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sabato 1 gennaio 2011
BERLINO. Frank A. non ha mai incontrato le proprie figlie, ma la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo gli ha recentemente riconosciuto alcuni diritti di genitore alla luce della sua identità di padre biologico: un concetto, quest’ultimo, da sempre un po’ trascurato dalle autorità. La sentenza sembra sancire ufficialmente un risvolto quasi inaspettato dell’evoluzione del rapporto fra uomo e donna: perché di fronte ad una figura femminile alla perenne ricerca dell’emancipazione professionale, a quanto pare, si sta sviluppando un uomo sempre più bisognoso di ribadire il proprio ruolo nel processo biologico della nascita.

Frank A. è nigeriano ed era arrivato in Germania nel 2003. Ha avuto una relazione di due anni con una donna sposata che, a quanto risulta dagli atti, ha addirittura pensato di lasciare il marito per lui. Dopo essere rimasta incinta di due gemelle, tuttavia, la futura madre ha interrotto la sua relazione con Frank e l’ha accusato di aver cercato un rapporto solamente per ottenere il permesso di soggiorno. Alla luce dei suoi sospetti, la donna ha negato a Frank ogni benché minimo contatto con le bimbe. Nel frattempo, la Germania ha rifiutato a Frank l’asilo politico, costringendo l’uomo a cercarsi un altro Paese dove vivere. Frank ha scelto di trasferirsi in Spagna, dove sopravvive ancora oggi in una situazione sociale poco chiara e senza aver mai visto le sue figlie.
Frank A. ha cercato il contatto con le figlie da subito per vie legali. Il risultato non è stato dei migliori: per la giustizia tedesca, Frank avrebbe potuto vedere le sue figlie solo se si fosse assunto “responsabilità concrete” nei loro confronti. In parole povere, Frank avrebbe dovuto partecipare al sostegno economico delle figlie. A poco sono serviti l’affetto e l’interesse mostrati per le bambine, il tribunale non ha considerato che l’unico impedimento è stato la volontà della madre: senza giustificazione e senza possibilità di appello, la Germania non ha concesso a Frank Anessun diritto.
Ma, a quanto pare, la vicenda di Frank non era destinata a finire nel dimenticatoio. L’uomo si è rivolto alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che gli ha riconosciuto l’identità di padre biologico. Ora, fulmine a ciel sereno per la donna, Frank può sperare in un contatto con le sue figlie. La madre si è risposata, il nuovo compagno è anche il padre legale delle bimbe, ma la Corte di giustizia ha deciso che ciò non può pregiudicare i rapporti di Frank A. con le proprie figlie, nonostante non le abbia mai incontrate. Secondo la Corte europea, è molto importante che le bimbe abbiano un contatto con il proprio padre, soprattutto per mantenere un contatto con le proprie origini. Bruxelles ha anche imposto alla giustizia teutonica un rimborso di cinquemila euro nei confronti di Frank per aver disatteso un suo diritto.
La polemica non ha tardato a scoppiare, poiché la questione va a toccare un nervo aperto nell’ambito del diritto della famiglia. Da secoli, il ruolo della madre è biologicamente scontato perché, tranne in casi del tutto eccezionali, corrisponde a quello fisico e, di conseguenza, a quello legale. In fin dei conti è la donna a partorire i figli. Ma la figura del padre biologico, invece, che peso ha? È giusto negare a un padre l’accesso ai propri figli se non è momentaneamente in grado di garantire loro una somma mensile e, quindi, di prendersi le proprie responsabilità? È giusto dare più importanza alle responsabilità di un padre rispetto al suo originario ruolo biologico?
Da decenni, ormai, maschio e femmina cercano la parità dei sessi e, in un certo senso, l’equilibrio delle funzioni. La donna si è andata emancipando sempre più da un punto di vista professionale, liberandosi dal ruolo biologico “scontato” di madre. Cent’anni fa l’unica alternativa per le donne erano la casa e i figli, oggigiorno ci si può decidere (più o meno) liberamente per una carriera al di fuori dell’ambiente domestico. Che questo abbia costretto l’uomo a cercarsi un nuovo ruolo, è fuor di dubbio.
E ora, all’alba del ventunesimo secolo, anche gli uomini si trovano impegnati in una loro personale emancipazione. L’obiettivo è quello di riguadagnarsi un ruolo attivo nel processo biologico della nascita, un diritto per certi versi da sempre trascurato. Il riconoscimento ottenuto da Frank a Strasburgo, forse, è il primo passo concreto in questo senso.

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