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martedì 8 febbraio 2011

Il presidente Usa Obama gli ha rovinato la festa. Proprio mentre il canale arabo al-Arabiya annunciava, in serata, il discorso del presidente egiziano Hosni Mubarak, la Casa Bianca gli chiedeva di non ricandidarsi più. Come se avesse scelta. Ecco che appare in video e chiude in modo ufficiale - è da vedere se il popolo egiziano gli darà il tempo - la sua trentennale avventura alla guida del Paese dei Faraoni, facendosi lui stesso Faraone.

Al punto di credere che potesse consegnare il potere e la presidenza a suo figlio, come quando si raccontava al popolo che era il Sole a scegliere i figli di Egitto eletti per guidare un grande popolo. Concede tutto quello che può, dimissioni a parte. Mubarak, alla fine, annuncia che non si ricandiderà, chiudendo in modo quasi grottesco, come se fosse possibile altro epilogo. Obiettivo, a suo die, "lasciare nelle mani della persona che verrà scelta, pacificamente, dal popolo. La Costituzione verrà cambiata, nei termini che riguardano l'elezione del Presidente. Saranno presi in esame i ricorsi contro i risultati delle elezioni parlamentari di ottobre, sarà processato il ministro degli Interni cha ha guidato la repressione".
Bella scoperta, dopo che secondo alcuni erano due milioni le persone scese in piazza, per l'ottavo giorno, sfidando il coprifuoco e gli sgherri di regime, a urlargli che il suo tempo è finito. Contestualmente, come ha ribadito per l'ennesima volta, l'amministrazione Obama lo scarica. In favore di Mubarak, ormai, si schierano solo Israele e un'Italia sempre più piccina e fuori dai giochi che contano nel Mediterraneo. Gli Usa, almeno dal 2008, hanno voltato le spalle a un regime divenuto indifendibile. Da Nasser a Sadat, fino a Mubarak, è stato sempre l'esercito a esprimere la guida dell'Egitto indipendente. Oggi la questione è più spinosa, ma l'argine è rotto. Meglio immaginare, dal punto di vista di Washington, una forma di 'tutela' più sottile.
"Morirò in questa terra", dice Mubarak. Quasi una richiesta, sussurrata nel cuore della notte, più che uno dei suoi diktat ai quali - dal 1981 - il suo popolo era abituato a sottostare in silenzio. Pena il carcere e le sevizie della sua polizia. Ha voluto distinguersi da Ben Alì, chiedendo una fine più dignitosa. Ma gli egiziani, edipicamente, hanno ucciso il Padre -padrone. E forse non avranno neanche la pazienza di aspettare le elezioni presidenziali di settembre o di concedere la consolazione della terra egiziana a Mubarak. Quella terra che, nella speranza di ritornare grande, si gode il fatto di essere tornata libera.

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