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mercoledì 9 febbraio 2011
Vi ricordate quando, nel 2007 Berlusconi e i suoi gerarchi schiamazzavano sull’Ulivo, deriso e sbeffeggiato perché era un coacervo di forze distanti l’una dall’altra, in perenne contrasto fra di loro, tanto da gettare l’Italia nel marasma generale? Niente in confronto a quello che sta facendo ora il Caimano per rattoppare la sua maggioranza alla Camera. Una sorta di “raffazzonata compagine governativa” (Paolo Granzotto riferendosi al vecchio Ulivo prodiano su “Il Giornale” del 28 ottobre 2009).
  Dopo aver venduto agli elettori l’immagine di una maggioranza granitica, tutta coesa sotto le ali del suo sommo Capo e dopo aver raccattato figure di decimo piano dappertutto, a destra, al centro e a sinistra, ora è la volta del meno classificabile di tutti: Marco Pannella. Già perché sono oramai settimane che l’anziano leader radicale, raccolti capelli canuti sotto una treccia, fa capire che forse potrebbe decidere di appoggiare, con i suoi sei deputati che ora valgono oro, l’attuale governo, nonostante sia stato eletto nelle file del Partito democratico. “Sorreggere le istituzioni - anche istituzioni disastrose - è un dovere repubblicano” dichiara Pannella che poi aggiunge: “Noi dialoghiamo, certo. Ci siamo già visti due volte, col Cavaliere, ci rivedremo in settimana, possiamo trovare un'intesa. Trattiamo vediamo cosa ci offre. Berlusconi almeno quando dice di volerci vedere poi mi fissa subito un incontro, Rosy Bindi e Bersani mi hanno sempre detto 'ci incontriamo, ci incontriamo’, e li hai mai visti?”.
“Venghino siori, venghino”

Come un piazzista di merci varie, il Cavaliere sta imbarcando di tutto nella sua maggioranza, tanto che, quella di Prodi, rischia di diventare un monolite indistruttibile. Vero è che il denaro è il collante più portentoso che esista ma è naturale chiedersi cosa farà Pannella, una volta appoggiato il governo, di fronte alle future scelte sul testamento biologico. Anzi, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa sull’esenzione dal pagamento dell’Ici per gli enti ecclesiastici, delle posizioni violentemente antiabortiste del partito berlusconiano, del finanziamento alle scuole cattoliche in spregio alla Costituzione repubblicana. Quanta “capacità di convinzione” da parte del piazzista sarà necessaria per far diventare Pannella un vetusto chierichetto, che serve Messa con Bagnasco e Bertone?
Sprint sul processo breve
Inutile dire che Berlusconi ha bisogno di ampi numeri per far approvare dal Parlamento le norme sul processo breve. Il capo del gruppo Pdl alla Commissione giustizia ha ufficialmente chiesto di calendarizzare il disegno di legge nel periodo che va dal 7 all’11 febbraio. L’azione è stata concertata con il ministro della giustizia Alfano, il quale aveva già annunciato che “il tema non è mai stato cancellato dall'agenda politica della nostra coalizione ed anche pronunciamenti recenti della Corte di Strasburgo richiamano l'Italia ad una accelerazione dei processi”. Lo schema è quello di sempre: giustificare norme ad personam con esigenze generali, questa volta addirittura provenienti dall’Europa. “Ora che si stringe il cerchio giudiziario intorno a Berlusconi, ecco che si riattiva la micidiale pletora dei suoi avvocati personali, quelli che siedono in Parlamento e che hanno il compito di garantirgli l'impunità per mezzo dell'abuso di legge” commenta il deputato europeo Luigi De Magistris (Idv). “Una richiesta irresponsabile, quel provvedimento non serve ai cittadini e metterà in ginocchio il sistema giustizia, cancellerà centinaia di migliaia di processi vanificando così il fruttuoso lavoro dello Stato nella lotta alla criminalità” ribadiscono all’unisono Donatella Ferranti e Andrea Orlando del Pd.
Mills e Mediatrade dietro l’angolo e poi Ruby
Il suo problema è quello di sempre: ammazzare i processi quando sono ancora adolescenti, salvo poi annunciare – lui e i suoi gerarchi – che “non sono mai fuggito dai magistrati” e che “sono stato sempre assolto in tutti i processi in cui ero accusato”. Ora, il processo breve fulminerebbe sia quello relativo alla corruzione del legale inglese David Mills (già condannato) sia quello per i diritti di Mediatrade, dove si ipotizza l’accantonamento illecito di capitali mediante la falsa intermediazione sulla compravendita di diritti cinematografici da parte delle aziende televisive del Biscione. Se gli riuscisse l’operazione, rimarrebbe la spina dell’accusa dei pm milanesi per concussione e induzione alla prostituzione minorile, insomma la vicenda Ruby. Ma anche lì i gerarchi berlusconiani si stanno dando da fare. Le ipotesi in cantiere vanno da una modifica alla Convenzione di Lanzarote, che consentirebbe lo spostamento della competenza da Milano a Monza (giudicata meno ostile) o, ancora più nell’immediato, la richiesta del Parlamento di un ricorso alla Corte Costituzione per conflitto di attribuzione e stoppare così il processo per la vicenda Ruby e per quella relativa, forse, ad un’altra minorenne su cui i pm milanesi stanno lavorando. E Pannella che ne pensa?

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