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domenica 9 gennaio 2011

Pd e Pdl uniti da elettori sempre più vecchi, Bersani precipita tra lavoratori e disoccupati.

Due partiti per vecchi. Un sondaggio riservato, commissionato dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani a una multinazionale del settore, conferma che il suo partito (stimato attorno al 25% del voto totale) vale il 30-32% tra gli ultracinquantacinquenni e poco più del 20% nelle fasce più giovani. Il Pdl, quotato al 29%, raccoglierebbe il 35,5% tra gli ultrasessantacinquenni. Anche la Lega va mediocremente tra i giovani, che sembrano attratti dalla sinistra-sinistra di Vendola e dagli altri leader corsari: Di Pietro, Fini, Casini. Tutti vanno meglio tra gli under 35.
Dal punto di vista di Bersani, lo scenario politico deve risultare vagamente schizofrenico. Da una parte c’è l’ex segretario Walter Veltroni che chiede il congresso anticipato del Pd e discetta di “fallimento della linea tutti contro Berlusconi”, in un tripudio di liti su politica delle alleanze e primarie sì/primarie no. Dall’altra parte c’è lo stato maggiore del Pdl che va a caccia di parlamentari all’asta per puntellare la maggioranza, mentre alcune teste d’uovo progettano “nuovi predellini”.

Questa abbagliante sagra del politichese natalizio ostacola la visuale su un dato strutturale della politica. I due maggiori partiti, Pdl e Pd, hanno fatto finalmente il vero “inciucio”, hanno trovato il grande accordo: insieme si stanno allontanando da interi pezzi della società italiana, ai quali risultano (ciascuno a suo modo) incomprensibili.

Se infatti Silvio Berlusconi è il leader più amato dalle casalinghe (il 40% delle quali scelgono Pdl), i pensionati sono attratti in egual misura da Pd e Pdl, che li attraggono per il 32 e rotti per cento ciascuno. Se in Italia votassero solo i pensionati, Pdl e Pd metterebbero insieme il 65% dei voti, anziché il 53,6% generale rilevato dallo stesso sondaggio.
Ciò significa che il consenso dei due partiti maggiori crolla in altre categorie. Innanzitutto il massiccio appoggio raccolto dai due partiti maggiori tra anziani e pensionati significa che Pdl e Pd vanno male tra chi lavora. Il partito di Bersani, se votasse solo chi ha un lavoro, prenderebbe il 22%. Il Pdl non andrebbe oltre il 26%. La Lega salirebbe al 14% (contro un dato generale dell’11,5%).

In particolare, il Pdl non riesce a catturare l’attenzione degli impiegati e degli insegnanti (24%) e degli studenti (20%). Il Pd è in crisi verticale tra i lavoratori autonomi, l’unico gruppo sociale in cui Pdl e Lega Nord raccolgono la maggioranza assoluta dei consensi: il partito di Bersani qui non va oltre il 14%. Ma soffre anche tra gli operai, i disoccupati e le casalinghe, tre categorie nelle quali il consenso del Pd è sotto il 20%. Gli operai ormai sembrano persi. Votano a sinistra (Pd, Idv, Pdci, Prc, Vendola) per il 35%, a destra (Pdl+Lega) per il 46%. I dati consegnati a Bersani confermano che il Pd è un partito che piace al pubblico impiego, cioè ai cosiddetti garantiti. E poco a chi se la passa male e tra essi, come abbiamo visto, ai disoccupati.
Quest’ultimo dato va letto insieme a quello sui livelli culturali. Infatti il Pd è anche il partito dei laureati. Se in Italia votassero solo i cittadini dotati di laurea, paradossalmente verrebbero esclusi dal voto alcuni influenti boss del Pd (a cominciare da Veltroni e D’Alema che risultano sprovvisti), ma Bersani, con la sua laurea in Filosofia, stravincerebbe le elezioni con il 28% dei voti e un’eventuale alleanza Pd-Di Pietro-Vendola-Prc-Pdci andrebbe trionfalmente al governo con quasi il 52% dei voti (35% tra gli operai, ricordiamo).

Lo scenario rimane teorico, visto che in Italia vige per ora il suffragio universale. Ma illumina un tema drammatico per entrambi i maggiori partiti. Per il Pdl, l’incapacità di risultare convincente per chiunque abbia qualche buona lettura alle spalle (tra i laureati, il partito di Berlusconi e la Lega non vanno oltre il 27%, contro un consenso generale che supera il 40%).
Per il Pd c’è un aspetto ancora più grave: i laureati sono pochi, come relativamente pochi sono gli studenti. Il dato forse più allarmante per Bersani è proprio questo. Il consenso del 26% tra gli studenti e del 22% tra gli under 25 indica una forbice pericolosa. Basta confrontare il dato con quello raccolto dai tre partiti di sinistra-sinistra, che tra gli under 25 vedono aumentare il loro voto del 50%, dall’8 al 12%.

