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domenica 2 gennaio 2011

E' una vera e propria dipendenza quella che incolla ai monitor migliaia di giovani ogni giorno e a qualsiasi ora, e i responsabili sarebbero i social network. E se a dirlo sono anche i medici, la si può tranquillamente chiamare malattia, anzi, per meglio dire, malattia di Facebook.
Il boom dei social network non è certo una cosa di cui rallegrarsi se si considera che, in meno di un anno, sono stati curati 150 casi di dipendenza da Facebook (al reparto specializzato inaugurato circa un anno fa al Policlinico Gemelli di Roma). 


Arrivare a casa e accendere il Pc ancora prima di togliere le scarpe, passare poi a ritardare la cena perché si sta chattando con un amico (ovviamente virtuale), fino ad arrivare a chiudersi in camera e non vedere l'ora di entrare di aggiornare la propria pagina: questi sono solo alcuni dei "sintomi".
I soggetti tendono sempre più a staccarsi dalla realtà entrando nel mondo virtuale in maniera quasiossessiva.
Come nelle più tradizionali e conosciute dipendenze, il "malato di Facebook", non sa di esserlo e non ci si stupisce del fatto che siano i genitori a chiedere aiuto ai mediciLe statistiche sono preoccupanti: i casi sono in aumentano e l'utilizzo di Facebook in Italia è sempre in crescita. Da alcune ricerche infatti è risultato che i ragazzi italiani sono tra i consumatori più assidui al mondo: gli iscritti italiani, infatti, passano in media 6 ore e 27 minuti al mese online.


fonte

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1 commenti:

Ele ha detto...

davvero assurdo ma putroppo verissimo....è sempre più imporessionante la mentalità dei ragazzi che praticamente crescono davanti allo schermo del pc.parlo da 18enne,quindi ci sono dentro e vedo tante cose, per esempio che i ragazzi esprimono gli stati d animo a cos altro nella propria bacheca.ma dico, siamo arrivati a tanto?esci di casa,parla con qualcuno, sfogati.non scrivere su facebook. porta alla luce i problemi, che così si risolvono...per non parlare di quelli che "ciao piacere...ci possiamo conoscere?" MA IN CHE MONDO VIVAMO??per chiudere......sarebbe il colmo se io quest'articolo lo pubblicassi su facebook.

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