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domenica 2 gennaio 2011
Era il 22 gennaio del 2010, quando Mauro Paroloni, all'epoca assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Brescia, annunciava trionfalmente l'inizio dei lavori di un nuovo lotto per la realizzazione della nuova strada provinciale "Orceana", l'asse viario Brescia-Orzinuovi, in pratica una nuova tangenziale. Un progetto abbastanza "in grande" (si tratta di un lotto di costruzione attorno all'abitato di Orzivecchi) per un costo complessivo di 9 milioni di euro, di cui 800.000 euro a carico del comune di Orzivecchi; è frutto dell’accordo di programma sottoscritto nel dicembre del 2006 tra la Provincia e il Comune. I lavori, iniziati alla fine dell’estate 2009, sono affidati all'unione temporanea d’imprese "Origini Asfalti Locatelli".
Probabilmente un boccone deve essere andato per traverso all'assessore, quando gli uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno messo i sigilli al cantiere, su ordine della Procura della Repubblica. Modalità di assegnazione dell'appalto e materiale utilizzato per il fondo stradale, questi erano i due filoni dell'indagine in corso e che ha portato al sequestro del cantiere a Orzivecchi.
Il Pm Carla Canaia, che conduce l'indagine, ha anche disposto un sopralluogo per acquisire documentazione utile proprio in Provincia, negli uffici dell'assessorato ai Lavori Pubblici. Tutto è partito con l'esposto alla Procura da parte dei sindaci di Orzinuovi e Orzivecchi, preoccupati perché le ditte appaltatrici utilizzavano materiali inerti non provenienti da cave autorizzate per la realizzazione del fondo stradale del tratto di tangenziale di 2,3 km.
I sindaci hanno fatto notare come i lavori avrebbero dovuto essere eseguiti con materiali provenienti da cave autorizzate, con esclusione di scorie di acciaierie e di macerie da demolizione. Con variante in corso d'opera, la Provincia ha modificato la composizione del sottofondo, autorizzando l'impiego di materiale composto per metà da miscela di inerti e per l'altra metà da scorie di acciaieria. Ma secondo i sindaci il sottofondo era composto quasi interamente da scorie grigie, ricoperte da un sottile strato di sabbia, scorie che in certe giornate, a contatto con l'aria, hanno anche generato fumarole alquanto sospette.
E proprio su quei materiali, si è capito che qualcosa non andava. Quel che emerso è da brivido. Al posto della ghiaia, così come previsto dal capitolato, per realizzare il manto stradale sarebbero stati utilizzati rifiuti industriali non trattati. Tra i materiali utilizzati, e naturalmente si tratta di materiali non consentiti, anche scorie di acciaierie e resti di demolizioni non autorizzati.
Scorie che contengono metalli pesanti che poi finiscono nella falda. L'attuale assessore Mariateresa Vivaldini ha dichiarato che invece le analisi in suo possesso indicavano che tutto fosse regolare. Ci sono anche tre indagati, sulle loro generalità vige il massimo riserbo ma fonti giudiziarie e amministrative confermano che fra le persone coinvolte figura l'ingegner Bortolo Perugini, fino a fine 2009 dirigente dell'assessorato provinciale ai Lavori Pubblici. Gli altri due sarebbero due personaggi di rilievo delle imprese edili che hanno vinto l'appalto per la realizzazione della tangenziale.
Fiumi di rifiuti occultati abusivamente senza seguire le complesse e costose procedure di smaltimento. Il giorno dopo il sequestro dei cantieri della tangenziale di Orzivecchi, è così cambiato anche il quadro stesso dell'inchiesta. Non più soltanto le modalità di assegnazione dell'appalto e il materiale utilizzato per il fondo stradale. Le accuse sono diventate più gravi: traffico illecito di rifiuti, frode in pubbliche forniture e truffa aggravata. L’ha dichiarato in una conferenza stampa il procuratore capo Nicola Pace, che segue con attenzione l'evoluzione delle indagini condotte dal pm Claudia Canaia.
