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lunedì 6 dicembre 2010

Azzardiamo una traduzione dei cablogrammi di Wikileaks su Berlusconi e sui suoi rapporti con Putin e, soprattutto, Gheddafi: “Sappiamo che quando le cose si metteranno veramente male, scapperai in Libia. Gheddafi ti ha già preparato una mega tenda di lusso. Ti sei spianato la via di fuga, e come Craxi prima di te, non ti arrenderai a lasciarti travolgere dalla rovina”. Mittente? Tirando a sorte un nome, tra quelli a cui il sito di Assange non ha mai torto un capello: la CIA.

In fin dei conti, si capirebbero fialmente i motivi di un tale legame, e soprattutto degli investimenti miliardari in un paese che non è mai stato particolarmente benevolo verso l’occidente e in particolare verso l’Italia. E si spiegherebbero anche le voci sulla presenza dei servizi segreti libici a Santa Lucia per scovare i nomi dietro un immobile di Montecarlo, mentre in patria si sta raschiando il fondo del barile per trovare risorse inesistenti.

Per Berlusconi, l’avvertimento potrebbe suonare particolarmente sinistro, proprio nel momento in cui la necessità di una fuga si fa sempre più prossima: le rivolte studentesche non annunciano mai nulla di buono per i governanti e a marzo, quando la cassa integrazione finirà, non saranno solo gli studenti a scendere in piazza. L’Italia è una prossima candidata al collasso sulla scia di Irlanda e Grecia e non si può dire che il governo abbia fatto granché per alleviare la situazione, pur non essendone interamente responsabile.

La catastrofe generale significa, per Berlusconi, la propria catastrofe particolare. E quando infine il parlamento avrà maturato la pensione per i suoi occupanti (proprio come accadde con l’ultimo governo Prodi) e aprirà la crisi, sarà molto difficile avere un’altra possibilità. Al momento di votare, i cittadini non sono quasi mai ben disposti verso chi ha appena governato, sopratto in tempi grami, e sono ormai molti gli alleati ad avergli voltato le spalle. E nel momento in cui non avrà più alcun privilegio istituzionale, vogliamo credere forse che si abbandonerà nelle mani dell magistratura?

Ecco, qualcuno, mettiamo la CIA, lo sa – e non solo: fa sapere che lo sa. Un “t’abbiamo sgamato” sopraffino.

Che Julian Assange sia ormai un burattino, ho pochissimi dubbi: nominalmente braccato dalle autorità occidentali, invece di darsi alla macchia come un qualunque Bin Laden, scorrazza liberamente per l’Europa e sfugge a un mandato di cattura internazionale per un banale errore di trascrizione. Come se fosse facile nei paesi occidentali prendere aerei e soggiornare senza essere immediatamente identificati. Figuriamoci se poi si tengono anche conferenze pubbliche.

E intanto tutti ci illudiamo che siano semplici comunicazioni trafugate e finalmente possiamo credere alla favola di un Grande Fratello inverso, un occhio onnipresente non spia il cittadino, bensì i potenti. Ma leggendo meglio il fenomeno e, soprattutto, i contenuti di ciò che viene divulgato è sempre più chiaro che il cittadino è sempre e solo testimone collaterale di una guerra tra titani.

No, i file che Wikileaks sovraespone sono solo in apparenza senza filtro. Chi tiene veramente la regia vuol far sapere che sa e che ha sempre saputo. E in fondo, anche i soggetti interessati, come il nostro Presidente del Consiglio, lo sapevano forse da sempre: ciò che cambia è il silenzio che si è rotto. Un po’ come essere messi di fronte a uno specchio, in cui sappiamo che anche altri occhi puntano: come si potrà tornare alle solite ‘abitudini’ con la spensieratezza di prima?

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