Le dieci bugie di Berlusconi su Ruby

Con la grinta dei tempi belli Giuseppe D’Avanzo su Repubblica elenca le dieci bugie che Silvio Berlusconi ha detto sul caso Ruby. Nell’articolessa che occupa le prime due pagine del giornale guidato da Ezio Mauro il commissario Davanzoni, come lo chiama sfottendolo qualcuno, ci va giù durissimo. Anche se per avere il massimo dell’effetto avrebbe dovuto partire da 10 e risalire fino a uno, con una cosa alla David Letterman.

1) “Non ho mai minacciato nessuno, né fatto pressioni sul funzionario di polizia per far rilasciare Ruby”: Berlusconi sa di mentire perché non ci fu una sola telefonata con il capo di gabinetto. Come si legge nell’invito a comparire il funzionario riceve ripetute e «ulteriori chiamate dalla presidenza del Consiglio» (la procura ha escluso tutti i contatti telefonici di Berlusconi e non è ancora pubblico il numero esatto). Devono essere state così urgenti e incombenti da consigliare al capo di gabinetto di telefonare 24 volte al funzionario di servizio, al suo diretto superiore, al questore. La prima telefonata è delle 00.02.21, l’ultima addirittura delle 6.47.14. Non importa se il capo di gabinetto abbia o meno avvertito «una minaccia» nelle parole del presidente. E’ indiscutibile che il funzionario si dà molto da fare. L’esito è l’affidamento di Ruby, di fatto, a una prostituta, Michele Coincecao, eventualità che il pubblico ministero per i minori, Anna Maria Fiorillo, aveva escluso. Questo è il risultato della pressione di Berlusconi: la polizia non rispetta le disposizioni del magistrato.

2) “Non ho avuto rapporti sessuali con Ruby”: Ruby raggiunge lo studio del legale accompagnata da un amico Luca Risso. Risso, via sms, fa a una sua amica il resoconto di quel che accade. Sono utili cinque messaggi. 1. «Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante… Ti racconterò, ma è pazzesco! ». 2. «E’ sempre peggio quando ti racconterò (se potrò…). 3. L’amica scrive: «Perché stanno interrogando Ruby?». 4. Scrive Risso: «C’è Lele (Mora), l’avv., Ruby, un emissario di Lui. Una che verbalizza. Sono qui perché pensano che io sappia tutto». 5. «Sono ancora qua. Ora sono sceso a fare due passi. Lei è su, che si sono fermati un attimino perché siamo alla scene hard con il pr… con la persona». Da queste informazioni si deducono un paio di scene. Ruby è stata protagonista di «scene hard» con il presidente.

3) “Anche Ruby mi scagiona”: Più che inconfutabili, queste fonti di prova appaiono insincere. Abbiamo visto in quale clima e dinanzi a quali attori nasca lalettera di Ruby che assolve Berlusconi. La favola poteva essere congegnata meglio. Anche a dimenticare quelle «scene hard», ci sono almeno alcune rilevanti condizioni che la scompaginano e dicono quanto Berlusconi non racconti la verità.

4) “E’ la 28esima persecuzione”: Ventotto, ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni? In realtà, i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l’affare Mills; frode fiscale per i diritti tv Mediaset (in dibattimento a Milano); appropriazione indebita nell’affare Mediatrade; e quest’ultimo per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.

5) “Mi spiano dal gennaio 2010″: E’ falso sostenere che la sua casa di Arcore sia stata tenuta sotto controllo da un anno. Dopo le dichiarazioni di Ruby (3 agosto 2010), le indagini si muovono con molta cautela. Inizialmente contro Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Soltanto in autunno emergono le possibili responsabilità dirette del premier. Prima di iscrivere al registro degli indagati Berlusconi, i pubblici ministeri come sempre vagliano una prima e approssimata attendibilità delle accuse. Chiedono i tabulati delle telefonate di Ruby dal gennaio 2010: davvero conosce il capo del governo? Quindi gli accertamenti sono fatti a ritroso e non in tempo reale come maligna, mentendo, il capo del governo.

6) “Hanno violato la mia casa”: Da nessun atto dell’inchiesta si deduce che la dimora del presidente sia stata «violata».

7) “Milano è incompetente”: La concussione è un reato d’»evento» e non di «condotta» e dunque la competenza si radica dove si materializza «il vantaggio». E’ fuor di dubbio che il vantaggio (Ruby affidata alla Minetti e sottratta alla tutela dello Stato) diventa concreto a Milano.
  “Ragazze maltrattate”: E’ una bubbola. All’inchiesta hanno collaborato i dieci uomini della polizia giudiziaria presso la Procura, disponibili non solo per quest’inchiesta, ma per il lavoro di tutti i 90 pubblici ministeri di Milano. La squadra mobile di Milano. venerdì scorso, ha mandato 30 poliziotti (molte donne) a perquisire gli appartamentini delle dieci amiche del premier, abituali frequentatrici di Arcore. Maltrattamenti? Berlusconi viene smentito anche da Giuseppe Spinelli, il ragioniere di Arcore, ufficiale pagatore delle amiche del presidente: «Alle 7,30 ci siamo trovati in casa cinque poliziotti della Criminalpol. Non sono stati mica sgarbati… «.

9) “Mai pagato una donna”: Già Patrizia D’Addario fu pagata, anche se da Giampaolo Tarantini, per tener compagnia al capo del governo nel lettone di Putin a Palazzo Grazioli. L’inchiesta milanese invece ci racconta come nessuna delle ragazze invitate ad Arcore lasciasse la villa senza la busta con i biglietti da 500 euro preparata dal ragioniere di casa. Anche chi, come M.T., di soldi non ne voleva, si vede offrire una busta con 500 euro. Un cip. Nulla a che fare con i «7mila euro» ricevuti da Ruby. E da Iris. E da Imma. E da Barbara… Si fa prima a dire quale ragazza non è stata pagata che elencare i nomi di chi si è intrattenuto nella sala del bunga bunga o tra le braccia del Drago in cambio di un compenso. Nessuna delle ragazze che dopo cena raggiunge il sotterraneo di villa San Martino va via a mani vuote. Inutile dire quanto appaia degradata la dignità del premier.

10) “Non mi devo vergognare”: Berlusconi non deve vergognarsi soltanto del disonore con cui ha travolto il Paese e del discredito che oggi insudicia la presidenza del Consiglio. Il 28 maggio del 2009, a un mese dall’inizio dell’affaire Noemi, disse: «Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai avuto relazioni «piccanti » con minorenni. Se mentissi, mi dimetterei immediatamente ». Berlusconi deve vergognarsi per le relazioni intrattenute dal 2009 al 2010 con due minorenni (Noemi e Ruby). Deve vergognarsi per aver mentito al Paese. Deve vergognarsi per non essersi ancora dimesso.

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Commenti

Massimo ha detto…
E BASTA !!!Gia le TV ci rompono abbastanza,vi associate anche voi.NON CE LA FACCIAMO PIù,cambiate disco,rischiate di farmelo diventare simpatico.

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