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sabato 1 gennaio 2011
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I dipendenti regionali in Sicilia costano 12 volte più che in Veneto. Da un'elaborazione dell'ufficio studi della Confartigianato emerge che, in Veneto, ciascun cittadino sborsa ogni anno 31 euro per gli stipendi del personale dell'amministrazione regionale, rispetto ai 353 della Sicilia. Di più fanno in Valle d'Aosta e Bolzano - addirittura sopra i 2000 euro - dove tuttavia, grazie ad un'ampia autonomia, pagano direttamente personale che altrove è stipendiato da Roma. Tra le Regioni a statuto ordinario, ecco che in Calabria ciascun cittadino corrisponde 62 euro, esattamente il doppio rispetto al Veneto. Nel gruppo delle Regioni virtuose - ovvero sotto la media nazionale - oltre al Veneto, ci sono Liguria, Emilia-Romagna e Toscana, guidate dalla Lombardia, sul podio con 21 euro.
Ma non finisce qui, dato che lo stipendio dei dipendenti è solo una parte del costo della politica che comprende anche il funzionamento degli organi istituzionali. Ancora una volta la Lombardia è la più virtuosa con 61 euro pro capite, seguita dalla Liguria con 78. Medaglia di bronzo invece per il Veneto che, con 86 euro, spende comunque un terzo rispetto al Lazio (247 euro), ma ancor peggio fa il Molise con 333 euro. Del resto, qui la spesa complessiva della Regione, investimenti compresi, è il 25,4% del Pil, più alta della Sicilia (24,8%). Una percentuale due volte e mezzo quella del Veneto.  Di fatto, la spesso abissale differenza dei costi di gestione, è tra le motivazioni che spingono il Sud a contrastare il federalismo. «Con l'introduzione del federalismo ci sarà una stangata per i Comuni meridionali? Il senatore Stradiotto fa bene ad usare il futuro poiché al presente dovremmo dire che sono i Comuni del Nord a essere stangati». Così l'assessore regionale al Bilancio Roberto Ciambetti commenta lo studio del senatore del Pd, secondo il quale buona parte dei Comuni del Mezzogiorno avranno un minore gettito dall'introduzione del federalismo, mentre gli enti locali del Nord registreranno dei vantaggi.  «Lo studio mette in luce - continua Ciambetti - l'incredibile anomalia italiana, per cui ci sono realtà che non riescono a uscire dallo stato di perenne emergenza nonostante i fiumi di denaro pubblico che vengono convogliati. Pensiamo a Napoli, con trasferimenti di 668 euro per abitante, contro una media di 387: evidentemente non bastano solo i soldi pubblici a risolvere le situazioni di crisi, ma se noi continuiamo a tappare la falla con provvedimenti tampone, non faremo mai il loro bene».

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