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Cosa ti spaventa di più in questo momento?

sabato 15 gennaio 2011

Due scienziati dell’Università di Bologna, il fisico Sergio Focardi e l’ingegnere Andrea Rossi hanno diramato nei giorni scorsi una notizia a dir poco sconvolgente, affermando di aver avuto successo in una delle più ardue sfide che la scienza moderna si pone: la fusione fredda.
Il team ha indetto una dimostrazione pratica riservata ad un pubblico scelto di giornalisti, ricercatori e professori che si terrà venerdì 14 gennaio in un capannone industriale situato nell’hinterland bolognese. Ma di cosa si tratta?
Riepilogando brevemente, si dicono reazioni nucleari alcune trasformazioni della materia che coinvolgono direttamente il nucleo dell’atomo convertendolo in un elemento di un altro tipo.

Le reazioni più conosciute sono la “fissione”, che avviene nelle odierne (e discusse) centrali nucleari, in cui una reazione a catena controllata produce energia dalla “rottura” dei nuclei di isotopi dell’uranio, plutonio e altri elementi pesanti, e la “fusione”, che avviene di norma solo all’interno dei nuclei delle stelle (come il nostro Sole), dato che solo lì è possibile trovare condizioni di temperatura e pressione tali da avvicinare così tanto gli atomi da far prevalerel’interazione atomica forte sulla repulsione elettromagnetica, ottenendo un nuovo nucleo atomico e una quantità di energia proporzionale alla differenza tra le masse iniziali e quella risultante dalla fusione.
La fusione fredda, più correttamente detta “Reazione Nucleare a bassa energia” (LENR), in questo senso è veramente una chimera: permetterebbe infatti di ottenere la smodata quantità di energia della fusione senza però richiedere anche le stesse disumane pressioni e temperature, grazie al prezioso intervento di un qualche catalizzatore di varia natura.
Il reattore realizzato dall’equipe bolognese è basato su una reazione tra Nickel e Idrogeno e restituisce Rame come prodotto di fusione. Durante l’esperimento verranno monitorati alcuni parametri per cercare di stabilire se l’energia proviene da una trasformazione conosciuta o se è effettivamente qualcosa di unico e nuovo.
A tal scopo saranno misurate l’energia prodotta, il consumo di idrogeno (per escludere che si tratti di combustione) e le radiazioni emesse, “come ulteriore conferma dell’origine nucleare dell’energia prodotta”.
Va anche detto che sia in Italia sia all’estero la questione è sempre stata decisamente controversa: a partire dalla fine degli anni Ottanta c’è stato un susseguirsi di annunci entusiastici, manovre politiche, critiche e molti dubbi.
Tuttora sulla questione aleggia lo scetticismo di gran parte della comunità scientifica, che ha causato anche a Focardi e Rossi delle difficoltà per la pubblicazione del loro articolo di ricerca.
Il metodo F-R sta per essere brevettato dagli scopritori e tutto fa pensare che indipendentemente da come andrà a finire la dimostrazione pubblica, questa controversa ricerca della moderna pietra filosofale, in grado di fornirci finalmente energia pulita in quantità, farà ancora una volta discutere.

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