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martedì 4 gennaio 2011

L'equiparazione normativa degli allevamenti industriali e intensivi con quelli piccoli e bradi è pura follia ... vuol dire far chiudere tutti i piccoli , esattamente come è successo nel pasato con le assurde norme igeniche

La messa in pratica in italia del regolamento CE che prevede i chip obbligatori per tutto il patrimonio ovi-caprino (a dicembre 2009, teoricamente) pone un problema pratico ed inderogabile a tutti gli allevatori che non vogliono piegarsi alla tecnoscienza.
Coloro che vivono la loro attività come una compartecipazione con l’animale, e non come uno sfruttamento economico ‘ottimizzabile’ all’infinito sono di fronte a due sole strade: accettare o meno l’impianto dei chip, ovvero ritirare o meno gli identificativi dal loro patronato o associazione di allevatori.
Diciamolo subito: nessuna organizzazione agricola ha finora mosso un dito contro questa tecnica di identificazione, piuttosto occupandosi di gestire a pagamento presunte anagrafiche ‘ottimizzate’.
Ciò non lascia sperare che in futuro la reazione davanti ad un rifiuto del ritiro sia migliore.
E’ prevedibile, quindi, una segnalazione all’ASL di competenza del rifiuto di identificazione, con le conseguenze che si possono immaginare in sede di controlli veterinari e dei registri di stalla.

Per fronteggiare una simile situazione, nei suoi profili legali, servirebbe un coordinamento nazionale sul modello di quello che hanno messo in piedi gli allevatori francesi per opporsi, con successo, alla vaccinazione obbligatoria contro la lingua blu.
Sta di fatto che di questo tipo di organizzazione non si vede nemmeno l’ombra in italia, e che questo blog non vuole esserne l’embrione.
Una cosa è la diffusione delle informazioni, altra la strutturazione di organismi pseudo-politici che si occupino di tutelarci. In mezzo ci sta, a nostro parere, il rifiuto della delega ed il diritto all’autogestione delle pratiche di contrasto e delle risposte a questo sistema sempre più invasivo.

Credendo che l’azione diretta sia una risposta ben più efficace delle lamentazioni ‘sindacali’ (in questo caso come in tanti altri), segnaliamo a tutti come i chip rfid si disattivino abbastanza facilmente, soprattutto quelli dell’arretrato modello previsto per gli animali.

Esiste un progetto chiamato RFID Zapper che ha creato e reso disponibile un marchingegno ricavato dai vecchi flash delle macchine fotografiche, che è in grado di distruggere gli RFID senza danneggiare i supporti nei quali sono inseriti. I progetti sono open source e facilmente reperibili sul web.

Inoltre, esiste un’altra pratica, forse meno elegante ma di sicura efficacia ed a portata di tutti: passare i chip per qualche secondo (3-5 s.) nel forno a microonde.

fonte

Rivolgiamo la domanda a un allevatore: "Come mai siete contrari al chip?"


"perchè sono strumenti sostanzialmente inutili dal punti di vista pratico in un allevamento piccolo , che bisogno c'è di marcare ogni pecora una ad una ... hai paura che scappino e uccidano qualcuno ? quale è il motivo di controllare le greggi come se fossero dei carcerati ?
Tanti hanno orsono le normative prevedevano ( con le tecnologie di allora !) il monitoraggio costante delgi allevamenti onde prevenire epidemie che uccidendo il bestiame portassero alla fame la cittadinanza , oggi questo può esistere solo per gli allevmenti intensivi ... dato poi che non siamo autosufficienti nella produzione cade comunque la motivazione primaria . Inoltre oggi con le tecnologie esistenti è impossibile che una pandemia si trasmetta senza che nessuno se ne accorga ...
Altro motivo del numero identificativo è evitare le truffe , tipo agnello Austrialiano venduto come toscano ! ma le truffe persitono in ogni caso , che vuol truffare trova sempre il modo . Ultima cosa , chi ha 50 pecore secondo te quanti agnelli può avere all'anno ? dunque come farebbe a venderne più di 50 ?
ciao
sax"



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