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giovedì 6 gennaio 2011
E B. sbanca il botteghino al cinema. Dopo le tv l’ultimo monopolio è quello delle multisala. Il Cavaliere, in meno di due mesi, si è assicurato il controllo delle multisala cinematografiche più importanti del Paese. Una fetta di mercato che supera il 20%. Anche grazie all'alleanza con Benetton e alla creazione di The Space.
Dal monopolio conclamato delle tv a quello dei cinema. Con i riflettori puntati sulla politica, la sfiducia, l’asse Lega-Tremonti, Mediaset Rti (tradotto Silvio Berlusconi) si è assicurata in meno di due mesi il controllo delle multisala cinematografiche più importanti del Paese. Una fetta di mercato che supera il 20 per cento. E se con Medusa (presidente Carlo Rossella, amministratore delegato Giampaolo Letta) controllava già la produzione e la distribuzione dei film, adesso perché una pellicola finisca nelle sale che contano, deve passare attraverso il giudizio della galassia Berlusconi.
Un affare, quello dei cinema, al quale il gruppo crede e che, secondo i maligni, quelli che si ostinano a parlare di conflitto d’interessi, spiegherebbe il giallo della stangata da 1 euro sui biglietti del cinema scomparsa all’ultimo momento dal decreto milleproroghe. La bozza prevedeva che per il triennio 2011-2013 sarebbe stato istituito, per l’accesso a pagamento nelle sale cinematografiche o in altri luoghi per assistere a spettacoli cinematografici, “un contributo speciale a carico dello spettatore pari a 1 euro, da versare all’entrate del bilancio dello Stato e che sarebbero finite nelle casse del ministero dei Beni culturali”. Ma al momento di varare il decreto la voce è sparita e lo stesso ministero ha “smentito categoricamente che il decreto mille proroghe approvato in consiglio dei ministri abbia mai previsto l’istituzione di un contributo speciale di un euro sui biglietti di ingresso nelle sale cinematografiche”.
Ma come ha fatto Berlusconi in pochi mesi a diventare il re delle multisala? L’operazione l’ha fatta insieme alla famiglia Benetton, Alessandro in particolare, che nel lontano 1992, ventiseienne fresco di Harvard, ha fondato 21 Investimenti, gruppo di private equity che ha in portafoglio 32 società e di cui Fininvest era già socio. In grande silenzio, un anno fa, è nato The Space (51 per cento 21 Investimenti, 49 Mediaset) e le due famiglie si sono assicurate in brevissimo tempo cinema in tutta Italia. Oltre a quelli portati in dote dalla fusione tra Medusa e Warner Village, The Space ha acquisito le tre multisala del network Planet di proprietà del Gruppo Francesconi a Guidonia, Terni e Grosseto. A pochi giorni di distanza è stata la volta della multisala Expò della società Porto Antico, a Genova: nonostante l’offerta economica fosse meno vantaggiosa (The Space Cinema aveva offerto 360.000 euro più il 15% sul volume degli incassi mentre la società seconda classificata, al fisso, avrebbe aggiunto il 17% dei biglietti venduti), la società Berlusconi-Benetton ha sbaragliato i concorrenti soprattutto per l’equipaggiamento tecnologico (le sale in 3D), e per la qualità degli arredi.
Ma per The Space, il colpo grosso, si è materializzato, pochi giorni prima della giorni prima della fine del 2010, con l’acquisizione di Cinecity e delle sei multisala a Cagliari, Padova, Parma, Treviso, Trieste e Udine. Operazione, finanziata da Unicredit e Intesa Sanpaolo. Così The Space è diventato un gruppo da oltre 200 milioni di euro di giro d’affari, con 34 strutture e 347 schermi, consolidando un box office di 21 milioni di biglietti (pari al 21% circa del mercato).
L’operazione cinematografo sarebbe tutt’altro che conclusa. L’obiettivo di The Space è raggiungere una quota del 25%, ampliando la sua presenza sia nelle regioni meno presidiate che spingendo per nuove aperture su piazze interessanti, come Roma e Milano (dove a breve ci sarà una sala vip nel Multiplex Odeon) e, ancora, cercando nuove opportunità sul mercato. Pare che 21 Investimenti e Mediaset stiano già guardando con interesse al circuito di cinema Giometti, presenti in una zona poco coperta al momento da The Space come l’Emilia Romagna dove l’amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Corrado, ex manager Barilla, concentrerebbe i propri sforzi.
