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sabato 11 dicembre 2010

Ad inizio 2008 gli italiani hanno visto sparire l'ipotizzato tesoretto, frutto della lotta all'evasione e dell'aumento degli incassi dello Stato, messo assieme dall'ex Ministro dell'Economia Padoa Schioppa. Lo stesso Padoa Schioppa e poi l'attuale Ministro Tremonti hanno detto e ribadito che il tesoretto non esisteva. Si trattava di circa 10 miliardi di euro ovvero di un terzo di una Finanziaria, che in grande parte doveva aiutare l'Italia a coprire una piccola parte del debito pubblico. Non si sa se sia mai esistito, né si sa (qualora sia esistito) chi se l'è divorato.


Da oltre un anno, però, è emersa una nuova possibilità di alleggerire un po' il debito pubblico italiano e di consentire di dare una bella boccata d'ossigeno alle imprese e alle famiglie: stiamo parlando dello scandalo delle slot machines irregolari che sembra coinvolgere 10 tra le più importanti concessionarie del Paese. La Guardia di Finanza e i Procuratori deputati alle indagini ha stimato che complessivamente queste aziende concessionarie hanno evaso al Fisco in virtù di un contratto stipulato con i Monopoli di Stato, per addirittura 98 miliardi di euro. Una cifra mostruosa.
Come ha funzionato, per circa due anni e mezzo, in poche parole il meccanismo? Le concessionarie dovevano per contratto collegarsi via modem da una parte alle macchinette spilla denaro posizionate in bar, pub e altri locali pubblici (da quanto emerso pare che i gestori fossero all'oscuro dell'imbroglio in quanto loro avevano effettivamente collegato le macchinette acquistate alla concessionaria di turno) e dall'altra ai Monopoli di Stato. In questo modo questi ultimi sapevano il numero e il valore delle puntate dei giocatori in modo da calcolare le tasse che le concessionarie avrebbero dovuto pagare a tempo debito.
Sembra inoltre che, stando alle dichiarazioni dei responsabili delle concessionarie, per motivi tecnici il collegamento via modem non fosse r
vigentta, slot machines, divertente
La vignetta by Mittelcom
iuscito in molti casi, ma che ciò nonostante il numero di macchinette fuori norma fosse aumentate esponenzialmente.
Queste sono le premesse che hanno portato Guardia di Finanza e Procura a gonfiare fino a 98 miliardi di euro il debito complessivo, per tasse e sanzioni, delle concessionarie.
A parte queste ultime, tutti felici e d'accordo, penserà il cittadino medio. E invece no! A partire dall'allora Ministro del centrosinistra Visco (che si è rifiutato di parlare con i giornalisti del Secolo XIX che stavano seguendo la vicenda perché “non mi siete simpatici”) c'è stato un continuo rimpallo di responsabilità, un continuo procrastinare la resa dei conti e un continuo tentativo, messo in atto trasversalmente dai politici, di avvicinarsi ad un clamoroso colpo di spugna.
Se lo Stato, che da questa situazione ha solo da guadagnarci, mette i bastoni tra le ruote alla riscossione di questo denaro, altrimenti così utile in un periodo di crisi e di tagli come quello attuale, farsi qualche domanda è più che doveroso.
Pochi giorni fa, la Corte dei Conti, facendo slittare ulteriormente i tempi per la sentenza, ha rimandato la “decisione su chi deve decidere” - accogliendo una delle richieste dei difensori – alla Corte di Cassazione. Non c'è dubbio alcuno che saranno sperperati altri mesi, probabilmente anni, prima di arrivare a una decisione.
Ecco la lista delle sanzioni secondo le richieste della Procura: il record è stato toccato da Atlantis con 31 miliardi. A proposito, a dimostrazione della trasversalità della questione (inizialmente insabbiata dal centrosinistrail legale rappresentante della Atlantis (che gestisce circa il 25% del business su tutto il territorio nazionale) è Amedeo Laboccetta, uomo di punta di Alleanza Nazionale a Napoli e lo scorso aprile, visti i grandi meriti conquistati sul campo per aver impunemente sottratto al Fisco 31 miliardi di euro, è stato eletto nelle famose liste bloccate del Pdl. Al Secolo XIX così ha pilatescamente dichiarato: «Non sono più in Atlantis. Il giorno dopo l’elezione ho abbandonato tutte le cariche. Mi dedicherò solo alla politica. È una scelta di vita». Andare a caccia dei responsabili della truffa, insomma, sarà sempre più impossibile man mano che passa il tempo.
Ed ecco le sanzioni calcolate per le altre concessionarie: Cogetech (9,4 miliardi), Snai (8,1 miliardi), Lottomatica (7,7 miliardi), Cirsa (7 miliardi di euro), Hbg (7 miliardi), Codere (6,8 miliardi), Sisal (4,5 miliardi), Gmatica (3,1 miliardi) e Gamenet (2,9 miliardi).
Ci sarebbero soldi per mettere in sicurezza tutte le scuole d'Italia, per dare credito a piccole e medie imprese in difficoltà e a quelle nascenti, magari fondate sui giovani, per aiutare a sbarcare il lunario decine di migliaia di famiglie numerose e/o bisognose, per fare investimenti sulla vera ricerca d'eccellenza e per abbattere un po' dello sproporzionato debito pubblico del Paese. E invece,no. I sacrifici sono sempre chiesti ai cittadini onesti, mentre i furbi la fanno sempre franca. Sarà così anche stavolta.


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