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domenica 30 gennaio 2011

Cacao su del 20% per le tensioni politiche in Costa d´Avorio. Aumentano cotone, caffè e grano.  Quattara, il vincitore delle elezioni, chiede uno stop di un mese all´export di semi per tagliare i fondi a Gbagbo. In Cina tessile ai massimi

L´impasse politica in Costa d´Avorio – il paese con due presidenti – manda di nuovo in fibrillazione i mercati delle materie prime mondiali. A conquistare la ribalta, questa volta, è il cacao, schizzato ai massimi degli ultimi 15 mesi (3.302 dollari alla tonnellata con un balzo del 5% ) dopo che Alessane Quattara, il vincitore delle elezioni del 28 novembre, ha chiesto ai grandi produttori nazionali di sospendere per un mese l´esportazione dei preziosi semi. Obiettivo: tagliare i fondi con cui Laurent Gbagbo – l´ex presidente sconfitto nelle urne che si rifiuta di lasciare la poltrona malgrado la pressione delle grandi potenze e degli altri paesi africani – riesce ancora a pagare gli stipendi all´esercito e ai suoi fedelissimi. I principali esportatori (tra cui il colosso britannico Cargill) hanno risposto di sì all´appello di Quattara impegnandosi a sospendere le spedizioni. Una doccia fredda visto che la Costa d´Avorio è il terzo produttore mondiale con un giro d´affari di 4,3 miliardi di dollari.

Dall´inizio del braccio di ferro a Yamoussoukro i prezzi del cacao sono già saliti del 20%. Gli analisti però predicano prudenza: lo stop alle esportazioni – dicono – rischia di essere solo un annuncio propagandistico. E quelli con la memoria più lunga ricordano che durante la guerra civile del 2002, malgrado l´embargo, milioni di sacchi di cacao riuscivano lo stesso a lasciare il paese. Soprattutto attraverso il Ghana. La tensione resta comunque altissima, anche perché la vendita dei semi di Theobroma cacao rappresenta oggi un terzo delle entrate della Costa d´Avorio.
Il 2011 rischia di essere un anno davvero amaro non solo per il cioccolato. Il boom dei consumi nei paesi emergenti sommato a una lunga serie di estremi climatici (incluse siccità e inondazioni innescate dalla corrente della Nina) hanno spedito alle stelle i prezzi di moltissime materie prime con il rischio – come è già successo – che il caro vita degeneri in scontri di piazza nelle nazioni più povere. Da inizio 2010 il caffè è cresciuto del 71%, il grano del 45%, lo zucchero del 35% e il frumento del 34%.

Il balzo degli ultimi giorni non basta del resto a regalare al cacao la testa della classifica dei rialzi tra le commodity. In cima alla graduatoria c´è infatti il cotone che con una straordinaria impennata del 15% in 4 giorni a 1,61 dollari la libbra ha segnato il suo ennesimo record storico con quotazioni più che raddoppiate rispetto a un anno fa. A sostenere la corsa è il boom della domanda in Cina: l´import a Pechino è cresciuto nel 2010 dell´86%, un balzo motivato anche da un raccolto domestico ridotto a causa delle condizioni atmosferiche avverse. E ora il mercato guarda con preoccupazione agli Stati Uniti dopo che Washington ha tagliato le sue stime sulla produzione 2011. La corsa del cotone ha già avuto effetti importanti sui conti di molti big della moda, da Nike a Zara fino a H&M importando prodotti a basso contenuto di costo del lavoro e sui quali il prezzo della materia prima pesa moltissimo.

Fonte: e.l. - la Repubblica |



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1 commenti:

Anonimo ha detto...

inanzitutto grano e frumento sono la stessa cosa, e poi era anche ora che il prezzo salisse, dato che era lo stesso di 20 anni fa

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