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sabato 1 gennaio 2011


Pechino snobba gli Usa e punta l´euro "E´ importante per noi, lo aiuteremo"

Continua il duello Cina-America. Washington ricorre al Wto. Pechino sarebbe pronta ad acquistare un quarto del debito di Lisbona.

Gli americani l´hanno già ribattezzata «China Klaus» ma l´ironia non inganni. L´ultimo travestimento di Pechino, quello da Santa Klaus, Babbo Natale, non piace per niente a Washington, che guarda anzi con diffidenza e preoccupazione al regalo promesso da Pechino all´Europa.

«Siamo pronti ad aiutare i paesi dell´eurozona a superare la crisi finanziaria e a rilanciare la ripresa» ha annunciato la portavoce del ministro dell´Estero Jang Ju. Una dichiarazione d´intenti arrivata a stretto giro dopo il «là» del vicepremier Wang Quishan, che aveva parlato di «azioni concrete». E che ha finito così per confermare le voci riportare dalla stampa portoghese, secondo cui Pechino sarebbe pronta ad acquistare 5 miliardi di buoni del tesoro di Lisbona: praticamente un quarto del debito che sta affondando il paese facendo riemergere le paure di crisi in Europa.
E´ solo l´inizio: sulla lista della spesa dei cinesi ci sarebbe già il tribolatissimo debito greco. E il segnale è stato subito accolto positivamente dai mercati. L´euro ha arrestato la sua discesa sul dollaro che lo stava portando pericolosamente sotto la soglia dei 1300 ed è risalito anche dal cambio storicamente più basso mai raggiunto con il franco svizzero. Ma l´aiuto promesso del Dragone è solo l´ultimo passo di una danza di avvicinamento inaugurata dal tour europeo di Wen Jabao all´inizio dell´anno. E irrobustita - suggeriscono le analisi più prudenti - dall´acquisto di azioni in euro per il valore di sette, otto miliardi di dollari al mese.

Chiaro che l´espansione del Dragone non sia vista di buon occhio da questa parte dell´Oceano. Prima di tutto perché finora Pechino ha generosamente finanziato il debito americano: con quasi mille miliardi di acquisti, la Cina è il miglior clienti dei 13mila miliardi di debito Usa. E poi perché la potenza asiatica sta evidentemente barattando il regalo di Natale con l´impegno dell´Europa a fare ancora più spazio ai suoi prodotti.

Per gli Usa è un ulteriore campanello d´allarme. Già gli americani hanno aperto da tempo il contenzioso sul deprezzamento dello yuan - anche se per la verità neppure loro sono senza peccato, vedi l´indebolimento del dollaro grazie all´acquisto dei buoni del tesoro da parte della Fed. Ma la sfida a distanza tra i due giganti si è arricchita ieri di una nuova tenzone.

Washington ha portato Pechino davanti al tribunale del Wto accusandola di concorrenza leale. E´ la seconda volta nel giro di quattro mesi che gli States si rivolgono all´organizzazione mondiale del commercio. Ma stavolta l´accusa riguarda un settore particolarmente caro a Barack Obama - e su cui il presidente ha insistito anche nel discorso prenatalizio. E cioè lo sviluppo dell´industria energetica alternativa. Un fondo speciale del governo assicurerebbe fino a 22 milioni di finanziamenti per le industrie cinesi che si lanciano nell´eolico: per gli americani si tratta di veri e propri «sussidi», vietati dal Wto, che «opererebbero come una barriera alle esportazioni Usa.

Insomma ce n´è abbastanza perché l´annunciata visita di Hu Jintao negli Usa rischi di trasformarsi in un vero show down. Il tour americano era programmato da tempo ma ieri gli Usa hanno reso nota la data esatta della visita: il 19 gennaio. Proprio alla vigilia del Discorso sulla Stato dell´unione in cui Barack Obama - ha annunciato il suoo portavoce Robert Gibbs - si concentrerà guarda caso sui piani per il taglio del deficit.

di Angelo Aquaro – fonte repubblica

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