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lunedì 14 febbraio 2011

Di "liberalizzazioni" tutti ne parlano ma nessuno va al sodo... e non diciamo che le ha fatte Bersani, perché da un governo di "sinistra" ci si aspetta che vada a "toccare" le "caste" come Notai, avvocati, etc e non certo panettieri e tassisti... Antonio.
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Liberalizzazioni. Dovevano far parte della grande rivoluzione liberale che Silvio Berlusconi avrebbe voluto mettere in atto nel 1994. “Me lo hanno impedito i Magistrati”, gridò quell’anno quando fu costretto a dimettersi per il ribaltone della Lega. Poi venne il lungo regno che dal 2001 ad oggi lo ha visto quasi sempre al potere. Ma queste liberalizzazioni non si sono mai viste. Anzi, i piccoli progressi fatti nell’interregno prodiano vengono smantellati un pezzo alla volta.
Pierluigi Bersani lo sa bene. La sua seppur limitata riforma fatta quando era ministro solo 3 anni fa, si sta lentamente sgretolando per opera del governo. Il famoso decreto che prende il nome dall’attuale segretario del Pd qualcosa aveva cambiato. Aveva concesso la vendita dei medicinali da banco (quelli che si acquistano senza ricetta) anche alle parafarmacie e ad alcuni supermercati, aveva abolito alcuni tariffari degli ordini professionali, aveva eliminato icosti di ricarica dei telefonini e aveva aumentato le licenze dei taxi, oltre ad interventi sulle transazioni bancarie. Ma da quando Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi, ci sono stati vari interventi in direzione opposta.

In allarme, oggi, sono le parafarmacie: cinquemila giovani farmacisti che in questi anni hanno trovato lavoro grazie al Decreto Bersani che permetteva loro di aprire esercizi commerciali dove vendere medicinali da banco, rischiano ora di ritrovarsi senza un’occupazione. Lo sostiene Lino Busà, responsabile della Federbiomedica. I giovani laureati in farmacia non possono aprire una farmacia vera e propria. Infatti, il numero di queste strutture è regolamentato dalla legge che stabilisce un rapporto tra il numero dei punti vendita dei medicinali e la popolazione residente in un determinato territorio. Così i neo-laureati sono costretti a comprare da un altro farmacista la licenza, oppure lavorare al bancone come un qualsiasi commesso. Ma la licenza ha costi irraggiungibili: si va da 1 milione fino a 7 milioni di euro. Una follia. Per questo Bersani, pur non intaccando la “casta” che tramanda l’attività di padre in figlio, ha permesso a chi non ha genitori farmacisti di mettersi in proprio. Un modo per creare occupazione e per abbassare i prezzi di alcuni farmaci.
Ma l’emendamento proposto dai banchi del Pdl al Milleproroghe, vuole negare questa possibilità, nonostante che anche l’Antitrust, in una segnalazione a governo e parlamento, sostiene che questo emendamento si tradurrà “nella protezione di reddito delle farmacie già presenti, il cui numero in larga parte dei comuni italiani, è peraltro inadeguato a soddisfare le esigenze dei cittadini”.
Perché, dunque, chiudere le parafarmacie? Il motivo non è chiaro. Eppure il bilancio è stato positivo, commenta ancora Busà. ”Basta guardare ai numeri: 3.400 sono le autorizzazioni richieste al ministero della Sanità”, mentre ad esercitare, secondo Federbiomedica, “sono 3.200, di cui il 30% sono corner nella grande distribuzione oppure catene in franchising. Il restante 70% sono negozi di vicinato”. L’ “effetto Bersani” ha prodotto, sempre secondo Federbiomedica, un ribasso dei prezzi dell’8,3%.
Ma il problema non riguarda solo le parafarmacie. Dal 2 gennaio la cancellazione dell’ipoteca iscritta come garanzia per aprire un mutuo non è più gratuita ed automatica. Grazie al Decreto Bersani, la procedura di cancellazione di una ipoteca era stata semplificata:era sufficiente estinguere il debito; niente di più, e senza spese aggiuntive. Adesso, per tutte le ipoteche legate a mutui iscritte dopo il 2 gennaio, ci si deve rivolgere di nuovo al notaio. Solo per un timbro il consumatore è costretto a pagare all’ennesimo rappresentante della “casta”800 euro. Questa “simpatica” novità è stata introdotta con il decreto correttivo 218/2010. Perché passare attraverso il notaio? Alla domanda non segue alcuna risposta, visto e considerato che anche in questo caso un motivo concreto non c’è.
Poi, però, di fronte alla crisi, Tremonti propone di modificare l’articolo 41 della Costituzione: “Troppi ostacoli alla libertà d’impresa”. Come dire: “Se non facciamo le liberalizzazioni è colpa di una Costituzione vecchia di stampo comunista”. “L’iniziativa economica privata è libera”, si legge nell’articolo 41Ecco gli unici limiti alla libertà d’impresa: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.Allora perché per il centro-destra le parafarmacie non devono esserci? Perché un giovane avvocato non ha diritto di farsi pubblicità o di applicare tariffe più basse rispetto a quelle indicate dall’Ordine? Colpa dell’articolo 41 o volontà politica di preservare e rafforzare l’Italia delle corporazioni?

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