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domenica 6 febbraio 2011
I racconto nel libro di Amoreena Winkler, figlia di una coppia affiliata al clan e che trent’anni dopo racconta l’incubo di un’infanzia segnata dall'orrore di quell'esperienza.

Chi è stato giovane negli anni Settanta li ricorda come una delle tante sette tardo hippy dell’epoca, sballatoni che predicavano l’amore per Gesù e reclutavano nuovi adepti mandando in avanscoperta ragazze molto belle vestite di veli e con i fiori nei capelli. Nulla a che vedere con i morigerati e allora più popolari Hare Krishna (niente carne, niente droghe, niente sesso se non per procreare) e nemmeno con i più allegri Arancioni, i seguaci di Bhagwan Shree Rajneesh nel cui ashram di Poona molti andarono a perdersi o a ritrovarsi.

I Bambini di Dio erano diversi. Soprattutto perché erano americani, molto lontani dunque dalla mistica indiana che andava per la maggiore a quei tempi. E poi perché sembravano davvero fanatici. E affamati di soldi. Non a caso, più d’una di quelle belle ragazze accalappiò qualche buon partito spennandolo per benino mentre gli sfornava figli in quantità. Non sempre suoi.

Di quella setta che sbarcò in Italia nel 1972 per eclissarsi alla fine del decennio, nessuno si sarebbe probabilmente ricordato se non fosse uscito in questi giorni in libreria un memoir sconvolgente: I bambini di Dio (Fandango, 254 pag., 17,50 euro) di Amoreena Winkler, figlia di una coppia affiliata alla setta, che trent’anni dopo racconta l’incubo di un’infanzia segnata da abusi e violenze di ogni tipo, soprattutto sessuali.

Amoreena, nata a Roma nel 1978 (i Bambini di Dio erano sbarcati in Italia nel 1972), ha vissuto sulla sua pelle gli effetti dell’estensione alla sfera sessuale del precetto evangelico «ama il prossimo tuo» così come l’aveva concepito David Berg, il fondatore della setta. E cioè: non solo promiscuità fra gli affiliati e proselitismo attraverso il sesso (la pratica era codificata con tanto di nome: flirty fishing, dove i fishes erano i pesci adescati ), ma iniziazione all’ “incarnazione dell’amore divino” anche dei bambini. Il che significava abusi sui bimbi, anche piccolissimi.

In Italia, la pratica del flirty fishing venne svelata nel 1979 da un’inchiesta giornalistica cui fece seguito l’irruzione della polizia in una discoteca romana gestita dai Bambini di Dio e l’incriminazione di tredici persone accusate di sfruttamento della prostituzione con riferimento al flirty fishing. Ma dopo una lunghissima istruttoria, il Tribunale di Roma assolse tutti nel 1991, concludendo che il flirty fishing non poteva essere equiparato alla prostituzione perché le adepte, sia pure in modo deviante, perseguivano con la loro attività un paradossale “scopo umanitario”.

Nulla, invece, era mai emerso circa gli abusi sui bambini. Fino a questo libro in cui Amoreena rivive, con una crudezza che toglie il fiato, il suo calvario di bambina violata, le esperienze alle quali venne forzata dall’età di quattro anni da suo “padre”: non quello biologico (emigrato in Asia per fondare una nuova “famiglia”) ma il nuovo, tremendo, compagno della madre.

Figura centrale, quella della mamma: una giovane francese che a 19 anni aveva mollato l’università per entrare nella “Famiglia” dei Bambini di Dio, dove era diventata una delle più attive “whore for Jesus”, prostituta per Gesù. “Peggio di una puttana rispettabile, una puttana religiosa”, scrive Amoreena. E per questo con “la coscienza a posto”. E che, sempre in nome di Gesù, condivide e assiste agli abusi sessuali del suo compagno su sua figlia. Amoreena è riuscita a ribellarsi e a fuggire dalla “Famiglia” a 17 anni. Molti di più ne ha impiegati a ricostruire la sua persona di bimba violata da adulti irresponsabili e criminali.

I Bambini di Dio, così come li ha conosciuti e vissuti, non esistono più. Dopo la morte del fondatore e diversi processi, il movimento è stato riformato: eliminato il flirty fishing e stabilite norme che vietano la sessualità fra adulti e minori, rimangono la considerazione favorevole della masturbazione, il principio dello sharing (la promiscuità all’interno del gruppo fra persone che non sono marito e moglie) e in genere una visione ampiamente positiva della sessualità all’interno ma anche all’esterno del matrimonio.

Nella “Famiglia”, come continua a chiamarsi il movimento, una percentuale sempre più ampia dei circa diecimila membri è composta da membri di seconda generazione: i bambini dei Bambini di Dio, quelli che, a differenza di Almoreena, non sono riusciti a fuggire.

Quanti altri bambini sono vittime di sette sconosciute? Centinaia dicono le segnalazioni a Telefono azzurro. Addirittura decine di migliaia solo in Francia, secondo l’Unadfi, l’Union national des associations de defense des familles et de l’individu victimes de sectes.

Da: Il Fatto Quotidiano

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