Un’ascesa, quella di Corrado, che è andata di pari passo con la catena che Benetton e Berlusconi gli hanno affidato. In dodici mesi, Corrado, secondo il mensile Ciak, è diventato uno dei personaggi più potenti dell’industria cinematografica, una new entry da sesta posizione della graduatoria, dietro al duo di Medusa Letta e Rossella, primi assoluti, e ai De Laurentiis, secondi, ma davanti a protagonisti del calibro di Verdone, Scamarcio e Ozpetek e Procacci. “Sono lusingato: mi ha stupito visto che sono un neofita del cinema”, ha detto Corrado.
Un successo che The Space ha costruito soprattutto dando fiducia ai film italiani e, soprattutto, prodotti da Medusa, of course, anche se Corrado precisa che l’obiettivo è quello di dare spazio anche alle piccole case di distribuzione, sempre italiane. Certo è che il manager ha dimostrato di poter sbattere la porta in faccia alle grandi major americane: “Pensavano di venir qui e dettar legge, ma noi lavoriamo per il pubblico”.
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Dal monopolio conclamato delle tv a quello dei cinema. Con i riflettori puntati sulla politica, la sfiducia, l’asse Lega-Tremonti, Mediaset Rti (tradotto Silvio Berlusconi) si è assicurata in meno di due mesi il controllo delle multisala cinematografiche più importanti del Paese. Una fetta di mercato che supera il 20 per cento. E se con Medusa (presidente Carlo Rossella, amministratore delegato Giampaolo Letta) controllava già la produzione e la distribuzione dei film, adesso perché una pellicola finisca nelle sale che contano, deve passare attraverso il giudizio della galassia Berlusconi.
Un affare, quello dei cinema, al quale il gruppo crede e che, secondo i maligni, quelli che si ostinano a parlare di conflitto d’interessi, spiegherebbe il giallo della stangata da 1 euro sui biglietti del cinema scomparsa all’ultimo momento dal decreto milleproroghe. La bozza prevedeva che per il triennio 2011-2013 sarebbe stato istituito, per l’accesso a pagamento nelle sale cinematografiche o in altri luoghi per assistere a spettacoli cinematografici, “un contributo speciale a carico dello spettatore pari a 1 euro, da versare all’entrate del bilancio dello Stato e che sarebbero finite nelle casse del ministero dei Beni culturali”. Ma al momento di varare il decreto la voce è sparita e lo stesso ministero ha “smentito categoricamente che il decreto mille proroghe approvato in consiglio dei ministri abbia mai previsto l’istituzione di un contributo speciale di un euro sui biglietti di ingresso nelle sale cinematografiche”.
Ma come ha fatto Berlusconi in pochi mesi a diventare il re delle multisala? L’operazione l’ha fatta insieme alla famiglia Benetton, Alessandro in particolare, che nel lontano 1992, ventiseienne fresco di Harvard, ha fondato 21 Investimenti, gruppo di private equity che ha in portafoglio 32 società e di cui Fininvest era già socio. In grande silenzio, un anno fa, è nato The Space (51 per cento 21 Investimenti, 49 Mediaset) e le due famiglie si sono assicurate in brevissimo tempo cinema in tutta Italia. Oltre a quelli portati in dote dalla fusione tra Medusa e Warner Village, The Space ha acquisito le tre multisala del network Planet di proprietà del Gruppo Francesconi a Guidonia, Terni e Grosseto. A pochi giorni di distanza è stata la volta della multisala Expò della società Porto Antico, a Genova: nonostante l’offerta economica fosse meno vantaggiosa (The Space Cinema aveva offerto 360.000 euro più il 15% sul volume degli incassi mentre la società seconda classificata, al fisso, avrebbe aggiunto il 17% dei biglietti venduti), la società Berlusconi-Benetton ha sbaragliato i concorrenti soprattutto per l’equipaggiamento tecnologico (le sale in 3D), e per la qualità degli arredi.
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