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venerdì 28 gennaio 2011
Decine di tute bianche, verdi e azzurre. Sono i «cacciatori» di olio combustibile armati di pale, rastrelli e buste di plastica: scendono dai pulmini e dalle auto e vanno a combattere una delle battaglie più difficili contro l'inquinamento dell'ultimo decennio. Sono poco più di 150, uomini e donne, ma non bastano. Per fronteggiare l'emergenza ce ne vogliono molti di più.

Da Porto Torres a Platamona, da Marina di Sorso a Marritza. In serata la notizia che ci sono degli avvistamenti anche sulla costa della Corsica. E c'è preoccupazione per il Parco dell'Asinara: «Ci vado con i funzionari - afferma il commissario Pasqualino Federici - perchè mi voglio rendere conto di come stanno le cose. Sono pronto a qualunque azione per tutelare un bene così prezioso».

La striscia nera si è allungata come un serpente insidioso, impossibile da addomesticare. Il viaggio comincia nel litorale turritano, allo Scoglio Lungo la marea nera non è arrivata, c'è qualcosa nella spiaggia delle Acque Dolci, Balai è stata quasi graziata dal vento di maestrale che ha guidato le migliaia di litri di combustibile verso Platamona. I giochi delle correnti riservano belle e brutte sorprese: la zona della Rotonda è stata saltata, ma dalla seconda discesa a mare in poi comincia uno scenario che fa paura.

Palline di catrame che diventano sempre più grandi, fino a trasformarsi in blocchi poggiati sulla battiglia e qualche metro più indietro. Sembra che ce li abbiano messi a caso. Sulla sabbia i segni dei rastrelli, i buchi fatti con le pale per «estirpare il tumore», dicono gli operai. Li guardi, sono tutti uguali con le maschere a filtro che ne fanno un esercito di soldati schierati per combattere una guerra che non si sa quando finirà.

E.On, la società tedesca che li ha chiamati, garantisce che «si lavora ininterrottamente» e che le operazioni di pulizia «saranno completate entro lunedì». Ma è una ipotesi difficile da credere: l'inquinamento è distribuito lungo un litorale di quasi 18 chilometri, ne sono stati parzialmente ripuliti poco meno di sei. E la parte più compromessa è quella verso la foce del fiume Silis, tra l'ottava e la nona discesa a mare. Qui è tutto nero. E lo si capisce già alle 9.30 del mattino, davanti al camping Li Nibari, quando arriva la commissione provinciale Ambiente presieduta da Alessandro Unali: «Siamo qui per verificare il danno effettivo - dice -, come si fa a sostenere che non è successo niente? Ora incontreremo l'assessore per definire una linea comune».


Comincia a maturare la convinzione che «in fondo è andata pure bene»: cioè, ci si dovrebbe quasi rallegrare. Invece è una tristezza immensa. Gavino Sale è un'anima in pena, il leader dell'Irs che ha guidato l'assalto alla collina dei veleni di "Minciaredda", nella zona industriale di Porto Torres, cammina avanti e indietro. Le scarpe sprofondano nella sabbia si colorano di nero, un bordino che contraddistingue tutti coloro che passano. Si macchiano i pantaloni. Gli operai raccolgono le palle gelatinose e le mettono dentro le buste. «Quante ne abbiamo raccolto? Più di mille al giorno».

Cos'è che può dare tranquillità di fronte a uno scenario simile? Perché uno che guarda il mare e la spiaggia dovrebbe sentirsi tutelato?

«Non si può stare fermi e dire agli altri di fare - sbotta Gavino Sale - a Porto Torres e Sassari ci stiamo organizzando per formare gruppi di cittadini e formalizzare la costituzione di parte civile».

All'ottava discesa a mare cambia lo scenario. In spiaggia non c'è nessuno, qui le squadre non sono ancora arrivate. E si capisce anche perchè: ci vorrà un intervento diverso, rilevante. Non basteranno pale, rastrelli e buona volontà. Si passeggia su una distesa nera, dall'Eden Beach a Marritza fino alla Tonnara. La miscela nera e densa si è infilata ovunque: tra le pietre levigate dal mare, sulla posidonia spiaggiata, sotto la sabbia. Una spigola di almeno tre chili batte gli ultimi colpi di coda, ha l'aria fiera di chi ha combattuto sino alla fine prima di arrendersi. Un pescione sfinito, si è addormentato su un cuscino di alghe. È morto, e bisognerà capire perché.
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