"L'inchiesta aperta è una sola", ha precisato Pace, "Gli accertamenti concernono sia gli aspetti protezionistici che quelli tecnico-amministrativi, con particolare riferimento agli atti della pubblica amministrazione". Stando a vedere quel che succede nella Bassa Bresciana, Orzivecchi potrebbe essere solo un terminale di una rete ben più ampia di traffico illecito di rifiuti. Un traffico molto redditizio qualora le scorie di acciaieria risultassero davvero non inertizzate, evitando un procedimento costoso ma indispensabile per poter trasformare il rifiuto in materiale a prova di contaminazione e quindi utilizzabile nei cantieri.
Resta aperto anche un nodo molto grave: quello delle analisi sui carotaggi effettuati nei mesi scorsi. Quelle analisi che secondo l'assessorato provinciale dimostravano che i materiali utilizzati erano in regola. La procura vuole vederci chiaro, e per questo starebbe ordinando una serie di controanalisi.
D'altronde quello di Orzivecchi non è e non potrebbe mai essere un caso isolato. Si tratta della provincia che ha in Italia il record di produzione di rifiuti speciali: 4,5 milioni di tonnellate l'anno di cui 1,5 milioni dal comparto siderurgico. In una situazione del genere, lo smaltimento illecito delle scorie ha dei precedenti, anche troppi. Da quel lontano 1993, anno in cui la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dimostrò, con l'Operazione Adelphi, che 18.000 TIR da Brescia avevano trasportato nella zona di Caserta circa 300.000 tonnellate di scorie di fonderia dalla Val Trompia, fino al 1995, quando fra Chiari e Pontevico sono stati scoperti 12 chilometri di asfalto costruito su scorie non inertizzate.
In tempi più recenti, per tornare all'attualità, c'è uno stillicidio continuo di casi del genere. Pochi mesi fa, l'Econeproma, azienda di Dello, aveva scaricato su terreni permeabili della trielina, poi nel novembre scorso ci sono stati altri scarichi di sostanze tossiche a Offlaga e a Pontevico, mentre nello scorso settembre c'era stato il sequestro di inerti e altri rifiuti nella cava di Pompiano e nella cava Esseemme di Manerbio.
Così come ci sono state emissioni inquinanti oltre il consentito da parte di una acciaieria a Maclodio e, prima ancora, tonnellate di rifiuti scoperte lungo le sponde del Mella tra Azzano e Dello. Se si torna indietro nel tempo, si arriva fino a quattro anni fa, con le scorie di acciaieria ritrovate a Roncadelle, sotto e a fianco della nuova Ikea, ma anche vicino alla Fiera di Brescia.
Se all'inizio degli anni '90 queste scorie finivano sistematicamente, e scientificamente, in Campania, ora certa industria bresciana ha deciso di risparmiare anche il costo del trasporto. D'altronde, con la produzione bresciana di rifiuti speciali, oggi non basterebbero 100 tir al giorno, per spedire le scorie di fonderia al sud, e l'attenzione si è fatta molto alta, negli ultimi tempi.
Così, con buona pace di concetti come la responsabilità d'impresa e di fiumi di codici etici, il risparmio sullo smaltimento delle sostanze pericolose, e quindi l'incremento dei profitti, viene fatto avvelenando il proprio stesso territorio. Sempre con un occhio all'importanza del made in Italy, un'altro all'economia che deve ripartire, e possibilmente cogliendo ogni occasione per remare contro il Sistri, il sistema di tracciamento dei rifiuti industriali che entrerà in vigore il prossimo gennaio, e per lanciare accuse di "disinformazione", spesso pesanti e infondate, a chiunque critichi la "brava e onesta" industria del nord, o a chiunque attacchi le aziende e le loro organizzazioni di categoria.
Aziende e organizzazioni che, visto il comportamento poco etico e irresponsabile, un sistema pesante e stringente come il Sistri se lo meritano tutto, in pieno.

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