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martedì 15 febbraio 2011
Il bilancio A UN ANNO dall'entrata in vigore della normativa. Adiconsum: «Legge pro-azienda». Federconsumatori: «Utile solo dopo una condanna Antitrust».

MILANO – L'abbiamo importata dal modello americano. Influenzati anche da Hollywood e dalla figura di Erin Brockovich – mitologica segretaria precaria di uno studio legale a stelle strisce (e interpretata da Julia Roberts nel film insignito con cinque premi Oscar) – che indagando sulla Pacific Gas and Electric Company ottenne 333 milioni di dollari per i 260 querelanti. Spinti a sporgere denuncia a causa di una contaminazione di falde acquifere in una cittadina californiana. Dal canto nostro abbiamo tentato di replicarne lo schema giuridico, ma ad un anno dall'entrata in vigore della normativa le associazioni dei consumatori tracciano un bilancio. Negativo.

LE CAUSE – Il termine chiave per capire la levata di scudi dell'associazionismo in difesa del consumatore è “inefficacia”. La presunta “inefficacia” di uno strumento – teoricamente in difesa del più debole, dell'individuo, che appunto si coalizza facendosi tra gli interpreti di un'azione collettiva – contro pratiche commerciali scorrette ed eventuali danni subiti per colpa di attività aziendali non propriamente e giuridicamente accettabili. L'effetto è “l'arma spuntata”, perché il consumatore è impossibilitato – secondo la tesi delle associazioni – a poter incidere e a dissuadere le aziende da pratiche scorrette. Motivo? Manca il cosiddetto “danno punitivo” (applicato da anni nel modello anglosassone), che permette ai cittadini di essere risarciti anche moralmente del danno subito. E ancora – nel mirino di chi dovrebbe convogliare le richieste individuali per farne massa critica attraverso la class action – c'è anche una «evidente farraginosità della normativa attuale che comporta un rischio troppo alto a causa degli eventuali costi tutti a carico del ricorrente».

I CRAC CIRIO E PARMALAT – Ecco perché le speranze sono andate deluse. Soprattutto per chi attendeva di vedersi risarciti i propri risparmi per i crac Cirio e Parmalat. Rileva Marco Ramadori – avvocato Codacons, esperto di azioni collettive – che la «class action può essere promossa solo contro illeciti commessi successivamente all'entrata in vigore della legge Sviluppo». Non ha effetto retroattivo e non ha coperto chi è stato frodato da due dei più funesti crac finanziari di questi anni. L'annuncio – Rimane allora per le associazioni solo la possibilità “ debolmente dissuasiva” di annunciare un'azione legale, senza però portarla a termine. Esempio è l'unica class action, finora ritenuta ammissibile nel settore privato. Quella contro la Voden Medical, ideatrice e distributrice del “test fai da te” contro l'influenza suina e aviaria. Carlo Rienzi, presidente Codacons, la motiva in termini economici spiegando che «ha comportato una spesa di 15mila euro, eccessiva rispetto all'eventuale restituzione dei soldi di chi ha acquistato il kit».

LE AZIONI CONTRO LA PA - Paradossalmente corre su un binario privilegiato la possibilità di “class actions” contro la pubblica amministrazione. Semplice. Perché non prevedono la possibilità risarcitoria, ma solo il ripristino di un servizio. Un esempio? Le “classi-pollaio”. A gennaio il Tar del Lazio ha accolto un ricorso del Codacons contro le classi scolastiche superiori ai 35 studenti. Il collegio del tribunale amministrativo ha sottolineato come «il Piano generale di riqualificazione dell'edilizia scolastica non è stato ancora adottato». Invitando i «dicasteri competenti a emanare il Piano entro quattro mesi».

Fonte: Fabio Savelli per "Corriere della Sera"

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