione, non definitiva) che ha fallito la scalata alla Regione Campania; La Destra Alfredo Piscopo e la Federazione della Sinistra Luciano Perna, entrambi con una condanna per estorsione alle spalle non eletti al comune di Arzano (Na).

Assente ingiustificato dalla lista dell’Antimafia tutto il Nord Italia.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 febbraio 2011

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