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mercoledì 2 febbraio 2011


bassolino_cozzolino.jpg
Sembra un gioco a perdere. Si butta via il tempo, si sperperano risorse pubbliche, si sprecano energie, si strema l’elettorato e, alla fine, vince chi non vuole affatto lo scettro da vincitore. Le primarie, nell’inedito cocktail di parole al vetriolo e profezie apodittiche, stupiscono anche per questo: chi davvero vorrebbe detenere le chiavi della terza città italiana, coma Andrea Cozzolino, viene silenziato dai vertici di partito e chi, invece, ha già convintamente ribadito di non volere scendere in campo, come Raffaele Cantone, viene rivendicato come il migliore tra i possibili corridori, sempre dai vertici del partito.
Ed ecco allora che Bersani, nel vertice romano di coalizione al quale Sinistra e Libertà ha dato forfait e per il quale i socialisti si sono mostrati più che scettici, è costretto a ripiegare su un inevitabile quanto annunciato commissariamento dei vertici campani. Il partito, confuso e infelice, ha bisogno di un volto “capace di palare a tutti”. Dunque, via Nicola Tremante ed ecco, direttamente dalla segreteria di via Sant’Andrea delle Fratte, Andrea Orlando, cui spetterà l’arduo compito di sedare gli animi infuocati dei democratici partenopei.
Dunque, la punta apicale della piramide democrat parla la lingua dei suoi disappunti e la base, quella che domenica si è dannata per contribuire ad un successo senza legittimazione, tenta di farsi ascoltare. E per farlo, è costretta ad urlare.


Ma dietro l’evidente impasse si staglia, con sorriso piccato, la più rumorosa tra le presenze che fingono di restare nel cantuccio. Bassolino, infatti, gioca d’attacco e si racconta (ancora) a tutto tondo in una intervista a L’Espresso, anticipata dall’agenzia Dire. Se ne va in giro per l’Italia portando sotto braccioNapoli, Italia, la sua ultima fatica editoriale, nella quale racconta dei suoi anni di militanza, della stagione "presidenziale" che avrebbe dovuto far rima con "rinascimentale", dei conflitti con certe monadi figlie della vecchia sinistra italiana, fino a chiudere il cerchio dell’autoassoluzione attraverso la metaforica chiacchierata con la sua gatta, nell’atmosfera calda della Napoli (post) baronale che qualcuno ha già definito “gattopardesca”.
Alla presentazione del suo libro, a Napoli, in prima fila c’era lui, il delfino Cozzolino. E mentre l’ex governatore Bassolino faceva tappa con il suo volume a Roma, e a pochi chilometri il Pd naufragava nelle sue acque, Cozzolino tentava di difendere con le unghie il suo primo, autentico “successo personale”. Bassolino, dunque, torna in terra capitolina proprio nei giorni in cui l’annunciato terremoto rischia di far crollare le fondamenta della sua casa. Che poi non è mai stata sua a tutti gli effetti.
“Una creatura nata tardi” questo Pd che oggi vorrebbe relegare Bassolino nel dimenticatoio dopo avergli negato, due anni fa, la soddisfazione di salire sul palco di Piazza Plebiscito.“L'episodio più umiliante- ricorda- si verifica alla chiusura della campagna elettorale de 2008 a piazza del Plebiscito. Dal loft, che allora era la sede nazionale del Pd, mi fanno sapere che non devo salire sul palco. Ci sale D’Alema, da capolista. Ci sale Veltroni. Io no, non devo. Quel palco: da quel palco ho parlato tante volte al fianco di Berlinguer!”.
L’ex governatore non risparmia nessuno. Nel frullatore dei dissapori che non si nebulizzano ci infila un po’ di frutti amarognoli. Bassolino in silenzio? A suon di metafore, è il leader che sta parlando di più. Anzi, al netto dei personalismi, potrebbe essere il leader e basta. E se è vero, come anticipano i retroscenisti, che qualcuno vorrebbe cucirgli addosso l’abito da conciliatore perché convinca il suo Cozzolino a fare un passo indietro, allora ci sarà ancora molta strada da fare prima di poter prescindere dalla sua influenza.
Non è da sottovalutare, peraltro, che le vicende giudiziarie non turbano l’ex governatore, meglio noto come "‘O Sindaco”,  per aver continuato anche da Santa Lucia a gestire Napoli e dintorni, e vengono vissute come tempeste inevitabili alle quali segue sempre la quiete.“Credo che in pochi lo sappiano, perché nessuno ne parla” ha tuonato ieri il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, riferendosi all’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sulla gestione della crisi rifiuti a Napoli, nell’ambito della quale questa mattina i carabinieri del Noe hanno eseguito 14 arresti.
Per ora intanto, commissariamento a parte, ogni decisione (politica) è sospesa. La Campania, non solo quella Democratica, è ancora nello stallo.


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