Dunque, il Pd non sa parlare ai giovani che non possono studiare, agli operai, ai disoccupati, alle partite Iva, ai precari, alle casalinghe. Insomma, non sa più parlare a quella che una volta si chiamava la povera gente, quella che affidava alla sinistra un sogno di riscatto.

da Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2011

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

Per dare una migliore prospettiva di sicurezza nel futuro ai nostri figli, serve un autentico appetibile progetto per il lavoro e l’impresa che contempli l’acquisizione d’indifferibili aggiornamenti quanto un siffatto nuovo tempo reclama, basta guardarsi intorno per rendersene conto dell’urgenza d’un “new normal” patto sociale! Vige un’irrinunciabile necessità d’ammodernamento su tutti i fronti e livelli deducibile dalle tante esposizioni che provengono ormai da ogni parte d’Italia come ultimamente anche appare sempre più frequente da ogni mass-media da: E.G.d.L.Un disperato qualunquismo G.Sartori “Ottimisti e ingenui M.Gaggi La sinistra e la difficoltà di capire i tempi moderni, analisi G.Tremonti crisi non è finita, siamo a punto di partenza!
Da quanto ovunque rilevabile si dovrebbe inequivocabilmente evincere la necessità di dover superare la miopia localistica che ci immobilizza, e darsi da fare per mettere a punto un programma di rinnovamento che tenga conto incontrovertibilmente di quanto sia indispensabile cambiare per non rischiare di affondare. Ovviamente il programma da proporre all’elettorato non potrà soprassedere a doversi scrollare di dosso tutta quell’obesità di pletorica plutoburocratica che ci appesantisce rispetto ad ogni altro paese per cui ben vengano quelli standard che il federalismo fiscale cavalca ma che ve ne si aggiunga anche lo standard UE e/o dei paesi emergenti altrimenti illusorio sarebbe volersi rendere competitivi!? Quando da quasi un ventennio nonostante, i ricambi a diverso colore politico del governo e di tanti dichiarati rassicuranti propositi esposti nei programmi elettorali d’ogni partito di standardizzare, di voler smagrire e snellire strutturalmente il nostro burocraticamente obeso ad ogni livello iniziando da quel pletorico anacronistico bicameralismo, non se ne parla! Ed il deficit continua ad aumentare quanto la pressione fiscale arrivata a ben al 43,5% un trend in continuativo aumento giacché, quei livelli burocratici politico-amministrativi quanto il numero dei membri d’ogni assemblea sono in continuo rigonfiamento essendo ormai giunti i livelli a ben sette: elencandoli dal circoscrizionale al comunale, dalla comunità di valle alla provinciale e via dalla regione fin su allo statale per arrivare all’europeo, ecc. tutto… questo non può che ingessare e generare un’anomala opprimente pressione fiscale data l’overdose di politici che ulteriormente ferisce la democrazia (Verzichelli).
Una paradossale contraddizione in continua espansione rispetto a quanto le nuove tecnologie ed internet dovrebbero permetterci d’agire al suo contrario e farci acquisire strutture snelle ed elastico-flessibili, adattive ed auto-correttivi riducendo le filiere all’osso (e non i redditi dei precari, dei pensionati, ecc.). Idealmente dovrebbero essere due (2) quanto sempre più si dimostrano saper fare i paesi emergenti per risultare sistematicamente e strutturalmente competitivi! Sconcertante pertanto, risulta che un'invenzione tanto feconda nata in occidente, non venga profittevolmente utilizzata per permetterci d’accorciare le filiere ed i livelli di una siffatta anacronistica pletorica intermediazione auto- riproduttiva che ci blocca per lock-in in una strutturale endemica inefficienza, produttività!
Serve avere coraggio e responsabilità per cambiare con radicali new normal aggiornamenti quanto col sistema SEMIALTERNO si propugna che si struttura su una base proporzionale che verrebbe sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale. Giacché come asseriva Monod: le novità si ottengono arrangiando in modo inedito le cose del passato! Ed il SEMIALTERNO rappresenta un inedito completo modo per aumentare percorribilità quanto per analogia lo si dimostra poterla attenere assemblando diversamente alla Moebius un semplice nastro!

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