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venerdì 18 febbraio 2011


La mappa degli sprechi che pubblica la Stampa in un articolo a firma di Paolo Baroni è impressionante: si parla di un tasso di irregolarità che in alcune regioni supera il 50%, attestandosi in media intorno al 30%. Domina il Mezzogiorno, sia per numero di assegni per abitante, dato che di per sè dovrebbe già destare qualche sospetto, sia per margini di risparmio.
Secondo le elaborazioni della Fondazione Hume su dati Istat 2005, è quella dove si registra il tasso più alto di pensioni di invalidità: 178 ogni mille abitanti. In pratica, quasi due pensioni ogni 10 abitanti. Seguono Benevento con 170, Oristano e Potenza con 161, Nuoro con 158, poi Pesaro-Urbino con 154, L’Aquila con 153. A chiudere la classifica delle dieci «peggiori » province, Reggio Calabria a quota 149, Agrigento a 147 e Catanzaro a 145. Dall’altro capo della classifica tutte città del Nord: questo in base al tasso standardizzato, indicatore che consente di rendere omogenei e quindi comparabili tra loro in base al sesso e alle classi d’età i valori sulla popolazione.

E il dato che balza all’occhio è che tutte le prime dieci città più «virtuose» presentano un numero di pensioni di invalidità che in alcuni casi non arriva a raggiungere un terzo di quelle erogate nelle «peggiori » dieci province. Il primo posto spetta a Milano, con 52 assegni versati ogni mille abitanti, seguono Venezia e Varese con 59, Como con 62, Mantova con 63, poi Verbano-Cusio- Ossola, Savona, Novara e Bergamo con 64 e Torino, al decimo posto con 65. Lo squilibrio Nord/Sud non sorprende più di tanto, perché è ormai assodato che il grosso delle pensioni di invalidità viene pagato nel Mezzogiorno d’Italia: 55 assegni ogni 1000 abitanti contro i 34 del Nord, stimava ilministero dell’Economia nella sua ultima Relazione generale sullo stato economico del Paese in base a dati non riparametrati. Su 2,6 milioni di trattamenti complessivi, quasi la metà 1,1 viene infatti erogata al Sud e nelle isole. I risultati delle verifiche, scrive Luca Ricolfi sono impressionanti:
Secondo questo primo ciclo di controlli, circa il 30% dei beneficiari di pensione di invalidità ne usufruiscono senza averne diritto, ma questa percentuale nazionale varia enormemente da luogo a luogo. In provincia di Sassari le pensioni da cancellare sono il 76%, a Roma il 26%, a Milano appena il 3%. In Sardegna sono il 53%, ma anche l’Umbria non scherza con il suo 47%; mentre in Lombardia e in Emilia Romagna la percentuale di cancellazioni resta inferiore al 10%.
I risparmi derivati dal recupero sarebbero intorno ai dieci miliardi l’anno:
Applicando in ogni regione le «migliori pratiche» si potrebbero risparmiare 4-5 miliardi all’anno su un totale di 15,5. Cifra che sale a 8-10 se si considera che una platea di 5-6 milioni di persone, oltre all’invalidità, percepisce a vario titolo anche altri assegni.


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2 commenti:

Luca ha detto...

Inoltre c'è da aggiungere che una pensione acquisita per invalidità, resta tale anche dopo che il pensionato ha raggiunto l'età della vecchiaia, 60 per le donne e 65 anni per gli uomini, l'Inps infatti le continua a classificare come pensioni d'invalidità.
Per cui di fatto le vere pensioni d'invalidità cioè quelle di cittadini con meno di 60 anni se femmine o 65 se maschi sono in numero assai molto minore di quanto appare dai dati Istat presi alla leggera senza un adeguata analisi. Fortunamente oggi sono in vita tanti ultra settantacinquenni, e le salute di una 55 enne di 20 anni fa era molto più precaria di quella di una 55 enne di oggi.

Luca ha detto...

Se si risparmia 10 miliardi sugli invalidi civili, questo verrebbero annientati, visto che la spesa per loro compreso l'accompagnamento è appunto di 10 miliardi di euro fonte: http://www.inps.it/docallegati/mig/doc/informazione/rapporto_annuale/inps_rappannuale05.pdf
copio incollo: importo complessivo di 153.711 milioni di euro:
136.102 milioni di euro per le Gestioni previdenziali, 7.502 milioni per la Gestione interventi dello Stato e 10.106 milioni di euro per la Gestione invalidi civili.

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