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martedì 11 gennaio 2011

Uno dei punti decisivi è rivedere le leggi sulla diffamazione. Il vice primo ministro Nick Clegg: " Cittadini e le aziende devono poter proteggere la loro reputazione. Ma vogliamo che i giornalisti non abbiano paura nel pubblicare le loro inchieste"

 Il vice primo ministro del governo Cameron, il liberal-democratico Nick Clegg, ha proposto di estendere ulteriormente le norme sulla libertà di informazione e la protezione della stampa, in un disegno politico mirato a rendere gli organi governativi più trasparenti agli occhi di tutti.

Dopo la pubblicazione di tutti i registri che documentano nei dettagli le spese governative – comprese quelle per la difesa – ora la coalizione di governo, per bocca del vice premier, intende estendere i limiti del FOI (Freedom of Information laws), già tra i più avanzati in Europa. La normativa che regola la Freedom of Information prevede il diritto del cittadino a chiedere e ottenere informazioni di tipo governativo che riguardano una vasta gamma di provvedimenti, a eccezione delle informazioni secretate, per esempio, per motivi militari o di sicurezza nazionale.

Le norme attualmente vigenti, descritte dal Freedom of Information Act del 2000, comprendono una lista di organi tra cui i dipartimenti dei comuni locali e del governo centrale. Clegg, con la sua proposta, vuole estendere il FOI a centinaia di altri organi, come l’associazione degli ufficiali di polizia, gli ombudsman finanziari e gli uffici di ammissione delle università. “L’attuazione della libertà di stampa sta nella sua capacità di scoprire la verità, rivelando i ciarlatani e gli interessi nascosti,” ha detto il vice premier.

Tra le sue proposte, ha anche chiesto di abbassare da 30 a 20 anni il limite massimo entro il quale i documenti governativi segreti possono rimanere tali – idea già avanzata dal precedente governo, ma mai messa in atto. In un discorso tenutosi venerdì a Londra, il vice primo ministro ha affermato che i primi progressi a favore della libertà di informazione erano già stati compiuti dai laburisti. “Ma poi quel progresso si è arenato,” ha detto, aggiungendo che ci sono ancora troppe eccezioni che non rientrano nelle normative FOI, “mentre l’informazione rimane dietro troppi ostacoli burocratici”.

Clegg ha poi affermato di voler riformare le leggi sulla diffamazione e sulla libertà di stampa: “Le leggi inglesi sulla diffamazione hanno un effetto che fa rabbrividire il dibattito scientifico e il giornalismo investigativo. Certamente, i cittadini e le aziende devono essere in grado di proteggere la loro reputazione da false accuse. Ma vogliamo che accademici e giornalisti non abbiano paura nel pubblicare le loro legittime ricerche.”

Facendo un chiaro riferimento alla battaglia legale su WikiLeaks, ha poi aggiunto: “Non è giusto che accademici e giornalisti vengano spinti al silenzio dalla prospettiva di costose battaglie legali contro ricchi individui e grandi aziende. E nemmeno che alcuni riescano a sfruttare queste leggi dall’estero, portando processi contro imputati esteri qui nei nostri tribunali. “E’ una farsa che il Congresso americano si sia sentito in dovere di legiferare per proteggere i suoi cittadini dalle nostre leggi.”

La proposta è stata recepita positivamente nel Regno Unito. Daniel Hamilton, direttore della Ong che si occupa di libertà di informazione e persecuzione della stampa Big Brother Watch, ha commentato: “Questo è un passo molto significativo per migliorare la trasparenza nel governo. Il pubblico ha diritto di ottenere informazioni rapidamente e senza essere intralciato dalle lungaggini burocratiche. Chi si oppone a questa manovra ha qualcosa da nascondere.” Lo scorso novembre, il governo ha reso di pubblico dominio i registri che documentano nei dettagli tutte le spese governative, dalla manutenzione dei computer alle spese pasto.

Francis Maude, ministro incaricato della pubblicazione, aveva detto in quell’occasione: “Voglio che i cittadini siano in grado di controllarci per quello che facciamo e, pubblicando i dettagli delle spese del governo, i contribuenti saranno in grado di vedere esattamente come spendiamo i loro soldi. Intendiamo promuovere la trasparenza affinché le informazioni siano disponibili e reperibili nel modo più semplice possibile.”

Da "Il Fatto quotidiano"

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